Il 23 gennaio scorso, il Centro “Ernesto Balducci” di Zugliano, in provincia di Udine, unitamente ad Articolo 21 e a Libera, ha promosso un incontro per approfondire le questioni del “No” al Referendum costituzionale sulla giustizia, un Referendum che non si limita alla mera separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, come spesso viene rappresentato dai media.
Sono intervenuti al dibattito Matteo Carlisi, magistrato del Tribunale di Udine e rappresentante locale dell’Anm, Giancarlo Buonocore, già procuratore presso la Procura della Repubblica di Tolmezzo e Avvocato generale presso la Corte d’Appello di Venezia, e Beppe Giulietti, portavoce nazionale di Articolo 21.
Mentre Carlisi ha messo in luce come la riforma, così come è stata concepita, non inciderà in alcun modo sulla tempistica dei processi, anzi, la aggraverà dal momento che, potenziando l’attività del pubblico ministero e quindi i processi penali, essendo ridotte le risorse del sistema giustizia, ci sarà uno spostamento delle attività dal settore civile a quello penale, pertanto le cause civili, familiari e di lavoro, che più interessano la gente comune, avranno sicuramente un rallentamento, Buonocore ha evidenziato come la normativa nasca all’insegna di tre equivoci di carattere:
- terminologico: si parla di riforma della giustizia, ma di fatto non lo è, perché non incide minimamente sul funzionamento della giustizia e sui tempi di risposta alla domanda di giustizia;
- concettuale: si pensa che la riforma sia necessaria in quanto in Italia vige il rito accusatorio (la prova si forma davanti al giudice, che poi decide), ma non è proprio così perché, pur essendo un rito tendenzialmente accusatorio, c’è fortunatamente un grado d’appello;
- statistico: siccome vengono dalla medesima formazione, si pensa che il giudice veda più di buon occhio le argomentazioni del pubblico ministero rispetto a quelle dell’avvocato. Ma questo pregiudizio è smentito dai dati emersi dalla relazione del 2021 del primo presidente di Cassazione.
L’intervento di Giulietti, motivando il “No” perché schierati dalla parte della Costituzione e non degli “amici”, ha superato le ragioni del quesito invitando a uno sguardo d’insieme capace di “unire i puntini”: in un tempo in cui c’è in corso il ribaltamento di tutte le magistrature internazionali, con il tentativo di soppressione dell’ONU e delle Corti penali internazionali, praticamente di soppressione di ogni forma di giudizio nei confronti del potere in qualunque modo esso si articoli, nel nostro Paese il giudice “nemico” è quello che contrasta il progetto di distruzione della Costituzione, e il Decreto Sicurezza approvato dal nostro Governo è costruito per colpire pesantemente il pensiero critico. È evidente, a detta sua, la volontà di riscrivere le sentenze della storia: se dovesse vincere il “Sì”, è già pronta la riforma della legge elettorale, un presidenzialismo senza controllo dei giudici (forma sulla quale Trump sta basando il suo potere), la riduzione della divisione dei poteri, mentre si presentano all’orizzonte nuove leggi bavaglio, così come sta avvenendo con la stampa bypassando il regolamento europeo per il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione, quell’European Media Freedom Act entrato in vigore nello scorso mese di agosto e non ancora recepito dall’Italia. In gioco – ha concluso Giulietti – c’è la rivincita sulla Costituzione perché non sia più né antifascista, né pacifista, né antirazzista, né solidale.
In vista del Referendum del 22 e 23 marzo pp.vv., un secondo incontro di approfondimento di queste gravi questioni si terrà a breve presso il Centro “Balducci” che, sempre insieme ad Articolo 21 e a Libera, promuove per martedì 24 febbraio, alle ore 20.30, un dibattito con la significativa presenza del fisico e già parlamentare Giovanni Maria Bachelet, presidente del Comitato “Società civile per il ‘No’ al Referendum costituzionale sulla giustizia”, moderato dai giornalisti Luana de Francisco e Gianpaolo Carbonetto. Sarà l’occasione per ribadire quanto questa riforma non punti realmente all’efficienza dei tribunali, ma metta in discussione l’equilibrio dei poteri e la tenuta della nostra democrazia.
