Giornalismo sotto attacco in Italia

Gaza: è accanimento contro un popolo

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Mentre scrivo Sky Tg24 batte una notizia on line: un neonato di due mesi, Arkan Firas, è morto a Gaza City a causa del freddo provocato dalle incessanti piogge sulla Striscia. Rimango on line. Sul canale del Sole 24 ore appare un video. Accampamenti abbattuti dal vento, mare agitato sullo sfondo, fango tra i rifugi di fortuna. Una donna è china sul fango, un’altra accende un piccolo falò all’aperto e vi poggia una pentola. “Non sappiamo dove andare” è la frase ricorrente. 

Gaza non c’è più. E la notte è agitata dalla paura dell’acqua e degli allagamenti. E dalla paura delle bombe che non smettono di cadere. Sono centinaia di migliaia i palestinesi sfollati e sconvolti dalle notti passate al freddo su un territorio devastato dove nulla è più funzionante. Le fogne, distrutte dalla guerra, riversano liquami e infezioni, senza sosta, alimentate dall’ acqua piovana.

Il dramma umanitario si consuma in un piccolo territorio. Da una parte il mare dall’altra i nuovi confini fissati da Israele in una tenaglia che ruba territorio ai palestinesi e li ingabbia in pochi chilometri quadrati. Israele ha fatto suo ben più del 50% del territorio della Striscia. Oltre i confini segnati dai carri armati dell’IDF la vita continua, scorre nella sua normalità. Si lavora, si va scuola, si viaggia in auto, si pranza, si cena. In pochi chilometri si passa dalla tragedia alla serena vita in tempi di pace. Gaza è diventata l’enclave del terrore e della miseria, un piccolo punto sulla carta geografica circondato dalla vita. Mentre all’interno del punto si continua a morire.

Possono esistere ragioni convincenti per tollerare tutto questo? Non lo credo possibile se non a condizione di rinunciare alla nostra umanità.

È l’obiezione che dobbiamo continuare a muovere. Nulla può giustificare l’accanimento di Israele e dei suoi alleati, Italia compresa, contro un popolo. Nulla può giustificare il silenzio del mondo sul dramma di Gaza. 

Chi si spende in difesa dei diritti umani violati nella Striscia rischia l’emarginazione, se non l’arresto. In Inghilterra persino Greta Thunberg ha subito la violenza della repressione. 

L’inchiesta di Genova deve fare il suo corso. Vedremo se ci saranno gli estremi per un processo e quale sarà l’eventuale esito. Fiducia nei magistrati. Ma non deve e non può passare l’equazione “difesa dei diritti dei palestinesi uguale appoggio ad Hamas” come molti esponenti della maggioranza stanno tentando di fare. Questo è davvero intollerabile. 

Alla fine, la propaganda stanca e serve solo a rivelare la miseria di chi la usa.

 


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