Nella nazione leader del capitalismo, gli Usa, le festività annuali sono accorpate al sabato e alla domenica. Ad esempio, il “labour day” si festeggia sempre il primo lunedì del mese di settembre. Ciò anche perché negli states non si festeggia il primo maggio, Festa dei Lavoratori, non del lavoro. Anche il fascismo evitava di spezzettare la settimana, difatti creò il “sabato fascista”, che dava la possibilità al popolo di riprendere le forze le domeniche successive; popolo esausto per le adunate.
Negli anni Settanta qualcuno ricorderà che la Confindustria ottenne la soppressione di alcune festività, che comunque vennero restituite ai lavoratori come ferie, alla voce “festività soppresse”. Anche in questo caso si ritenne opportuno non spezzare circa quattro settimane l’anno con festività che avrebbero creato delle evidenti discontinuità produttive infrasettimanali, anche il giorno dopo.
Ritengo che la proclamazione degli scioperi nelle giornate di venerdì seguano una logica che vuole evitare discontinuità produttive. Inoltre, le mobilitazioni del venerdì danno ai lavoratori la possibilità di riposarsi il sabato successivo. Pertanto, uno sciopero infrasettimanale causerebbe più di un disagio alla produzione, in quanto, oltre a spezzare la settimana, causerebbe possibili assenze il giorno successivo. In tal modo i lavoratori perdono buona parte dello svago del sabato dopo.
Il governo, invece di rispondere sui temi degli scioperi, insiste nell’accusare i lavoratori di fare lunghi week end di vacanze. L’ignoranza storico-economica è totale. L’unica cosa che ci conforta è che la capa del governo non ha memoria del sabato fascista. Forse volutamente rimosso.
