Giornalismo sotto attacco in Italia

Treno e dintorni. Tutto quello che non va e ciò che si può “aggiustare”

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Viaggio regolarmente in treno … dal 1981. E, potendo, ho sempre scelto di andare in treno: è il mezzo migliore e quello che inquina meno, se funziona, se è collegato ad altri mezzi di trasporto, se è pensato per chi lo utilizza…

Facciamo ora  un viaggio insieme, provando,  poi,  a fare alcune  osservazioni-proposte..

E’ sabato 17 gennaio 2026. Arriviamo in stazione a Calalzo di Cadore alle 6 del mattino, sono accompagnata da mio fratello,  ci sono treni sui binari, le luci sono accese, il monitor  indica il treno delle 6,28 in partenza per Belluno.  Faccio il biglietto, oblitero alle 6,06 e mi appresto ad andare sui binari, alzo nuovamente lo sguardo al monitor dove, ora, appare scritto: “cancellato”. Nessuna sostituzione: cancellato! Arriva una signora e, costernata, va sul binario dove c’è il treno…non c’è ombra di ferrovieri o di qualcuno a cui chiedere…Mentre ci interroghiamo sul che fare arriva una corriera di Dolomiti Bus che va a Belluno. Chiediamo all’autista se passa per Ponte delle Alpi, se può sostituire la tratta di Trenitalia cancellata. No, non c’è  convenzione tra Trenitalia e Dolomiti Bus, “se salite dovete pagare il biglietto e l’autobus comunque non va in stazione, vi lascia sulla strada”.

Mio fratello decide di accompagnarmi a Ponte nelle Alpi dove, comunque, dovrei cambiare per raggiungere Mestre: ho il biglietto di Flixbus per Torino 25 minuti dopo l’orario di arrivo previsto. Ho scelto Flixbus per due motivi: il primo è che da circa due anni è praticamente impossibile viaggiare con treni regionali verso Torino in quanto ci sono diverse tratte su cui si stanno facendo lavori, ci sono molti autobus sostitutivi e i ritardi sono frequenti. Il secondo motivo è che la tratta è diretta, senza cambi, e inoltre costa molto meno che viaggiare in treno.

Prima nota storica: da quando viaggio su questa linea tutto è peggiorato per i treni regionali e quelli diretti. Un tempo c’erano treni che partivano da Torino e arrivavano a Mestre, oggi si cambia a Milano e anche a Verona (15 minuti per cambiare). La freccia delle Dolomiti (da Roma a Calalzo e da Milano a Calalzo) è stata soppressa da anni. Oggi è stata riattivata una linea turistica che coi comuni mortali non ha nulla a che vedere, i costi sono esorbitanti (infatti è stata spesso annullata). Un investimento assurdo che poteva essere dirottato sulle tratte regionali, molto frequentate.

Torniamo al mio viaggio. Prima di partire per Ponte nelle Alpi invitiamo la signora che era giunta in stazione per fare la stessa tratta a venire con noi.

 

Ponte nelle Alpi. Mentre aspettiamo il treno per Venezia arriva da Calalzo quello che dovevamo prendere noi e che è stato annullato. La controllora, gentile, spiega alla signora che è arrivata con me da Calalzo che  la sera precedente ha avuto un guasto tecnico e quindi – per questioni di sicurezza – non poteva viaggiare con passeggeri a bordo. Decisione corretta: la sicurezza prima di tutto. Ma se ci fosse stata una convenzione con Dolomiti Bus (la compagnia che ha eliminato in passato molte corse per gli studenti, soprattutto provenienti dal Comelico, con conseguenti proteste dei genitori) con l’unica variante di portare le persone in stazione, si poteva ovviare alla cancellazione…ma bisognava avere a cuore la sorte dei passeggeri e questo non dipendeva certamente dalla controllora.

Riprendiamo le tappe del mio viaggio. Il treno arriva in orario, destinazione Venezia. Saliamo ma subito si presentano problemi tecnici: le porte non si chiudono. Partiamo con quasi 25 minuti di ritardo. Il controllore, gentile anche lui, ci informa che cercheranno di recuperare ma poi il ritardo accumulato anziché diminuire aumenta. Ci spiega che un treno che arrivava da Trieste e che fa tutte le fermate  è davanti al nostro e, nonostante le  continue richieste del capotreno di farci passare, non arriva l’autorizzazione (linee regionali autonome, sistema“spezzettato”?). I tempi salgono. Quando arriva l’autorizzazione non si può più recuperare nulla. Il controllore chiede ai  viaggiatori che coincidenze hanno e in alcuni casi riesce a chiedere  ai colleghi di attendere . Una persona protesta, in malo modo. Dissento. Il controllore sta facendo tutto quello che può per favorire i viaggiatori. I problemi creati e le responsabilità sono altrove. Due  viaggiatori che hanno coincidenza con Italo possono salire su un treno successivo senza dover pagare supplementi, per disposizioni di Italo e non per l’intermediazione del controllore il quale dice che per loro non può fare nulla.

 

Arriviamo a Mestre con 35 minuti di ritardo. Mi precipito alla fermata. Flixbus: il pullman è partito in orario. Ritorno in stazione e  vado in biglietteria. Mi dicono che ho diritto a un rimborso minimo: la tratta da Calalzo a Ponte nelle Alpi e per averlo devo compilare un modulo online o cartaceo (perché non possono farlo loro direttamente, visto che loro hanno annullato il treno?). Per avere altri rimborsi bisogna superare l’ora, il treno da Ponte nelle Alpi era sotto i 60 minuti. Chiedo un biglietto regionale per Torino. La risposta: “Guardi, è praticamente impossibile. Dovrebbe fare un giro infinito, verso Bologna, poi ci sono molti lavori sulla linea. Non può che prendere l’alta velocità”. Da un lato  mi conferma quanto già sapevo e per cui ho scelto Flixbus. Compro il biglietto per Alpignano – la terza stazione dopo Torino per la Valle di Susa, da Torino, treno regionale. Devo comunque cambiare a Milano. Il tutto mi costa 78,60 euro (il biglietto Mestre Torino di Flixbus – perso per ritardi Trenitalia era di 16,48 euro). Se contiamo la tratta Calalzo-Mestre (usufruita solo da Ponte), per il ritorno ho speso in tutto 107,25 euro (dovrei avere un piccolo rimborso da Calalzo a Ponte nelle Alpi ma non si calcola il costo del passaggio avuto da mio fratello che doveva essere, eventualmente, effettuato da un servizio taxi, comunque anche questo non più presente in stazione). Quindi: 107,25 euro a fronte di 28,33 che avrei speso se tutto avesse funzionato. Una vergogna! Come è possibile che una azienda privata abbia prezzi molto più accessibili di Trenitalia? Certo, avessi prenotato prima i costi  sarebbero stati inferiori ma non sempre  si può fare. L’Alta velocità, comunque, non è accessibile per tutti. Per chi può permetterselo il trattamento, in caso di ritardi, è certamente diverso… Se avessi viaggiato con treni regionali avrei comunque speso di più. Senza contare che al termine del viaggio in pullman arriva sulla posta elettronica un questionario in cui ti viene chiesto come hai viaggiato, se i servizi erano puliti, se gli autisti sono stati gentili, informazioni su puntualità o ritardi, gradimento delle stazioni di partenza e arrivo ecc.. Dati utili, naturalmente, per migliorare il servizio.

 

A conclusione alcune considerazioni che propongo a Trenitalia, ai politici locali, regionali e nazionali e alla popolazione che viaggia, in termini di riflessione sull’uso dei mezzi pubblici nel nostro Paese che non è fatto  solo di città ma che ha una gran percentuale di territorio montano e una miriade di piccoli paesi, decentrati, da raggiungere. Realtà, quelle collinari e montane, definite anche aree interne che hanno l’importante e delicato ruolo di presidiare e gestire ambienti fragili che, se non adeguatamente curati a monte, provocano poi gravi ripercussioni, a valle. Luoghi che, per questo e tanti altri motivi, hanno quindi il diritto di avere adeguati servizi di trasporto pubblico.

 

  1. La Convenzione delle Alpi, sottoscritta dal nostro Paese, nel protocollo trasporti è chiara: bisogna trasferire il più possibile il traffico merci e di persone dalla gomma alla rotaia. Austria e Svizzera, che hanno territori montani molto simili al nostro, lo stanno facendo, con tanti esempi e utilizzando (Austria) molti fondi europei. E noi? Nulla.

 

  1. Le Olimpiadi di Milano Cortina potevano essere una grande occasione per riorganizzare i servizi di trasporto pubblico dell’intero comprensorio dolomitico interessato lasciando sul territorio qualche beneficio alle popolazioni locali, ai pendolari. In Cadore di tutto questo non si è visto nulla. NULLA. La stazione di Calalzo, a 20 giorni dall’inizio delle Olimpiadi è vuota, non presidiata. E se qualche cosa si attiverà (quando sono arrivata in effetti ho visto con piacere uno sportello di Dolomiti Bus aperto) ma dopo l’evento cosa succederà? L’intermobilità non esiste. Non ci sono pullman che collegano tutti i treni in arrivo (solo alcuni) a corse verso i diversi paesi del Cadore. E i soldi pubblici vengono spesi altrove, per opere a volte anche inutili e che feriscono in modo irreversibile il paesaggio come, tanto per fare un esempio, la pista da bob che sarà, nel dopo Olimpiadi, un vero problema per l’amministrazione di Cortina. Complici di tutto ciò molti politici locali, regionali e che siedono in parlamento i quali o hanno sostenuto certe scelte o non si sono attivati per avere benefici per i residenti nel dopo Olimpiadi. Calalzo non è infatti il fulcro degli spostamenti. Gli snodi più importanti saranno a Mestre, a Longarone, a Ponte nelle Alpi (anche qui una stazione in completo rifacimento, per fortuna con un bar funzionante ma senza paline informative di dove fermano gli autobus sostitutivi). Sono state installate recentemente due pensiline, per non lasciare le persone sotto la pioggia ad aspettare, come è avvenuto per mesi,  ma senza indicazioni di che fermata si tratta (Trenitalia, Dolomiti bus, altro?), di orari ecc…I viaggiatori che scendono dal treno continuano a vagare, avanti e indietro, incerti. Le montagne, per le Regioni Veneto e Lombardia, per chi siede a Roma, sono, evidentemente,  solo luoghi buoni per andare in vacanza, utilizzando l’auto privata.

 

  1. Anni fa quasi 300 cittadini hanno lavorato gratuitamente, a ritmi serrati, per il Green Deal Cadore: una iniziativa promossa dalla Magnifica Comunità. Uno dei lavori era proprio l’intermodalità/intermobilità che aveva come fulcro proprio la stazione di Calalzo per irradiare servizi verso i comuni del Cadore per favorire l’accesso ai trasporti pubblici per studenti, lavoratori, turisti. Ma anche questo lavoro, purtroppo, è rimasto nel cassetto.

 

 

  1. Concludo per dire che tanti anni fa abbiamo scongiurato la chiusura della tratta per Calalzo andando, in migliaia di persone, a Venezia. Oggi, forse,dovremmo ricominciare a fare massa critica, a mobilitarci contro questi soprusi, contro questo disinteresse verso chi viaggia con quello che dovrebbe essere un SERVIZIO pubblico (da noi non avviene ancora ma in molte piccole stazione non viene tenuta aperta neanche la sala d’attesa). In alcune zone i servizi ferroviari verso il capoluogo di regione vengono definiti “servizi metropolitani” o potremmo anche chiamarli di Metromontagna per collegare – e insegnare a farlo, realmente – le città alla montagna.

 

Toglierebbero – come tolgono, dove avviene – migliaia di auto dalle strade.  Le persone che hanno lavorato (raccogliendo testimonianze di disservizi ma anche  avanzando  proposte migliorative su questi ambiti sono molte (penso al sito Trenibelluno, ai genitori,  agli studenti, agli istituti scolastici che si sono attivati quando Dolomiti bus ha tolto molte corse, a molti gruppi ambientalisti, ecc.ecc.) solo per fare qualche esempio. E ora quindi di partire  dai disservizi per chiedere Servizi pubblici  utili per tutti.

 

Riprendiamo tutte le proposte già avanzate, aggiorniamole. Coordiniamoci. E facciamoci sentire.

 


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