Giornalismo sotto attacco in Italia

Un festival sui diritti umani nell’epoca dei tirannosauri

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Nel 2019 è stato scoperto un fossile di dinosauro carnivoro in Uzbekistan più grande e dalla mandibola più forte rispetto ai tirannosauri che vivevano nell’America del Nord. Niente di nuovo, dirà qualcuno. In effetti viviamo pienamente dentro l’epoca dell’imposizione invece che del confronto, del doppio standard invece che della giustizia, della forza bruta invece che del diritto.

Da questa riflessione è nato il titolo del prossimo Festival dei Diritti Umani: chi comanda? Nelle relazioni internazionali come nella quotidianità sul metrò. Lo si vede nei manganelli sui giovani manifestanti come nella scia di sangue dei femminicidi. E’ palese nella gestione dei beni (non più) pubblici e perfino nei fondi del Ministero della Cultura per i film e gli archivi storici.

Forse sono utili due parole su come ci organizziamo: nel corso dell’anno scolastico chiediamo alle scolaresche di produrre podcast sui temi e con il linguaggio che sentono propri. E quest’anno è emersa con forza una parola: sicurezza. Scontato? Anche loro bombardati dalla parola d’ordine del governo? No, i/le ragazzi/e vogliono dire la loro su cosa significa girare la sera da soli, chi sono i bulli, come si possono contrastare le violenze e come aiutare chi le commette. E allora al nostro Festival ci sarà il cappellano del Carcere Minorile Beccaria don Burgio, l’avvocata Debora Piazza che non si è arresa alla ricostruzione di comodo della polizia per l’omicidio di Rogoredo; Paolo Giulini con il suo progetto studiato in tutto il mondo sui sex-offender in carcere.

Chi comanda? è la domanda che vale anche per l’economia: il sovranismo straccione, lo smantellamento del welfare, il riarmo stanno lasciando sempre più potere ai grandi fondi. Ne parliamo con lo studioso che da tempo li osserva: Alessandro Volpi.

Se la guerra è il nostro sottofondo quotidiano, occorre guardare più in là. Per esempio le prossime elezioni che potrebbero cambiare assetti nazionali e internazionali: abbiamo chiesto a giornalisti che si occupano di Usa, Germania, Israele e di algoritmi di darci una loro piantina per orientarci. (Il corso di formazione del 16 aprile è realizzato insieme ad Articolo21 e dà diritto a 3 crediti – iscrizioni su formazionegiornalisti.it).

C’è spazio infine per i linguaggi del giornalismo: ci sarà Matteo Pucciarelli per spiegare, ad esempio, cosa significa applicare una definizione ambigua di antisemitismo per la nostra libertà d’espressione. O ancora altri colleghi e colleghe ci spiegheranno come il nostro linguaggio può contrastare le discriminazioni, in particolare nello sport. (Questo corso di formazione l’abbiamo organizzato insieme a Carta di Roma, si terrà il 14 aprile e dà diritto a 5 crediti – iscrizioni su formazionegiornalisti.it).

Le guerre, dicevamo, sono il nostro rumore di fondo costante. Guai ad abituarsi. Nel nostro piccolo proviamo a evitarlo con una modalità semplice, alla portata di tutti: cantando. Sì, unendosi in coro, che è la forma artistica più solidale e democratica. Il 16 aprile chiuderemo il Festival dei Diritti Umani canteremo insieme il nostro NO alle guerre, insieme al Coro Amici della Nave.

Il Festival dei Diritti Umani si terrà dal 14 al 16 aprile, al Parco Center di Milano, in via Binda 30. Quest’anno siamo molto orgogliosi di dire che è co-organizzato insieme alla Fondazione Gariwo, con la collaborazione di Libera e di Valori, la rivista online di Fondazione Finanza Etica, con il Patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti e di Amnesty International.

info fondazionedirittiumani.org o gariwo.net


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