Giornalismo sotto attacco in Italia

Giornata per le vittime di mafia, don Ciotti: “Siamo la speranza che non si arrende”

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Una marea contro le mafie. Da piazza Solferino questa mattina son partite migliaia di persone a fianco di Libera contro le mafie, in occasione della trentunesima Giornata della memoria e dell’impegno. Il corteo è stato guidato da don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, insieme a oltre 500 familiari delle vittime innocenti delle mafie. Sono stati poi letti i nomi delle 1117 vittime di mafia. L’80% delle loro famiglie ancora non conosce il nome del colpevole per l’uccisione dei loro cari. Lettura introdotta dal sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, che ha detto: “Oggi ricordiamo le vittime innocenti delle mafie e delle stragi. Quelle di cui conosciamo le storie e quelle di cui conosciamo solo il nome”. Qualche minuto prima a sottolineare il senso profondo di questa giornata era stata Cristina Caccia, figlia del procuratore capo di Torino Bruno Caccia, ucciso dalla ’ndrangheta nel giugno 1983: “Un omicidio importante, l’unico di un magistrato nel Nord Italia, ma per molto tempo non si è voluto vedere cosa ci fosse dietro. La storia di nostro padre ha avuto una via processuale, ci sono stati tanti processi. Alla fine si sono isolati il mandante dell’omicidio, Domenico Belfiore, capo di una cosca, e uno degli esecutori. Hanno avuto tutti e due l’ergastolo, Belfiore è morto da poco. Questa la verità processuale. Però noi pensiamo che la verità completa non sia ancora venuta fuori. Quindi questa fame di verità e giustizia ce l’abbiamo anche noi, anche se una parte di verità e giustizia l’abbiamo”.

Le parole di don Luigi Ciotti

“Il Mediterraneo è diventato un cimitero, migliaia di persone ingoiate dalle onde nell’indifferenza dei governi e dell’Europa. Viviamo un’epoca di passioni tristi, in cui per molti giovani il futuro non è più speranza ma minaccia. Il male ha tre complici: silenzio, indifferenza, inerzia. Siamo chiamati a diventare pescatori di uomini, a ripescare coscienze, a offrire un salvagente di pensiero critico e di speranza per non affogare nel naufragio dell’etica”, ha detto don Ciotti in uno dei passaggi più significativi del suo discorso. Molti i riferimenti alle donne, al loro ruolo e al loro coraggio: “La subcultura mafiosa è profondamente patriarcale, cultura del possesso, della sopraffazione, del silenzio imposto. Le donne servono ma non contano, devono obbedire, non pensare, subire e non ribellarsi. Eppure tante hanno pagato con la vita il coraggio di dire no. Servono nuove norme subito, una legge che tuteli chi rompe il muro del silenzio. La giustizia non ha genere: è di tutti e le donne sono in prima linea”.

 

 


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