«Vogliamo infine favorire tutte le buone e lodevoli iniziative che possano tutelare e incrementare la pace in questo mondo turbato: chiamando alla collaborazione tutti i giusti, i buoni, gli onesti, i retti di cuore, affinché possano arginare, all’interno delle nazioni, la violenza cieca che solo distrugge e semina rovine e lutti, e, nella vita internazionale, possano condurre gli uomini alla mutua comprensione, alla comunanza degli sforzi che favoriscano il progresso sociale, debellino la fame del corpo e l’ignoranza dello spirito, e promuovano il progresso dei popoli meno abbienti, ma ricchi di energie e di volontà». È questo l’ultimo dei sei «vogliamo» del messaggio Urbi et Orbi pronunciato da Giovanni Paolo I-Albino Luciani (1912-1978) l’indomani della sua elezione, il 27 agosto 1978, nel quale il Pontefice esponeva il suo programma di pontificato. «Un volumus che induce a riflettere su come quelle prerogative di interesse storico siano tuttora estremamente attuali e sia di stringente attualità il suo messaggio», afferma il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, Presidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I. «Pur ribadendo che il Papa e la Santa Sede non possiedono “soluzioni miracolistiche per i grandi problemi mondiali”, come Giovanni Paolo I disse nel corso dell’Udienza ai membri delle Delegazioni ufficiali presenti alla celebrazione per l’inizio del pontificato – continua il cardinale Parolin – il sostegno alla costruzione di una pace possibile, imprescindibile dalla propria
missione, è stato il filo conduttore dei trentaquattro giorni del suo pontificato». Nel corso del mese di pontificato di Giovanni Paolo I l’attività di promozione della pace si era concretizzata in due circostanze: la prima nella controversia tra Cile e Argentina sorta in merito alla sovranità sulle isole nel canale di Beagle, scontro che fu evitato grazie alla mediazione della Santa Sede. La seconda nell’appoggio ai colloqui di pace che dal 5 al 17 settembre impegnarono a Camp David il presidente americano Jimmy Carter, il presidente egiziano Anwar al-Sadat e il premier israeliano Menachem Begin. Giovanni Paolo I svolse un ruolo di forte impatto simbolico e diplomatico proprio in quelle settimane di settembre che videro in fieri l’esito positivo degli Accordi di pace di Camp David, mediati dal Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter. Il Convegno internazionale di studi – promosso dalla Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Comitato di Scienze Storiche – si svolgerà presso l’Aula magna della Pontificia Università Gregoriana martedì 13 ottobre 2026 dalle ore 9.30 alle 18.30.
La prima sessione presieduta dal Prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano, Rocco Ronzani, OSA, apre con l’intervento dello storico Roberto Morozzo della Rocca che inquadra l’evoluzione della dottrina sulla guerra e sulla pace da parte delle Chiese: Le Chiese cristiane e l’evoluzione della dottrina sulla guerra e sulla pace (1945-1978). A seguire Roberto Regoli, professore ordinario di Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, si focalizzerà su L’azione della diplomazia della Santa Sede. La sessione si concluderà con il contributo di Giovanni Vian, professore ordinario di Storia del cristianesimo e delle Chiese all’ Università Ca’ Foscari di Venezia, che entra nel merito della Giustizia e pace nel magistero di Giovanni Paolo I. La seconda sessione, presieduta dal Segretario del Pontificio Comitato di Scienze
Storiche Pierantonio Piatti, affronta invece i contesti storici che hanno visto svolgere l’azione in favore della pace da Giovanni Paolo I nel corso del suo breve pontificato. Il primo intervento è di Mario Del Pero, professore di Storia Internazionale presso il Centre d’Histoire de Sciences Po, Parigi. Le sue ricerche si sono concentrate sulla storia della politica estera degli Stati Uniti, le relazioni transatlantiche e la storia della Guerra Fredda. Il suo contributo si concentra sugli accordi di Camp David del settembre del 1978 che rappresentarono un passaggio cruciale nella storia del Medio Oriente e della politica statunitense nella regione: Gli Stati Uniti e la ricerca di un’elusiva pace in Medio Oriente. Jimmy Carter e gli accordi di Camp David. A seguire l’intervento di Gennaro Gervasio, professore di Storia e istituzioni dell’Africa all’Università degli Studi Roma Tre, mira a illuminare i motivi che spinsero Anwar al-Sadat a incamminarsi sul percorso della “pace separata” egitto-israeliana, a partire dalla “vittoria” nella guerra di Ottobre 1973: Anwar al-Sadat dalla shock diplomacy alla pace separata. Conclude la sessione l’intervento di Massimo De Giuseppe, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università IULM di Milano analizzando il contesto storico dell’intervento diplomatico della Santa Sede per la risoluzione delle crisi diplomatiche tra Buenos Aires e Santiago del Chile e la sovranità di alcune isole del canale di Beagle: Il Conflitto di Beagle. Tra dittature, trasformazioni, crisi e diritti umani. L’America latina nel 1978. Il terzo tempo del Convegno presieduto da Mauro Mantovani, SDB, Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, si apre nel dialogo con la storica Anna Foa, nota per i suoi studi specifici sulla storia dell’ebraismo e con Yassine Lafram, guida
dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia. Il dialogo dal titolo: La guerra degli zeloti. Estremismo religioso e potere globale riprende il tema della pace e della guerra dal punto di vista interreligioso e delle derive estremiste, considerato che il 10 settembre 1978 Giovanni Paolo I aveva parlato distesamente del summit in corso a Camp David per la soluzione del conflitto arabo-israeliano, dedicando, per la sua riuscita, l’Angelus domenicale nel quale aveva evidenziato come i tre leader di fede cristiana, ebraica e musulmana avessero espressamente richiesto ai popoli di pregare con loro «affinché pace e giustizia escano da queste deliberazioni». Il dialogo è moderato da Stefania Falasca, Vicepresidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I e da Nicole Winfield, corrispondente dell’Associated Press. A seguire riprenderanno gli interventi dell’ecclesiologo Dario Vitali della Pontificia Università Gregoriana su Il Vaticano II e il nuovo paradigma della pace; di Emília Hrabovec, professoressa ordinaria di Storia al Comenius University Bratislava e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, esperta in storia delle relazioni tra la Santa Sede e i Paesi dell’Est, con un intervento su Albino Luciani-Giovanni Paolo I, il comunismo e la Chiesa Cattolica dietro la cortina di ferro. A chiudere la sessione l’intervento di Mauro Velati centrato su Giovanni Paolo I e la dimensione internazionale. La sessione conclusiva del Convegno internazionale di studi vedrà infine impegnato il Presidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I, il cardinale Pietro Parolin, a colloquio con gli studenti di diverse università del gruppo interparlamentare “Giovani Universitari in Parlamento (Gup)” sul tema della pace. L’Associazione, nata per dare voce alle nuove generazioni nei luoghi in cui si formano le decisioni pubbliche, trasforma l!interesse accademico in partecipazione attiva attraverso attività di approfondimento, dialoghi con rappresentanti istituzionali e percorsi di riflessione sui grandi temi contemporanei in cui la formazione universitaria si integra con la comprensione delle istituzioni e delle relazioni tra i popoli. A moderare l’incontro Flavia Tudini dell’Università degli Studi di Roma Tre e Vincenzo Varagona, Presidente Unione Cattolica della Stampa Italiana (UCSI). Al termine, per i crediti formativi dei giornalisti, il saluto dell’Associazione “Articolo 21 Liberi di…”. dal punto di vista interreligioso e delle derive estremiste, considerato che il 10 settembre 1978 Giovanni Paolo I aveva parlato distesamente del summit in corso a Camp David per la soluzione del conflitto arabo-israeliano, dedicando, per la sua riuscita, l’Angelus domenicale nel quale aveva evidenziato come i tre leader di fede cristiana, ebraica e musulmana avessero espressamente richiesto ai popoli di pregare con loro «affinché pace e giustizia escano da queste deliberazioni». Il dialogo è moderato da Stefania Falasca, Vicepresidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I e da Nicole Winfield, corrispondente dell’Associated Press. A seguire riprenderanno gli interventi dell’ecclesiologo Dario Vitali della Pontificia
Università Gregoriana su Il Vaticano II e il nuovo paradigma della pace; di Emília Hrabovec, professoressa ordinaria di Storia al Comenius University Bratislava e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, esperta in storia delle relazioni tra la Santa Sede e i Paesi dell’Est, con un intervento su Albino Luciani-Giovanni Paolo I, il comunismo e la Chiesa Cattolica dietro la cortina di ferro. A chiudere la sessione l’intervento di Mauro Velati centrato su Giovanni Paolo I e la dimensione internazionale. La sessione conclusiva del Convegno internazionale di studi vedrà infine impegnato il Presidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I, il cardinale Pietro Parolin, a
colloquio con gli studenti di diverse università del gruppo interparlamentare “Giovani Universitari in Parlamento (Gup)” sul tema della pace. L’Associazione, nata per dare voce alle nuove generazioni nei luoghi in cui si formano le decisioni pubbliche, trasforma l!interesse accademico in partecipazione attiva attraverso attività di approfondimento, dialoghi con rappresentanti istituzionali e percorsi di riflessione sui grandi temi contemporanei in cui la formazione universitaria si integra con la comprensione delle istituzioni e delle relazioni tra i popoli. A moderare l’incontro Flavia Tudini dell’Università degli Studi di Roma Tre e Vincenzo Varagona, Presidente Unione Cattolica della
Stampa Italiana (UCSI). Al termine, per i crediti formativi dei giornalisti, il saluto del Presidente dell’Associazione “Articolo 21 Liberi di…”, Paolo Borrometi.
(Foto da Vatican News)
