Oltre 67mila morti accertati e decine di migliaia di dispersi. Questo il tragico bilancio, e temiamo provvisorio, di 2 anni di genocidio a Gaza. Un genocidio che non consente omertà, indifferenza e silenzio. E ad Orvieto in tanti si sono fatti sentire in questi mesi con presidi, sit-in, manifestazioni.
L’ultimo, ed il primo del 2026, è stato il 2 gennaio durante Umbria Jazz Winter. Mentre la nota street band Funkoff sfilava nel centro storico a ritmo di swing tra percussioni e fiati, decine di manifestanti davano fiato ad una sonora e vibrante protesta al grido di “Palestina libera” chiedendo lo stop ai bombardamenti, ai massacri, alla distruzione delle case, degli ospedali e delle scuole. 459 persone morte di fame e oltre 2600 uccise (e 19mila ferite) mentre cercavano del cibo per sfamarsi. E 270 giornalisti e operatori dell’informazione sono stati presi di mira e uccisi proprio perché cercavano di raccontare questa atroce verità.
Alla protesta, oltre ai manifestanti che in questi mesi hanno promosso altre iniziative si sono uniti in molti arrivati ad Orvieto da lontano per Umbria Jazz, e che si sono uniti al comitato orvietano per far sentire la propria voce, per gridare la propria indignazione. Perché non si può tacere di fronte a uno sterminio di massa.
