Giornalismo sotto attacco in Italia

Il naufragio di Natale

0 0
A Natale il Mediterraneo ha inghiottito altre vite.
Uomini, donne, vite intere. Non numeri, non simboli. Esistenze che avevano un nome, un corpo, una storia. Questo è il punto da cui partire e a cui tornare, perché quando l’umanità delle vittime scivola sullo sfondo, la tragedia diventa routine.
Centosedici persone sono state inghiottite dal Mediterraneo. Una sola è sopravvissuta. Prima c’erano stati segnali di difficoltà, richieste di aiuto, attese. Poi il mare ha fatto il resto. Non per fatalità, ma dentro un sistema che da anni accetta il rischio della morte come parte della gestione delle migrazioni. Le migrazioni attraversano il nostro tempo e ne mostrano le crepe più profonde. Non sono un’emergenza improvvisa, ma una realtà strutturale del mondo in cui viviamo. Continuare a trattarle come un problema da respingere significa spostare sempre più in là il confine della responsabilità, fino a farlo coincidere con l’acqua. Ogni strage in mare ripropone la stessa domanda, anche quando non la pronunciamo. Quanto vale una vita quando nasce lontano da noi. È una domanda concreta, che trova risposta nelle scelte politiche, nelle omissioni, nelle priorità dichiarate e in quelle praticate.
In questo spazio si colloca il lavoro della comunità di Articolo 21. Non come voce che giudica dall’alto, ma come presidio civile che prova a non lasciare sole queste morti. Raccontare, ricordare, tenere aperta l’attenzione significa rifiutare l’idea che alcune vite possano scomparire senza lasciare traccia. L’informazione, quando resta fedele alla dignità delle persone, diventa uno strumento di giustizia. Dare scorta mediatica agli ultimi non è un atto simbolico, ma un modo per contrastare il silenzio che spesso segue le tragedie e che finisce per renderle accettabili.
L’immagine che accompagna questo testo non ha bisogno di spiegazioni. Quel mare che entra in un piatto parla del tempo che viviamo. Parla della distanza, a volte minima, tra la nostra normalità e la morte di altri esseri umani. Non chiede emozione, chiede consapevolezza.
Le tragedie non accadono “altrove”. Accadono dentro la stessa storia che condividiamo. E il modo in cui scegliamo di guardarle dice molto di ciò che siamo disposti a diventare.

Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.