Mi è stato chiesto di suggerire in questo momento molto difficile per l’Iran e gli iraniani, cosa si potrebbe fare. Inizio con suggerire cosa non bisogna fare. Nel 1979, ai tempi della rivoluzione islamica guidato dal clero sciita, molti, soprattutto la sinistra europea, cosi come gran parte della sinistra iraniana, fecero un grave errore collocando quel movimento, senza studiarla, nel campo “anti imperialista” sostenendo l’islam politico senza pensare alle conseguenze di questa scelta. Oggi non sono pochi che guardano con sospetto la rivolta degli iraniani contro gli ayatollah nel contesto di pro e anti Trump. Agli iraniani, cittadini di un paese ricco dove però il 50 per cento vive sotto la soglia di povertà, dove donne e uomini vengono uccisi per i loro diritti più elementari non importa di Trump ma nemmeno di un mondo dove colloca la loro lotta per i loro diritti nel contesto di questa divisione. Anzi posso affermare con assoluta certezza che questa politica non fa altro che contribuire alla popolarità del presidente americano. A chi muore per mano dei miliziani degli ayatollah per le strade di oltre 200 città dell’Iran, e parliamo di diverse migliaia di morti e feriti, non importa che esprime loro solidarietà e appoggio. Ma non si dimenticheranno facilmente l’indifferenza di chi con i suoi “ma” e “perché” esprime una “solidarietà” tiepida e non convincente. Adesso parliamo di cosa si può fare. Sostenere chiaramente e non timidamente, la rivolta che ha come obbiettivo “vivere normalmente”. Far pressione sul governo per far sentire il peso di questa solidarietà e appoggio con gesti tangibile. Gesti che facciano sentire chi rischia la vita ogni talvolta che scende per la strada che non è solo. Richiamare per consultazioni l’ambasciatore italiano in Iran e non dico come i paesi che in questo momento hanno proprio sospeso le attività dei loro diplomatici a Teheran, potrebbe essere un esempio. Poi se vogliamo parlare di aiuti pratici, si potrebbe contribuire ad acquistare kit satellitari che consentono di accedere a internet, aggirando il blocco totale imposto dar regime degli ayatollah. Raccogliendo fondi tra amici e conoscenti ne abbiamo spediti un centinaio in Iran, in collaborazione con i curdi iraniani che vivono in Iraq al confine con l’Iran. Un gesto semplice che permette a chi lotta contro il regime di uscire dall’isolamento.
