Vorrei fosse chiaro che nel mirino di coloro che attaccano la nostra associazione c’è la Costituzione e non solo Articolo 21.
Noi siamo odiati perché siamo una casa del pensiero critico che non ha abbandonato la tradizione dei giornalisti democratici, di Fiesole, aprendo le porte a quanti, giornalisti e non, hanno nel cuore la Costituzione.
Non possono esistere istituzioni dei giornalisti senza i piedi piantati nella Costituzione antifascista e contro ogni bavaglio a giustizia e informazione; qualora vincesse il Sì al Referendum sono già pronte le nuove leggi per arrivare ad un presidenzialismo senza controlli.
Dal momento che i nostri progetti sono sempre stati questi perché berciano solo ora?
Quando abbiamo sostenuto il Sì al referendum sull’articolo 18 dove stavano? O tacevano per non far crescere il quorum?
Perché tacciono su quei giornali della destra che ogni giorno violano la Carta di Roma e tutte le carte deontologiche?
Gli interventi di ministri e deputati della destra contro la maggioranza che governa l’Ordine ricordano quelli contro il CSM, vogliono annullare l’autonomia degli organismi di autogoverno, esattamente come il quesito referendario.
Per questo urge respingere ogni tentativo di bavaglio.
A proposito di bavagli, chi insulta Articolo 21 e la maggioranza dell’Ordine perché non tuona contro la vigilanza sequestrata, contro la par condicio violata, contro L’European media freedom act , sbeffeggiato e non applicato?
Perché fingono di non conoscere i rapporti internazionali, nei quali l’Italia è ormai stabilmente associata alla Ungheria?
Di questo si occuperà Articolo 21 nel 2026, forse anche questo non piacerà. Ce ne faremo una ragione.
Ultima domanda: perché costoro non chiedono una verifica su quei giornali, che dopo aver incassato i soldi pubblici, (ma quante copie vendono davvero?) li usano per aggredire differenze e diversità, per insultare gli ultimi, prefabbricare dossier contro il dissenso, organizzare campagne contro Report e non solo?
Perché mai i loro basisti non protestano contro l’uso di soldi pubblici per sostenere le ragioni del Sì e per oscurare le ragioni del No?
Tra i principi che ispirano la legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti esiste l’obbligo di garantire la completezza della informazione, anche in occasione di questo referendum. Quel principio è stato calpestato.
Nonostante minacce e insulti non faremo un solo passo indietro, anzi.
Grazie, ovviamente, a quelle centinaia di persone e di associazioni che ci hanno fatto sentire la loro solidarietà. Non li deluderemo.
