Giornalismo sotto attacco in Italia

Bisogna saper perdere

0 0

Esaltata dai sondaggi che l’hanno sempre data in testa alla graduatoria dei politici italiani, sempre da quando nel 2022 vinse le elezioni ed anche alla vigilia della scadenza referendaria, Giorgia Meloni deve essersi convinta d’essere invincibile, inattaccabile. Anche perché, consolidando progressivamente il controllo in RaiSet (la famosa Telemeloni) e in tanti media, la ‘corte dei miracoli’ che l’ha attorniata si è sempre più allargata, inserendo giornalisti, conduttori televisivi, artisti, ampiamente ripagati con spazi crescenti e ampia visibilità.

L’idea esagerata di sé l’ha portata a credere che potesse fare e dire impunemente qualunque cosa, come nei comizi ad Atreju, nelle manifestazioni per il SI’ o negli indimenticabili 13 minuti di bugie, insulti, offese ai magistrati ritagliatisi nei social a ridosso del 22 e 23 marzo.

Con una tale concezione di sé e con i tanti sondaggisti che le assicuravano che se l’affluenza alle urne avesse toccato o avvicinato la soglia del 60% il successo sarebbe stato sicuro, deve essersi convinta che mettendoci decisamente la faccia non ci sarebbe stata partita.

Facile immaginare quindi con quali tormenti deve aver vissuto l’illustrazione in tv dei primi exit poll e ancor i più dopo le proiezioni. Chissà se ha pensato a come reagire, se far fuori subito Bartolozzi, Delmastro e Santanché. Certo, mai e poi mai mostrare l’umiltà di chi ammette la sconfitta, meglio riconoscere il merito del ‘popolo sovrano’.

Questo la sera del 23, nel commento giustamente definito ‘bucolico’ proposto in tv tra la vegetazione di casa. Altra cosa l’indomani. Troppo giovane per aver mai imparato o, forse, anche solo ascoltato, un celebre motivetto degli anni ‘60, ‘Bisogna saper perdere’ dei ‘The Rokes’ di Shel Shapiro, ha individuato i capri espiatori per non ammettere assolutamente nulla delle proprie responsabilità. Per Delmastro e Bartolozzi ha provveduto in proprio, per la Santanché lascia il compito ai partiti dell’opposizione che in parlamento ne chiederanno le dimissioni contando sull’astensione della maggioranza.

In questo lavoro di totale de-responsabilizzazione della sconfitta che le è stata inflitta da 15 milioni di italiani indissolubilmente fedeli alla Costituzione, viene quotidianamente assistita da chi si rifiuta di rischiare di cadere con lei.

Uno di questi campioni è il fedelissimo Bruno Vespa che oggi, dalle colonne de ‘L’Unione Sarda’ espone singolari valutazioni e proposte che escludono qualunque cambio di marcia, anzi. Comincia assumendo una posizione che sarebbe stata credibile prima dell’esito referendario, non dopo: critica duramente Delmastro, Bartolozzi e Santanché. Poi attribuisce al Paese, ‘impermeabile alle riforme’, la colpa di non aver approvato quell’obbrobrio elaborato da Nordio, critica i magistrati che hanno esultato a Napoli all’annuncio della vittoria del NO e subito dopo dà il primo contentino alla sua protetta. Nella sua ‘Porta a Porta’ andata in onda 24 ore dopo la sconfitta, i sondaggi indicano, come propensione al voto delle politiche dell’anno prossimo, uno stacco inalterato di 7 punti tra FDI PD. Quindi se la prende con l’inesperienza dei giovani al voto contro la saggezza degli ultra 55enni che avevano votato il SI’ e infine imputa anche a Trump colpe indirette con la sua guerra che ha prodotto pesanti ricadute sui prezzi dei carburanti. Infine il consiglio: ‘Può andare all’opposizione il partito di maggioranza relativa? Ecco dunque che si apre la partita della legge elettorale. Sarebbe bene vederne una (…) con binari ben definiti che assicurino all’Italia, chiunque vinca, una stabilità che in questi anni stiamo avendo per la prima volta con risultati di credibilità internazionale che non hanno precedenti”.

Insomma, altro che ‘Bisogna saper perdere’. Intoccabile secondo Vespa chi è in sella e deve restarci con la sollecitazione a portare in Parlamento quel mostro di legge elettorale che assicurerebbe il potere assoluto ai vincitori.

La pattuglia di transfughi che è saltata sul carro del SI’ al referendum continuerà a seguire quella strada? Attenzione a non riaccoglierli perché si rischierebbe di mettere in fuga quei milioni di ragazzi che hanno mostrato fortissimi ideali scegliendo di recarsi alle urne per difendere la Carta Costituzionale.


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.