Giornalismo sotto attacco in Italia

Beirut in macerie, l’Europa in silenzio

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Si scava tra le macerie a Beirut alla ricerca dei corpi delle persone che abitavano i palazzi polverizzati dalla furia di Israele. 10 minuti di fuoco dal cielo sono stati sufficienti per uccidere almeno 250 civili che abitavano in quartieri centrali della capitale libanese, non lontano dal lungomare.

Fa impressione guardare quegli edifici sbriciolati con i segni di chi ci viveva, non erano tutti Hezbollah gli inquilini di quelle case. Ci sono le bambole delle bambine, le fotografie delle famiglie, abiti che sventolano da balconi pericolanti, mobili in bilico, come sono in bilico tutte le vite di chi si trova ad avere a che fare con la rabbia assassina di Israele.

Cerco di riconoscere angoli di Beirut dove ho lavorato e abitato e provo uno strazio profondo pensando alla tragedia e alla resilienza dei libanesi. È una giornata di lutto, ma domani non sarà meglio perché Netanyahu e i suoi ministri messianici hanno intenzione di trasformare il Libano in un loro protettorato annettendo un pezzo di territorio al sud dove i villaggi sono stati già sbriciolati nelle scorse settimane. Una palese violazione del diritto internazionale, un crimine di guerra consentito a Israele.

Non sarà così che lo stato ebraico costruirà la sua sicurezza, non sarà ammazzando tutti quelli che ritiene suoi nemici e che abitano territori che vuole annettersi che potrà vivere in pace. Dovrebbero capirlo gli israeliani, ma paiono accecati dall’odio che il loro leader con i suoi ministri integralisti sta seminando a mani basse nel mondo.

La reputazione di Israele è già stata distrutta da tempo, ma forse c’è ancora la possibilità di fermare Netanyahu. Lo dovrebbe fare l’Europa, lo dovrebbe fare il nostro governo che non ha neanche il coraggio di nominare sanzioni a Israele e reagisce convocando l’ambasciatore israeliano solo se i soldati italiani della forza Unifil vengono attaccati.

Non si può reagire solo se vengono colpiti interessi italiani, è un problema di giustizia internazionale, di rispetto del diritto. Israele sta ammazzando civili, violando la sovranità territoriale del Libano. Perché la presidente Meloni ha paura a chiamare le cose con il loro nome? Perché l’Italia ha abbandonato il suo ruolo di ponte con il Medio Oriente che comprende anche l’Iran e non solo le monarchie del golfo, a favore di un immaginario ponte con Trump che non ha bisogno di ponti?

Intanto lo stretto di Hormuz rimane chiuso e la tregua di due settimane, ottenuta con la mediazione del Pakistan su sollecitazione della Cina, appare sempre più a rischio. Domani iniziano delle trattative a Islamabad, ma pare più un modo per prendere tempo, mentre le armi non si sono mai fermate.


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