Giornalismo sotto attacco in Italia

Ranucci in Vigilanza. Alla solidarietà devono seguire atteggiamenti e posizioni coerenti e conseguenti

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L’audizione di Sigfrido Ranucci in Antimafia è stata di grande interesse. Innanzitutto perché ha confermato quella che per molti è una verità: ogni volta che  il giornalismo d’inchiesta ( nel caso Report) accende fari, squarcia oscurità e opacità su mafie, corruzione su appalti e forniture, narcotraffico, ogni volta che scava su malaffare, collusioni tra criminalità organizzata, stragismo, estremismo nero, settori della politica, lo stesso giornalismo viene attaccato. A Report e Ranucci è accaduto tante volte: tentativi di delegittimazione; intimidazioni, minacce, avvertimenti, strani pedinamenti, attentati, come quello di venti giorni fa. Il quadro offerto da Ranucci in Antimafia ha impressionato. Per questo non è senza significato la solidarietà che anche a San Macuto gli è stata unanimemente espressa. Noi diciamo, però, che alla solidarietà devono seguire atteggiamenti e posizioni coerenti e conseguenti. Se si è solidali, non si può neanche per un attimo chiedere che una trasmissione come Report non mandi in onda servizi. Si deve recepire norme coerenti contro le querele temerarie ( bavaglio) come la direttiva Europea Slapp o leggi già pronte in Parlamento per essere approvate. Si deve tutelare davvero, insomma, la libertà di informazione. Alla luce di queste considerazioni, sono apparse inquietanti alcune prese di posizione di esponenti della destra e segnatamente di Fratelli d’Italia. Sia nei confronti di domande correttamente poste dal senatore Scarpinato, sia riguardo alle risposte ( secretate) di Ranucci. Ha fatto bene il conduttore, invece, a chiedere la secretazione. Ha offerto, in quella sede, elementi di quadro, scenari, particolari di vicende che meritano ancora concreti approfondimenti. Li meritano certamente da parte della Magistratura e anche, per le proprie competenze specifiche, da parte del Copasir. È interesse della democrazia che questi approfondimenti vengano fatto. Hanno colpito negativamente le dichiarazioni del giorno  dopo di alcuni commissari FDI, che hanno rimproverato Ranucci per avere chiesto la secretazione. Lo hanno fatto il giorno dopo. Se, per ipotesi, in alcune vicende ci fosse la necessità di avere delucidazioni – poniamo – da apparati e servizi  di sicurezza, dallo stesso Governo, perché non sollecitare queste delucidazioni, questi approfondimenti? E perché, invece, attaccare il lavoro, responsabile, svolto ieri dai commissari e dall’audito?
Ci sono fin troppi misteri in questo Paese. Ci sono giornalisti spiati. Circa venticinque di questi vivono ancora sotto scorta ( e dopo l’attentato a Ranucci la tutela è stata rafforzata). Ci sono attacchi alla riservatezza delle fonti. Compito del Governo del Parlamento, delle forze politiche, delle associazioni, è di tenere alta la guardia per la libertà di informazione. Non di fingere di farlo agendo poi per indebolirla .

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