“Facendo enormi sforzi e impegnandomi con caparbietà di carpirne l’intimo sentire, Donald Trump in fondo mi fa simpatia perché proprio come lo zio matto del film ‘Amarcord’ non ha problemi a urlare la verità senza vergogna. Se una volta i presidenti statunitensi si sforzavano di giustificare gli interventi armati e i colpi di stato organizzati in giro nel mondo con la scusa di “dover fermare il comunismo”, oggi Trump può permettersi di dire che la Groenlandia gli serve e quindi se la prende. Finalmente, giù la maschera!”.
Parole di un tranquillo commerciante, non sospettabile di simpatie rivoluzionarie, colte durante una visita nel suo negozio del quartiere romano Trieste. Ma emerge anche la consapevolezza che qui proprio non c’entra la (presunta) pazzia perché sarebbe una comoda scorciatoia per assolverne l’operato.
Antonio Teti, professore dell’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara, lo spiega in un articolo sul sito Formiche: “Donald Trump ha trasformato l’assenza di linearità, la rottura delle consuetudini diplomatiche e una comunicazione volutamente spiazzante in una leva geopolitica sistematica, utilizzata per ridefinire rapporti di forza, rinegoziare alleanze storiche e forzare compromessi che, in condizioni di normalità, sarebbero difficilmente ottenibili”.
Insomma, spiega il professor Teti, nel trumpismo “l’imprevedibilità è elevata ad asset strategico, non è caos puro ma una diplomazia transnazionale a shock”.
Insomma, prepariamoci perché non finisce qui ed in ogni caso ne vedremo delle belle. Ultima in ordine di tempo la missiva inviata al premier norvegese Jonas Gahr Store. “Poiché la Norvegia ha deciso di non dami il Nobel per la pace, non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla pace. Ora posso pensare a ciò che è giusto per gli Stati Uniti”, ovvero puntare alla Groenlandia senza nessuna esitazione.
È la fine dell’Alleanza Atlantica così come l’abbiamo conosciuta dalla fine della Seconda guerra mondiale. Per la prima volta, i paesi europei della Nato (Francia, Regno Unito, Olanda, Germania, Svezia, Finlandia, Norvegia) mobilitano le rispettive truppe in chiave di deterrenza anti-statunitense. E’ il tramonto di un’epoca storica. L’Italia resta a guardare, per il ministro degli Esteri Antonio Tajani la soluzione è “agire solo in ambito Nato”, evitando di intraprendere strade che non portano a niente, insomma far cambiare idea a Trump solo grazie allo stesso Trump. Un solo consiglio, parafrasando una commedia di Eduardo De Filippo “Non ditegli sempre di sì” perché non è un buon viatico per la pace e la sicurezza del mondo. La farsa di scuola scarpettiana può volgere in tragedia.
