Il Comune di Foligno ha firmato un’ordinanza che dispone l’estumulazione delle tombe considerate “fuori concessione”. Dentro quell’atto freddo e burocratico c’è anche la tomba di Augusto Bolletta, un ragazzo di vent’anni, fornaio, antifascista, ammazzato dai fascisti il 23 maggio 1921.
Per capire perché questa scelta non è una semplice questione amministrativa bisogna ricordare chi era Bolletta. Era figlio di una famiglia di lavoratori, cresciuto in una città attraversata dalle lotte sociali e sindacali dell’inizio del Novecento. Simpatizzava per il movimento socialista e comunista e in quei mesi l’Umbria, come tante altre regioni italiane, era scossa dalla violenza delle squadracce fasciste che attaccavano le Camere del lavoro, le cooperative, le leghe contadine. Bolletta pagò con la vita il suo impegno e la sua appartenenza: fu aggredito e ucciso da un gruppo di fascisti in pieno giorno, nel cuore di Foligno, proprio perché comunista, perché simbolo di quella parte di popolo che non chinava la testa.
Sulla sua morte il regime impose il silenzio. Non solo fu vietato ricordarlo, ma persino portargli un fiore sulla tomba. Il fascismo temeva che il suo nome diventasse un punto di riferimento per gli antifascisti. La sua memoria fu perseguitata come la sua vita.
Dopo la Liberazione, finalmente, la città volle riscattarlo. Il Comitato del Movimento di Liberazione fece costruire una tomba-monumento nel cimitero centrale di Foligno. Sulla lapide scrissero parole chiare, scolpite nel marmo: “ucciso barbaramente dai sicari fascisti”. Non era solo un sepolcro, ma un atto politico, un segno visibile della riconquista della libertà. Una promessa al popolo: ricordare per sempre chi aveva pagato con il sangue.
E oggi? Oggi il Comune decide che quella concessione è “scaduta” e che i resti vanno spostati nell’ossario comune. Come se la memoria antifascista fosse un contratto d’affitto da rinnovare. Come se un ragazzo assassinato per le sue idee fosse solo un nome da archiviare.
L’ANPI di Foligno ha denunciato il tentativo di estumulazione dei resti di Bolletta e chiesto l’annullamento dell’ordinanza almeno per le tombe monumentali. Perché qui non c’è solo un regolamento cimiteriale: c’è il rischio di una seconda morte, quella della memoria.
Difendere questo monumento significa difendere la libertà di oggi. Non è un atto di pietà, è un atto politico. Perché la memoria non si estumula.
Augusto Bolletta non si tocca.
