Otto anni dopo l’assassinio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, Malta ha ricordato una delle voci più coraggiose del giornalismo europeo. Nel corso della giornata del 16 ottobre, giornalisti, cittadini e rappresentanti della società civile si sono riuniti in tre momenti di commemorazione: il tributo mattutino dei giornalisti, la raccolta silenziosa a Bidnija, davanti al luogo dell’attentato, e la veglia serale a La Valletta. A rappresentare Articolo 21 è stato il presidente Giuseppe Giulietti, presente a tutte le iniziative, che ha deposto fiori in nome dell’associazione e ha preso la parola per ribadire il significato europeo della battaglia di Daphne. “Non siamo qui solo per rendere omaggio al sacrificio di una giornalista rigorosa e libera, capace di svelare corruzione e collusioni – ha detto Giulietti – ma anche per cogliere la sua lezione, valida ancora oggi. È giunto il momento di approvare una norma europea che recepisca quanto più volte scritto dalla Corte europea: il giornalista ha il diritto-dovere di pubblicare ogni notizia di pubblico interesse e rilevanza sociale. Lei ha perso la vita perché lo ha fatto, e in tante parti del mondo accade ancora.” Giulietti ha annunciato l’intenzione di Articolo 21 di promuovere, insieme ad altre associazioni europee, una campagna continentale per la libertà di informazione nel segno di Daphne, richiamando la Commissione europea a passare “dalle solenni dichiarazioni ai controlli concreti”. “Dopo l’approvazione del Media Freedom Act – ha proseguito – è necessario verificarne l’applicazione. In troppi paesi, sulle querele bavaglio, la tutela delle fonti, il segreto professionale, i finanziamenti all’editoria, la difesa del pluralismo e i servizi pubblici radiotelevisivi, si procede verso un controllo crescente da parte degli esecutivi, di ogni colore politico. Ora servono ispezioni e sanzioni, anche per rispetto verso chi come Daphne è stata assassinata per aver difeso la luce della verità contro il buio della menzogna.” Le sue parole hanno risuonato nella piazza antistante il tribunale de La Valletta, dove centinaia di persone si sono raccolte nel silenzio, tra le fiaccole e le immagini di Daphne, insieme a rappresentanti di Repubblika, Occupy Justice e del sindacato maltese dei giornalisti. Il giorno successivo, tuttavia, il memoriale presso il monumento alla Grande Assedio – dove Giulietti aveva deposto i fiori in nome di Articolo 21 – è stato nuovamente ripulito da un impiegato dell’ufficio del primo ministro maltese, con la rimozione dei fiori e delle candele lasciate dai partecipanti. Un gesto che le organizzazioni civiche maltesi hanno denunciato come “bullismo istituzionalizzato”, simbolo della difficoltà del Paese ad accettare pienamente la memoria di Daphne. Otto anni dopo, la sua voce continua a interpellare l’Europa. E Malta resta, come ha ricordato Giulietti, “un luogo dove si misura la distanza tra le parole e i fatti nella difesa della libertà di stampa”.
