Nelle scorse ore il mondo è rimasto immobile, di nuovo col fiato sospeso in attesa che stavolta si scatenasse davvero l’apocalisse in Iran. Ma la follia dei proclami che assicuravano “la fine di una civiltà”, nascondeva la solita verità: lo stile di Trump. Che non è mai un’accorta strategia politica (non ne ha le competenze), ma il marketing di un’ opaco palazzinaro: minacciare catastrofi e alzare il tiro al massimo per poi spacciare il buon senso dell’avversario come una vittoria personale, una prova del proprio successo. Il triumpismo è questo: personalismo, autoritarismo, populismo, disprezzo per le regole e le istituzioni e ogni forma di altruità, e retorica nazionalista. Tutti elementi che applicati agli USA, che restano uno dei paesi più potenti al mondo, per forza militare ed economica, vogliono dire creare una minaccia esistenziale per tutto ciò che quello stesso paese ha creduto fino ad oggi di incarnare: i valori dell’Occidente, la più alta forma di democrazia.
E allora come difenderci? Cosa è davvero oggi l’America, dov’è finita e come sta reagendo quel paese eterogeneo e complicato, quello che nel nostro immaginario ha creduto nel “sogno americano” e ci ha cresciuto milioni di persone? Come siamo passati dal fascino della vecchia Hollywood ai deliri sull’Anticristo dei tecnocrati della Silicon Valley, dai personaggi Disney ai mostri tutti uguali generati con l’AI, da Forrest Gump alle Kardashian e l’unico chirurgo estetico di Mar-a-Lago, dai diritti civili e Martin Luther King a JD Vance, dai Blues Brothers “in missione per conto di Dio” a Greg Bovino col cappotto nazista, dal Grande Gatsby e la lucina verde sulla baia, alle foto taroccate di Trump vestito da re su Truth, il social su cui lancia proclami e diffonde fake news?
“America go away!” (pp. 124, Compagnia editoriale Aliberti) mette in fila fatti, nomi e accadimenti dell’ultimo anno di amministrazione Trump, senza dimenticare i forti legami con Giorgia Meloni e il nostro paese, i tentativi di fungere da guida all’Internazionale sovranista europea, che punta a svuotare le istituzioni democratiche, è razzista ed islamofoba. Dal 1945 in poi, gli Stati Uniti sono stati il punto di riferimento politico ed economico della vecchia Europa – l’Europa “con le sue lucine e i taxi neri”, come cantava Giorgio Gaber – oltre che il motore di un mondo, quello Occidentale, costruito su certezze, assetti, identità. Un’ Europa che mai si è “emancipata” da questa visione. Il presidente Donald Trump, noncurante della storia e persino delle più basilari convenzioni istituzionali, ha sovvertito le regole democratiche, cancellato diritti individuali e smantellato strutture di potere consolidate con la pretesa di garantire la supremazia di un Paese, gli USA, ma che lui stesso sta progressivamente distruggendo. Non era mai successo prima. Gaffe maldestre, violenza verbale, richieste fuori da ogni logica, sbalzi d’umore improvvisi, colpi di teatro, guerre decise in una notte, non sono una parodia hollywoodiana dell’uomo più potente del pianeta, ma cronaca dura, una narrazione settimanale che tiene il mondo, come ieri sera, col fiato sospeso. Dalla brutalità dell’ICE agli attacchi al Venezuela e all’Iran, da Epstein a Gaza; dalle alleanze con l’autoritarismo interno e globale al movimento MAGA, questo libro prova a spiegare cosa è successo finora, per aiutarci a sopravvivere alla fine del “sogno americano” e, soprattutto, a immaginare come salvare la vecchia Europa da populismo, turbo-capitalismo, tecno-miliardari, guerra ai poveri e dall’attacco ai diritti e alle libertà di tutte e tutti.
