Caro Nicola Porro,
sono uno degli “sfigati” di cui tu parli (anzi contro cui imprechi) nel tuo video.
Probabilmente uno dei più “sfigati” in quanto sono, con onore, presidente di Articolo21.
Con onore, si. Con quell’onore che bisognerebbe avere quando si parla dell’Articolo 21 della Costituzione. Con quell’onore che bisognerebbe avere quando si ha la responsabilità di essere giornalisti. Giornalisti, cioè ricercatori di verità negate (ne siamo pieni in questo nostro meraviglioso ma martoriato Paese). Giornalisti, non lanciatori di pietre. Perché le parole non sono pietre da scagliare contro qualcuno, neanche contro il tuo peggior nemico.
Ti seguo con stima, so che spesso le tue posizioni non coincidono con le mie, le nostre. Ma sappi che difenderei sempre il tuo diritto di parlare, di esprimerti, di criticarci.
E non ti insulterei mai, non ti lancerei mai epiteti che tu hai tirato contro di noi. Mai.
Così come mai, e poi mai, mi sognerei di associare il termine “mafia” ad un discorso così poco serio.
Purtroppo quella “mafia” la conosco bene. Ne conosco bene i morti che ha fatto, le sofferenze che ha provocato, i figli che ha lasciato senza padri o madri, i bimbi a cui ha spezzato la vita.
Ti potrei fare mille esempi, senza neanche scendere nelle mie sofferenze personali.
Ho troppo rispetto per chi quella mafia l’ha lottata per “lanciarla” contro persone come fosse un proiettile insanguinato.
Ho troppo rispetto della politica, dell’impegno civile e professionale di persone come Piersanti Mattarella, Peppino Impastato o Paolo Borsellino.
Oggi hai fatto il tuo “bel” video, hai preso qualche like e istigato decine di persone online. Quindi si, apparteniamo allo stesso ordine ma ti voglio rassicurare: siamo molto diversi.
Io, ad esempio, non ho le tue certezze, ho solo tanti dubbi, non ho voglia di insultare nessuno che non la pensi come me, ho voglia di dialogarci. E se parte delle quote che, come te, verso ogni anno all’Ordine dei Giornalisti andassero ad associazioni che difendono la libertà di stampa, anche lontane dal mio modo di “vedere il mondo”, ne sarei felice.
Tutto ciò che stimola il pensiero critico, all’interno dell’Articolo 21 della Costituzione, per me è ben fatto.
Per me ma con amarezza temo non per te, seppur da sempre ti professi liberale.
