Giornalismo sotto attacco in Italia

Rapporto sullo Stato di Diritto, ecco cosa ci chiedevano nel 2024

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La lettera-esposto di Articolo 21 è rivolta al Commissario europeo per la democrazia, la giustizia, lo stato di diritto e la tutela dei consumatori, Michael McGrath e relativa Direzione Generale circa la mancata attuazione delle raccomandazioni contenute nel rapporto sullo stato di diritto dell’Unione e riferite all’Italia per la parte sui media.

La relazione sullo stato di diritto 2025 uscirà a brevissimo, entro il 15-20 luglio ed è indipendente dall’Emfa.

Il rapporto è una “fotografia” dello stato delle cose in Italia e quasi certamente risulteremo non in linea e anche inadempienti delle raccomandazioni dello scorso anno. Mentre l’Emfa entrerà in vigore l’otto agosto. Molti aspetti sono sovrapponibili perché riguardano la libertà di stampa in Italia ed il suo peggioramento.

Il  Rapporto dello scorso anno era stato presentato il 23 luglio 2024 dalla Direzione Generale Giustizia e Consumatori (DG JUST), che promuove la giustizia sociale sostenendo lo Stato di diritto e tutelando i diritti e le libertà individuali, sviluppa e attua politiche in materia di Giustizia, Diritti Fondamentali e Consumatori, in linea con le priorità della Commissione per realizzare un futuro digitale, una democrazia europea più forte e un Green Deal europeo.

La Commissione dell’Unione Europea, il 24 luglio, ha diffuso il V report annuale sullo stato di diritto che monitora gli sviluppi significativi e fa il punto della situazione dello stato di diritto in tutti i paesi dell’UE. Ogni anno, il rapporto include nuove raccomandazioni per i paesi dell’UE.

Nella Relazione sullo Stato di diritto 2024 la Commissione Europea aveva evidenziato che, nonostante un quadro legislativo robusto, persistevano sfide nella governance e nel sistema di finanziamento dei media pubblici ed era stata espressa preoccupazione sulla situazione relativa alla sicurezza dei giornalisti, ribadendo che “sono stati oggetto di aggressioni fisiche, minacce di morte e altre forme di intimidazione”. La Commissione sottolineò che non vi erano stati sviluppi di rilievo per quanto riguarda le norme sulla diffamazione: il Parlamento italiano è già stato esortato ad allinearsi con le pronunce della Corte Costituzionale in tema di diffamazione.

A preoccupare la Commissione è anche la prevalenza delle SLAPP, quelle azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica: il ricorso alle SLAPP in Italia è molto diffuso e la normativa più utilizzata per istigare casi di SLAPP è proprio la diffamazione, ma anche il diritto alla privacy e il diritto all’oblio vengono usati impropriamente per impedire la rivelazione di informazioni scomode. Spesso, le minacce legali precedono persino la pubblicazione dell’inchiesta, innescando meccanismi di auto-censura.

A febbraio 2024 il Parlamento Europeo ha approvato la Direttiva anti-SLAPP per la protezione della libertà di espressione e della partecipazione pubblica di giornalisti, attivisti e whistleblower e con la successiva Raccomandazione del Consiglio d’Europa sono stati stabiliti degli standard che gli Stati membri devono rispettare in materia di diritti umani. Lo Stato italiano dovrebbe fornire un resoconto sull’attuazione della Direttiva ma finora non sono stati forniti dati.

 

Queste le raccomandazioni del 2024:

 

  • portare avanti il processo legislativo del progetto di riforma sulla diffamazione e sulla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, evitando ogni rischio di incidenza negativa sulla libertà di stampa e tenendo conto delle norme europee in materia di protezione dei giornalisti;
  • provvedere affinché siano in vigore disposizioni o meccanismi che assicurino un finanziamento dei media del servizio pubblico adeguato per l’adempimento della loro missione di servizio pubblico e per garantirne l’indipendenza;

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