Emfa, la grande incompiuta

Le altre ombre del “Sistema Sorrento”, il caso Di Maio

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Se l’è cavata con la confisca di ‘soli’ 6500 euro, rispetto ad accuse relative a più di 100.000 euro di tangenti in concorso con Massimo Coppola. E da un controllo sul sito dell’ordine, Francesco Di Maio, che fu il portaborse dell’ex sindaco del ‘Sistema Sorrento’, risulta ancora iscritto all’albo dei giornalisti, senza sospensioni o annotazioni. Nonostante l’Odg della Campania l’avesse immediatamente sospeso, come da prassi, subito dopo l’arresto in flagranza, sedici mesi fa.

Nel frattempo, nel giugno scorso, il pubblicista 55enne è stato condannato in primo grado a 4 anni e due mesi con il rito abbreviato per la sua “stabile attività di collegamento” tra chi pagava le tangenti sulla refezione scolastica e sull’asilo nido, il dominus della cooperativa Prisma Michele De Angelis, l’ex sindaco Coppola che le pretendeva e le intascava, e la struttura amministrativa comunale.

“Di Maio organizzava incontri tra De Angelis e Coppola e, successivamente, tra l’imprenditore e la dirigente comunale Maria Grazia Caiazzo, mantenendo con quest’ultima frequenti contatti anche in relazione a questioni concernenti Prisma”, e il suo ruolo “non si esauriva nella materiale ricezione e consegna del denaro, ma comprendeva una stabile attività di collegamento tra l’imprenditore, il sindaco e la struttura amministrativa comunale”. Lo scrive il giudice di Torre Annunziata Luisa Crasta in 33 pagine di motivazioni. Va sottolineato che Di Maio ha confessato e ha collaborato con la Procura durante le indagini.

Il giudice, che è andato persino oltre la richiesta di condanna a 4 anni del pm Giuliano Schioppi, però distrugge la tesi difensiva secondo cui il giornalista fu un semplice intermediario, un esecutore inconsapevole di ordini decisi altrove. Ma era “consapevole” del “contributo prestato al meccanismo illecito”, si legge in uno dei passaggi, attinto dalle stesse dichiarazioni dell’imputato in un verbale investigativo del luglio 2025. Fu Di Maio, ricorda la dottoressa Crasta, ad assumere “l’iniziativa di avere prospettato a De Angelis il pagamento di tangenti quale modalità attraverso la quale recuperare il rapporto con Coppola e di avere poi favorito l’incontro tra i due”.

Il pubblicista Di Maio fu assunto quando era il direttore di fatto del settimanale ‘Agorà’, che infatti ha chiuso le pubblicazioni dopo il suo arresto. E la clausola di ‘buona stampa’ in favore di Coppola era tra quelle non scritte nel contratto con cui entrò a far parte dello staff del primo cittadino, stipendiato quindi con fondi pubblici.

Lo confermano entrambi, in verbali che furono pubblicati sul sito del Fatto quotidiano. Da un controllo sul sito ufficiale dell’Odg, il nome di Di Maio compare senza annotazioni di sospensione o altro. Al momento della sentenza di condanna era ai domiciliari. Dove il giornalista si trova tuttora. Fu arrestato e messo in carcere insieme a Coppola in flagranza di reato mentre tratteneva il 25% di una tangente di 6000 euro di De Angelis. Era la notte del 20 maggio 2025, era l’alba delle indagini sul ‘Sistema Sorrento’.

Di Maio – difeso dagli avvocati Stefano Montone ed Alessandro Orsi – dovrà restituire ‘soltanto’ 6500 euro, perché il giudice gli ha creduto nella parte in cui ha confessato che quella, e solo quella, è la cifra che ha ricavato dal monte tangenti. Non è convinto che Coppola dica il vero quando afferma che il suo staffista si tratteneva il 30% delle mazzette di De Angelis. “Prendevo il 10%”, dice il giornalista. E nelle motivazioni si legge “che lo stesso Coppola ha tuttavia dichiarato di non essere in grado di quantificare l’ammontare complessivo delle somme ricevute”.


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