Giornalismo sotto attacco in Italia

Referendum. La vendetta della casta

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Inizialmente ce l’hanno venduta come una questione squisitamente tecnica: la separazione delle carriere. Una palese bugia visto che la riforma Cartabia l’aveva, di fatto, già prevista. Il problema attualmente riguarda una quarantina di magistrati che possono cambiare ruolo una sola volta nella loro carriera. E loro hanno indetto un referendum che costerà decine di milioni di euro alle casse dello Stato, e quindi a noi, a sostegno del quale hanno tirato fuori i casi Garlasco, Tortora, la famiglia nel bosco che, con la separazione delle carriere non c’entrano proprio nulla.Adesso, dopo le esternazioni di Nordio, che ha confermato l’inutilità della riforma sull’efficienza della giustizia, del suo capo di gabinetto Bartolozzi che ha paragonato i magistrati ad un plotone di esecuzione, della deputata Matone la quale ha detto che certi progetti sulla magistratura li pensano loro tutti, ma non si possono esternare, del vicepremier Tajani che vorrebbe sottrarre il coordinamento delle forze di polizia al PM, della sen. Buongiorno che ha definito “ignorante” chi ritiene che questa riforma migliori la magistratura, il piano è chiaro: bisogna depotenziare la magistratura e sottoporla al potere dell’esecutivo. Non si tratta quindi di votare un semplice passaggio sull’ordinamento giudiziario, ma si tratta di scardinare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.La riforma, sarà inutilmente costosa e non inciderà sull’efficienza della macchina giudiziaria, sulla lentezza dei processi, o sugli errori dei togati. Se avessero voluto veramente efficientare la giustizia questi costi aggiuntivi avrebbero potuto impiegarli per assunzioni di nuovi giudici e cancellieri, ma forse le lungaggini giovano a qualcuno perché spesso favoriscono le prescrizioni.

E poiché la norma è stata scritta in fretta e furia, in barba alle regole democratiche, sottraendola al dibattito parlamentare, è stata scritta anche male. Perfino le sanzioni, che avrebbe dovuto comminare la neonata Alta Corte non potranno esserlo a causa di una paradossale dimenticanza: l’art. 107 della Costituzione prevede già come organo deputato a questo compito il CSM e non è stato opportunamente modificato. L’Alta Corte non potrà perciò sanzionare, sospendere o trasferire i magistrati, ma solo ammonirli, censurarli o bloccare il loro avanzamento di carriera.

Ora che il piano governativo è più che chiaro, la premier è scesa personalmente in campo dichiarando spudoratamente, sapendo di mentire, che in caso di vittoria del no ci saranno in giro più spacciatori, stupratori e pedofili ed i bambini con diverso stile di vita rischieranno di essere sottratti alle famiglie (dimenticando che i magistrati applicano le leggi, che in questo caso specifico art. 570 ter codice penale o “decreto Caivano” sono state volute e propagandate dalla stessa Meloni); adesso che si è giunti al paradosso in cui il Presidente del Senato arriva ad invitare a Palazzo Madama la “sfortunata” famiglia del bosco;
dopo che il governo Meloni ha depenalizzato il falso in bilancio, cancellato l’abuso d’ufficio, limitato le intercettazioni a 45 giorni, ridimensionato il potere della Corte dei Conti;
è chiaro che è in atto un tentativo estremo di indebolire l’autonomia della magistratura, così da avere le mani libere e di sottrarsi al suo controllo come previsto dalla nostra Carta Costituzionale.
Perciò, desidero dire ai miei amici che, in buona fede, hanno intenzione di votare sì a questo referendum, che cambierebbe in sette articoli la nostra cara Costituzione  nata dopo il fascismo contro eventuali future derive autoritarie, perché ce l’hanno con i magistrati (che scontano la colpa la colpa di non essersi riformati dopo lo scandalo Palamara) ritenendoli responsabili del malfunzionamento della giustizia, o per punirli per la loro lentezza, o per far pagare gli errori giudiziari o abbreviare la durata dei processi, che questa riforma non cambia nulla di tutto questo.  Qui non si tratta di difendere una corporazione, ma è quanto mai necessario difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

E’ una questione di tenuta dello Stato democratico, in cui la politica non può pensare di sottrarsi alla legge che deve rimanere uguale per tutti.

Per questo voto ed invito a votare no.

*Deputato della XVI Legislatura. Già Presidente della Commissione Parlamentare sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali.


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