Il ministro ha inviato una circolare per segnalare la necessità della par condicio in ogni iniziativa programmata nelle scuole. Facciamo qualche esempio: in occasione del 25 aprile saranno invitati a parlare un fascista è un antifascista? Quando si parlerà di lotta contro le mafie saranno invitati chi ha contrastato la corruzione e un mafioso? Quando si parlerà di violenza contro le donne chi discuterà con associazioni e vittime? Quando si parlerà di lotta contro il razzismo dovrà esserci anche un razzista? La circolare è diventata lo spunto per la lettera di un docente, Giancarlo Burghi, che conosce molto bene il mondo della scuola e i giovani, al Ministro dell’Istruzione, Valditara.
“Egregio Ministro,
le scrivo di nuovo dalla solitudine della “trincea” per esprimere il senso di amarezza che molti docenti hanno provato di fronte alla circolare che il 7 novembre scorso il suo Ministero ha diffuso sulle «manifestazioni ed eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche».
Nella nota si chiede alle scuole di «assicurare il pieno rispetto dei principi del pluralismo e della libertà di opinione», assicurando la presenza di «ospiti ed esperti di specifica competenza e autorevolezza», per permettere agli studenti di sviluppare «una propria autonomia e opinione non condizionata», incoraggiandoli ad «una conoscenza approfondita e mai semplicistica delle tematiche affrontate».
In realtà, signor Ministro, quello che lei auspica o chiede, le scuole lo fanno già. Si tratta di capire dunque la ragione profonda di questo suo “sospetto” nei confronti dei docenti che, al di là delle parole composte che utilizza, sottende una inquietante volontà di “sorvegliare” la scuola. Del resto in una sua infastidita risposta ad alcune critiche alla circolare, ha utilizzato parole più apertamente offensive, parlando di «pratiche di indottrinamento» da parte dei docenti.
Quali sarebbero le tematiche «di ampia rilevanza politica e sociale» su cui la scuola praticherebbe l’indottrinamento? Perché invoca il principio del pluralismo e della libertà di espressione, come se le scuole fossero covi in cui “cattivi maestri” autoritari e antidemocratici fanno dei comizi?
Questa circolare è l’ultima di una serie di ingerenze, insinuazioni, malcelate pulsioni censorie che il Ministero dell’Istruzione e del Merito e il Governo di cui è espressione ha messo in atto nei confronti del dibattito pubblico sui drammatici eventi della Palestina. Perché di questo si tratta, anche se Lei non ne fa cenno: di difendere la linea politica di un Governo e non il pluralismo nelle scuole, di buttarla in politica (lo fa lei e non le scuole, come insinua) e non di tutelare la serietà della scuola.
Per capire cosa si cela dietro la sua direttiva occorre ricordare che, qualche settimana fa, un suo collega di partito, il deputato della Lega Rossano Sasso, capogruppo in commissione Cultura, Scienza e Istruzione, con una dichiarazione pubblica intimidatoria, ha di fatto sabotato una giornata di studi intitolata “Prospettive di pace per Gaza”che, alla presenza di autorevoli storici, studiosi e attivisti per i diritti umani, il Liceo “Righi” di Roma aveva organizzato per il 24 ottobre. Si trattava di un’iniziativa di alto profilo culturale con un programma di interventi attentamente vagliato e deliberato dal Collegio dei docenti e approvato dal Consiglio d’istituto. Una iniziativa condotta nel rispetto delle procedure democratiche della scuola, le uniche che possono garantire quella correttezza scientifica, quel pluralismo e quella valenza educativa che Lei chiede alle istituzioni scolastiche. A meno che non sia il Ministero dell’Istruzione o l’onorevole Sasso o il Governo a stabilire quando l’offerta formativa di una scuola sia legittima.
L’onorevole Sasso ha lamentato l’assenza di una voce contraria a quella dei portavoce della Global Sumud Flottilla. Quale avrebbe dovuto essere la “voce contraria” a quella di attivisti non violenti che lottano per il ripristino del diritto internazionale, che – lo insegniamo ai nostri studenti – è una conquista di civiltà dopo i nazionalismi del Novecento che hanno gettato il mondo nella barbarie? Forse quella di un generale dell’IDF o quella del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir (accusato di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale), che ha definito “terroristi” gli attivisti della Flottilla e ostenta i corpi impotenti dei prigionieri umiliandoli e chiedendo per loro la pena di morte? Sono questi gli esempi di equilibrato dibattito che il sistema scolastico del paese di Cesare Beccaria dovrebbe fornire ai nostri studenti? Quale avrebbe dovuto essere la voce contraria a quella di autorevoli storici e studiosi? Forse quella di un amico fidato dell’onorevole Sasso, per il quale l’iniziativa presentava “un valore diseducativo di carattere manipolatorio” volto a “orientare ragazzini che sono in formazione”. Con poche e sconsiderate parole l’onorevole Sasso ha offeso i docenti, presentandoli come faziosi manipolatori di coscienze, e gli studenti liceali considerandoli ragazzini inconsapevoli e manipolabili. E’ stato un attacco sgraziato e grossolano alla scuola tutta, che lei, con toni più composti e rispettosi, con la sua circolare ha di fatto avallato.
E’ sconcertante che quelle parole siano state pronunciate da un docente che nei social si presenta come “padre e insegnante che si batte per una scuola migliore”. Sarebbe migliore, sig. Ministro, una scuola in cui la politica, il governo, il potere vigilano sull’offerta formativa delle scuole?
La vicenda del Liceo “Righi” rappresenta un grave attentato alla libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione e al diritto degli studenti ad essere informati e istruiti lontano dagli interessi e dalle ingerenze della politica e dei politici.
Quanto accaduto svela l’intento vero di questa bizzarra “par condicio” che vorrebbe per la scuola: ridurla a un talk show in cui la “verità” è la somma di parzialità tutte egualmente lecite e in cui vince chi urla di più (chi ha più voti, chi governa o chi ha più amici tra i potenti).
Ma la scuola, sig. Ministro, non è un talk show che deve ospitare tifoserie opposte o una platea permeabile all’idea del politico più forte. E’ un luogo di riflessione e studio che si muove sulla base di due saldi pilastri: la Costituzione, che ci consente di sottrarre il giusto e l’ingiusto al dominio fintamente democratico dell’opinabile, e la verità storica che delegittima qualsiasi forma di opinione revisionista. E, in questo luogo, a decidere l’offerta formativa è il Collegio dei docenti espressione democratica di tutti gli orientamenti culturali e politici.
L’idea che a scuola debba esserci il contraddittorio, come in televisione, è semplicemente ridicola. L’idea della par condicio svela un intento subdolo: lo stesso che, invocando a parole regole e pluralismo, ha finito per distruggere nei fatti la libera informazione. Si fa credere di invocare regole democratiche per controllare e colpire il libero esercizio del pensiero critico, la libertà degli intellettuali, dei giornalisti e degli educatori.
Un’informazione libera e una scuola autonoma sono dei luoghi “sovversivi” per i potenti di turno, che verso di essi mostrano una incontenibile pulsione al controllo. I docenti liberi e fedeli alla verità storica e alla Costituzione (in questo sì “faziosi” perché dalla sua parte) sono il vero pericolo che Lei paventa.
Cosa accadrebbe in una scuola trasformata in un talk show di “libere” opinioni di cui il Governo è arbitro? In occasione del 25 aprile sarebbero invitati a parlare un fascista e un antifascista, un partigiano e un reduce di Salò, magari con lo stesso tempo a disposizione (come si fa nei confronti televisivi), e questo per far contento l’onorevole Sasso ed evitare che la scuola “indottrini” le giovani menti all’antifascismo.
Lo stesso accadrebbe per la giornata contro la violenza sulle donne: sarà necessario far intervenire chi, esprimendo una “libera opinione”, rivendica il diritto di affermare l’inferiorità della donna ed evitare così l’”indottrinamento” alla parità di genere. Quando si organizza una giornata formativa contro il razzismo, sarà necessario l’intervento di qualcuno che, accanto a Martin Luther King, ricorderà l’attivista Charlie Kirk, entrambi assassinati e dunque espressione di due “democratiche” opinioni regolabili dalla par condicio. In questa meravigliosa “scuola della libertà e del pluralismo” non importa che il primo voleva superare la discriminazione dei neri lottando per una società di liberi e uguali, mentre il secondo, con l’agghiacciante linguaggio di odio del suprematismo bianco affermava che i neri e le donne sono inferiori. Il Kirk esaltato da tanti politici di casa nostra come campione della “libertà di opinione” si recava nei campus universitari statunitensi per sfidare gli studenti in un dibattito “libero e democratico”. La sua fama derivava proprio da questi dibattiti-show, da cui sembrava sempre uscire vincitore con le sue affermazioni misogine e razziste. Pensa che potrebbe essere un modello per la scuola che verrà?
«Parlare direttamente e in maniera diversa ai giovani»: lo ha promesso anche il suo collega di partito Matteo Salvini, che, nel ricordare l’assassinio di Kirk, ha annunciato di voler inviare una lettera ai presidi e ai rettori per andare a parlare nelle scuole e nelle università con le stesse parole dell’attivista statunitense.
Egregio Ministro, la scuola della Costituzione a cui Lei giustamente fa riferimento (ma forse solo a parole) non è la scuola della par condicio, non è la gazzarra della politica, è qualcosa di serio: presidio di vera libertà (anche quella dalla menzogna e dall’odio) e di verità storica. E si rassegni: la Costituzione è “di parte”, non nel senso che sia espressione di un orientamento politico ma nel senso che traccia un confine netto tra civiltà e barbarie, tra diritto e storto, nel senso che è per l’uguaglianza e non per la discriminazione, per la pace e non per la guerra, per la dignità dei popoli oppressi e non per la violenza dei Governi che si macchiano di crimini contro l’umanità; sta dalla parte di chi opera per garantire il diritto di asilo per lo straniero «che non ha garantite le libertà democratiche» e non per chi difende sempre e comunque i sacri confini della patria, sta dalla parte di chi difende le persone e i diritti e non di chi difende le frontiere.
La scuola della Costituzione è quella che tutti i 27 gennaio celebra il “Giorno della Memoria” per tenere vivo nelle giovani generazioni il ricordo della shoah e far crescere in tutti i nostri studenti la consapevolezza che al di sopra della nazione, dell’etnia, dell’appartenenza a credi religiosi diversi, al di sopra dei confini stessi, sta un’unica umanità affratellata nella pace. Per la scuola della Costituzione non vale lo slogan “prima gli Italiani”. Vuole che la scuola, per garantire il pluralismo, inviti qualcuno che sostenga il contrario?
Che scuola vuole signor Ministro? Deve chiarirlo per consentirci di capire se è la stessa che la Costituzione ci impone e che noi pratichiamo. Vuole la scuola delle “libere opinioni”, in cui è lecito dire tutto, senza orientare le giovani generazioni ai valori costituzionali che lei scambia per indottrinamento?
Che scuola vuole? Quella in cui il suo collega di partito Roberto Vannacci possa fare lezioni di revisionismo e insegnare (come ha chiesto) le imprese della “X Mas” accanto a quelle di Gramsci, Gobetti o Matteotti o dei partigiani resistenti? E questo, naturalmente per salvaguardare «il pluralismo e la libertà di opinione» che richiama nella sua circolare …
E’ significativo che né l’onorevole Sasso né Lei, in questi giorni, abbiate criticato le occupazioni di molte scuole da parte degli studenti. Non lo avete fatto perché sono ormai un rito stanco, sbiadito e poco incisivo. La vostra attenzione censoria si è diretta contro il cuore democratico della scuola, contro la sua funzione più propria: quella di una comunità che educa senza uscire dal perimetro delle proprie competenze istituzionali, senza sconfinare in militanza politica.
E’ questa la scuola che fa paura: un luogo di approfondimento critico contro le facili manipolazioni ideologiche dei politici e come libera produzione e confronto di idee. E’ una scuola autorevole e seria quella che temete e volete controllare: una scuola che, di fronte alla barbarie che avanza e che interroga profondamente le coscienze, tutte le coscienze, al di là di ogni colore politico, volge il suo sguardo sulle ferite del mondo e lo fa con la didattica curriculare (con gli strumenti della storia, del diritto, della filosofia) e con iniziative extracurriculari come quella organizzata dal Liceo “Righi” e che il potente di turno, da lassù, ha sabotato.
E’ questa la scuola che temete: quella che, senza diventare piazza chiassosa, senza accendere il tifo scomposto (tutto questo lo lasciamo all’onorevole Sasso) alla luce della Costituzione insegna a distinguere il torto dal diritto e rimane il presidio del sapere, della formazione dell’uomo e del cittadino, della promozione di una cultura della pace”.
