Centinaia di ragazzi di varie età. Delle scuole medie inferiori e superiori. Di istituti diversi. Questo ho avuto di fronte a me il 21 novembre mattina a Gualdo Tadino alla Festa Nazionale di Articolo21.
Ogni volta incontrare i ragazzi è sfidante. È un momento di crescita prima di tutto per chi sale sul palco. Devi sentire le loro vibrazioni, emozioni, capire interessi, intercettare chi è in silenzio ed è lì che ascolta e chi soffre a star seduto. È un momento in cui mettere in campo strategie comunicative, cambiare la voce e le intonazioni per accattivarli e tenerli lì inchiodati alle parole.
Amo incontrare gli studenti. Ascoltarli, accogliere le loro domande e i loro sguardi. Parlare con loro. Creare degli spazi di fiducia e dialogo. Chiedono attenzioni e quando sentono che tu sei lì per loro, per ciascuno di loro, quando sentono di essere protetti e di potersi lasciar andare sono in grado di aprire mondi incredibili, dalle profondità inimmaginabili, sono capaci di porre domande precise alle quali non ci si può sottrarre, sanno mettere in crisi con quella capacità, che non si dovrebbe perdere mai, di dire “il re è nudo”.
È sempre arricchente stare in mezzo a loro e ricevere i loro abbracci. Così come lo è stato avere di fronte a me al Teatro Don Bosco i ragazzi di questo angolo di Umbria. Dove a volte possono sembrare distanti le guerre, le ingiustizie, le fatiche, ma dove, in realtà, si insinuano nell’arco della giornata, come accade ovunque. Perché le guerre non le dobbiamo cercare lontano da noi: loro entrano anche nei piccoli gesti quotidiani.
“Disarmare. Voce del Verbo Amare” parla di carcere, droga, guerre, di Kanun, di figli e padri distanti, di madri sopraffatte, di giornalisti e di giornali, ma parla soprattutto di noi, delle scelte che facciamo ogni giorni, delle parole che adoperiamo per rivolgerci agli altri. Parla di mondo, ma prima ancora della pace e delle guerre che sono dentro di noi.
Parla di ponti che si possono costruire con le parole. E di chi con le parole genera pace.
