Nel dibattito contemporaneo sui femminismi, la riflessione teorica incontra sempre più spesso le pratiche simboliche della letteratura, intesa non come semplice rappresentazione del reale, ma come strumento critico e anticipatorio. In questo spazio di attraversamento tra immaginazione e politica si colloca il dialogo con Laura Pugno, scrittrice e poeta tra le voci più riconoscibili della letteratura italiana contemporanea, madrina di Feminism9, la fiera dell’editoria delle donne. Le domande e le risposte che seguono articolano una riflessione sul femminismo come fondamento del soggetto, come politica del corpo e come pensiero del vivente, mantenendo intatta la forza di una presa di parola in prima persona.
Essere madrina di Feminism9 è assumersi una responsabilità simbolica. Che significato ha per lei questo ruolo, oggi?
Per me questo ruolo ha il significato di un gesto di restituzione del moltissimo che dal femminismo ho ricevuto: la possibilità di potermi pensare come un soggetto assoluto, come un essere umano completo, e di pensare il mondo a partire da questo. Come scrive Marcia Tiburi in Il contrario della solitudine. Manifesto per un femminismo in comune, ho potuto riconoscermi come donna solo nel momento in cui ho potuto riconoscermi femminista. In questo senso, il femminismo non è per me un’aggiunta identitaria, ma una condizione fondativa del pensiero e dell’esistenza.
Il suo lavoro letterario affronta spesso il tema del corpo della donna come spazio politico. Come dialoga questa ricerca con le istanze di Feminism9?
La letteratura dialoga sempre in modo anticipatorio, su un piano sfalsato. Coltiva la molteplicità, la coincidenza degli opposti, e ha il compito di portarci più lontano, con il pensiero e con il corpo. Per me questo dialogo è molto antico: la mia identità femminista nasce nell’infanzia, attraverso mia madre, e si condensa in tutte quelle letture e in tutte quelle esperienze, letterarie e di vita, che hanno fatto di me una scrittrice. Queste tensioni sono emerse in modo improvviso e potente nel mio primo romanzo, Sirene, ma sono presenti, in superficie o in filigrana, in tutto ciò che ho scritto. Il corpo, nella mia scrittura, è sempre un luogo di conflitto, ma anche di possibilità.
In molti suoi testi emerge una forte attenzione all’ecologia e alla relazione tra umano e non umano. È una tematica che sente vicina anche al pensiero femminista contemporaneo?
Certamente. Oggi pensare le questioni del femminismo significa, più che mai, pensare le questioni del vivente, e dei viventi. Le asimmetrie di potere e di pensiero in cui siamo faticosamente vissute – e più spesso sopravvissute – si sono rivelate impossibili da sostenere. Il prezzo è troppo alto, non solo per le donne, ma per tutto il pianeta, per ogni forma di vita. In questo senso, femminismo ed ecologia non sono ambiti separati, ma parti di una stessa urgenza critica.
Feminism9 è anche una fiera dell’editoria: che ruolo ha, secondo lei, l’editoria femminista nel panorama culturale attuale?
Per me è una magnifica sirena, che nuota senza paura in acque spesso gelide e inospitali. Allo stesso tempo, vorrei che l’editoria tutta diventasse un po’ più anfibia, più ibrida, capace di pensare contro steccati, ostacoli, immaginari confini di genere o di specie. È una necessità non solo politica, ma vitale, per la sopravvivenza dell’editoria stessa come principale industria del pensiero.
Cosa si augura che il pubblico porti con sé dopo Feminism9?
Mi auguro una nuova consapevolezza. E forse, più ancora, una nuova speranza.
Grazie a Laura Pugno per restituirci il femminismo non come oggetto astratto di analisi, ma come pratica incarnata di pensiero e di vita, come gesto di restituzione, come politica del corpo, come critica ecologica e come progetto culturale condiviso. In un tempo attraversato da crisi sistemiche, questa presa di parola mostra come la letteratura possa ancora essere uno spazio di resistenza e di immaginazione radicale: un luogo in cui consapevolezza e speranza non si escludono, ma si rafforzano reciprocamente, aprendo alla possibilità di un futuro pensato – e vissuto – altrimenti.
Feminism9 è dal 27 febbraio al 2 marzo alla Casa internazionale delle Donne a Trastevere.
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