In queste settimane il Medio Oriente è attraversato da una nuova escalation militare. Un conflitto che si allarga e si intreccia con altri fronti, dentro quella geografia della violenza che Papa Francesco ha definito più volte “una terza guerra mondiale a pezzi”. In queste guerre disseminate, che sembrano accendersi in luoghi diversi, anche il paesaggio cambia natura. I segni della guerra rimangono nei campi, nei villaggi, negli spazi dove la vita continua a scorrere. A volte assumono la forma concreta di una carcassa, di un oggetto metallico progettato per attraversare il cielo e portare distruzione e che invece si ritrova immobile nella terra, sottratto per un attimo alla funzione per cui era stato costruito. È dentro questo scarto che si apre una scena difficile da dimenticare. Un bambino si avvicina a quel missile, lo osserva, lo tocca, prova a salirci sopra come farebbe con un tronco caduto, con un muretto, con qualsiasi cosa nel paesaggio offra un appiglio verso l’alto. Non c’è retorica in quel gesto, né la consapevolezza della minaccia che quell’acciaio continua a custodire. C’è piuttosto quella forma elementare di curiosità che appartiene all’infanzia e che davanti al mondo cerca sempre una possibilità di gioco, di scoperta, di movimento. Ed è proprio questo contrasto a restare impresso: un oggetto concepito per la morte che diventa gioco. La distruzione, che pretende di imporsi come linguaggio assoluto, si ritrova improvvisamente attraversata da una vitalità che la disarma. Forse è qui che l’immagine trova la sua forza più profonda. Non nell’orrore, che pure resta intatto, ma nella presenza ostinata di una vita che continua a cercare il mondo anche quando il mondo si presenta sotto forma di rovina. È una scena disarmante e insieme poetica, perché ricorda che perfino sui resti della guerra può riaffiorare qualcosa che non appartiene alla sua grammatica: la semplice, irriducibile energia dell’esistenza.
La vita è un fiore che resiste.
(L’illustrazione nasce da una fotografia diffusa da Associated Press e realizzata dal fotografo Baderkhan Ahmad, relativa ai resti di un missile iraniano caduto in un campo nella Siria nord-orientale)
