Questa volta sembra davvero diverso e tutti si chiedono se davvero stiamo per assistere alla fine del regime spietato degli Ayatollah. Non a caso il presidente Trump ha twittato che “l’Iran sta cercando la LIBERTA’ come mai prima e gli Usa sono pronti ad aiutare”. Non si sa cosa stia accadendo, perché poco filtra dal paese. Il regime, dopo 47 anni, pare scricchiolare, ma è ancora presto per dirlo. Trump starebbe valutando opzioni militari letali e non letali scrive il Washington Post citando fonti interne all’amministrazione americane che scelgono di restare anonime visto la sensibilità del tema. All’inizio di questa settimana, scrive il quotidiano, i rappresentanti delle agenzie sulla sicurezza nazionale si incontreranno con Trump per valutare come rispondere alle crescenti proteste in Iran, represse con brutalità dal regime degli Ayatollah. Ci sarebbero centinaia di morti sostiene The Center for Human Rights in Iran basato a New York. Migliaia gli arresti. Nonostante il blackout totale imposto su internet, alcuni video sono filtrati e mostrano sacchi neri con numerosi corpi di dimostranti uccisi, palazzi in fiamme, scontri nelle strade non solo di Teheran. La gente non ne può più da tempo, le sanzioni, la crisi economica e i prezzi alle stelle hanno reso impossibile la vita. Non c’è un leader a guidare la rivolta, ci sta provando il figlio del deposto Sha Reza Pahlavi, che invita alla rivolta, ma non pare raccogliere un consenso tale da coagulare attorno a lui l’intera opposizione agli Ayatollah. Un pezzo di mondo guarda con ammirazione al coraggio dei dimostranti, giovani uomini e donne, che stanno sfidando il regime, incapace di riformarsi. La tensione è alle stelle e il regime sta difendendosi con rinnovata violenza. Lo speaker del Parlamento iraniano ha messo in guardia Israele e Stati Uniti dall’attaccare l’Iran, che sarebbe pronta a rispondere colpendo le basi americane nell’area e obiettivi israeliani. Secondo il Wall Street Journal tra le opzioni allo studio di Trump e dei suoi consiglieri ci sarebbe anche l’impiego di armi informatiche contro siti militari e civili iraniani, l’imposizione di ulteriori sanzioni economiche al governo iraniano e il lancio di attacchi militari. Il presidente americano ancora non si è sbilanciato e sta cercando di capire come evitare un intervento armato, sperando forse che il regime imploda da solo. Difficile che accada solo con le proteste dei coraggiosi iraniani. Israele è in massima allerta. L’Iran galleggia su un mare di petrolio, la quarta riserva più grande al mondo, alleata di Russia e Cina
