Arrivato a Roma circondato da un’aura di mistero densa di aspettative, Peter Thiel ha tenuto le sue conferenze che però, alla fine, hanno deluso chi si aspettava qualche anticipazione sul fuoco e le fiamme dell’inferno. Viene da pensare che, in sostanza, sia stata un riuscito escamotage promozionale dei propri interessi e della bislacca teologia che li sorregge. Thiel è noto per il potere economico e politico conquistato grazie a Palantir Technologies, la società da lui fondata nel 2003 che sviluppa sistemi di analisi dei dati e di intelligenza artificiale utilizzati da governi, servizi di sicurezza e forze armate. Opera, insomma, in un settore strategico che copre settori politici delicatissimi come quello della difesa, della privacy e del monitoraggio delle migrazioni globali. Non a caso ha creato piattaforme digitali per conto dell’ICE, l’agenzia federale che di recente abbiamo visto all’opera in Minnesota e in altri stati.
Non abbiamo avuto accesso alle blindate conferenze di questo profeta dell’intelligenza artificiale e nessuno dei fortunati partecipanti ammessi alla sua presenza ci ha raccontato i contenuti della sua rivelazione ma, da quel poco che è trapelato, abbiamo capito alcune cose.
La prima è che per il profeta arrivato dalla Silicon Valley l’Anticristo non è una persona ma un concetto o comunque un’entità collettiva. Onestamente non è una rivelazione clamorosa dal momento che già Sant’Agostino diceva più o meno la stessa cosa.
La seconda cosa è che nella sua personale apocalittica l’Anticristo non è l’avversario di Cristo – almeno non è questa la sua principale caratteristica – ma è una metafora per indicare l’insieme di forze culturali e politiche che ostacolano il progresso: dagli ambientalisti ai critici dell’intelligenza artificiale, da chi denuncia le torsioni autocratiche della stessa America a chi vuole regolamentare lo sviluppo e la crescita illimitata. In questa prospettiva è sotto osservazione anche la Chiesa che mette in guardia dalle tentazioni idolatriche del potere, della ricchezza, del progresso.
La terza cosa è che questa visione dell’Anticristo è poco più che una sorta di artificio retorico per celebrare il primato di una tecnoscienza priva di ogni limite e moralità, vera divinità alla quale prostrarsi e alla quale affidare il proprio destino. Insieme modello politico e visione salvifica, la Tecnoscienza – a questo punto merita la maiuscola – sarebbe la forza redentrice in grado di salvare e l’umanità. La prospettiva – e qui il legame con Trump e i predicatori evangelical che lo sostengono – è un mondo di prosperità e abbondanza materiale, nel quale la povertà residua è colpa della propria incapacità e della propria debolezza. Prosperità, infatti, è parola chiave del fondamentalismo teologico oggi più in voga alla Casa Bianca,
In questa prospettiva il richiamo all’Anticristo è un allineamento al linguaggio apocalittico caro a Trump e al suo stretto entourage di predicatori evangelici e cattolici tradizionalisti che collocano il tempo presente sulla soglia dei passaggi che, attraverso una guerra di dimensioni mondiali, ci porteranno all’Armageddon, alla fine del mondo per come lo abbiamo conosciuto e finalmente all’avvento del Messia che instaurerà il suo regno millenario. L’Anticristo è l’ostacolo che si frappone a questo piano di Dio. Egli agirà proponendosi come uomo della pace, del dialogo e della convivenza multireligiosa che però saranno solo trappole ideologiche per cercare di affermare il suo potere sul mondo. Siamo in guerra – spiega la teologia del fondamentalismo apocalittico – e non solo in Medio oriente o alle porte d’Europa ma nel mondo intero, testimoni e protagonisti dello scontro tra belligeranti forze dello spirito e opposte visioni della fede.
A Roma l’apocalittica di Thiel non sembra avere lasciato grandi tracce. Il mondo cattolico lo ha criticato, isolato e condannato senza appello. Probabilmente si consolerà pensando che, anche nella Bibbia, i profeti non venivano ascoltati.
Politologo, già docente di Scienza politica alla Sapienza – Università di Roma
