Con l’insediamento di Donald J. Trump per il suo secondo mandato da presidente degli Stati Uniti, gli americani si preparano a vivere un’era di profonda trasformazione.
Trump ha annunciato che intende firmare all’incirca un centinaio di ordini esecutivi nei suoi primi giorni di presidenza, una manovra volta a ristrutturare radicalmente la politica federale su questioni di immigrazione, diritti civili, economia e ambiente.
La sua strategia segnala un chiaro spostamento di paradigma, con potenziali conseguenze gravi per i diritti umani e la diversità.
Uno dei punti della sua agenda sarà l’attacco alle politiche di diversità ed equità. Il tycoon ha espresso l’intenzione di stabilire definizioni rigorose di sesso biologico, ponendo così in pericolo le protezioni per le persone transgender nelle carceri e negli spazi pubblici.
Le politiche di inclusione, che mirano a garantire pari opportunità indipendentemente dal genere e dall’identità, saranno smantellate in favore di un ritorno a una visione ristretta della diversità.
Questo approccio non solo ostacola il progresso sociale, ma mina anche i diritti fondamentali di gruppi già vulnerabili.
C’è da dire che l’ondata di ordini esecutivi in arrivo, alcuni già firmati poco dopo il giuramento, non passerà senza conseguenze.
Molti di questi provvedimenti saranno contestati in tribunale, mentre altri potrebbero risultare puramente simbolici.
Tuttavia, l’insieme di queste intenzioni mostra la chiara volontà di sovvertire le politiche dell’amministrazione precedente, con il rischio di creare un ambiente in cui i diritti siano subordinati a un’ideologia di controllo e conformità.
Dall’uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alla cancellazione degli impegni sugli accordi sul clima, dalla dichiarazione di Cuba quale Stato terrorista e alla rimozione delle sanzioni ai coloni israeliani.
Dallo stop allo Ius Soli, alla proclamazione dello stato di emergenza con imvip dell’esercito al confine col Messico, i primi passi di Trump segnano l’inizio di una fase in cui i diritti civili e le conquiste sociali ottenute con fatica sono messe in discussione.
Gli effetti evidenti delle sue politiche in passato non lasciano adito a dubbi su quale tipo di America ci si debba aspettare nei prossimi anni.
Numerose organizzazioni governative avvertono che la difesa dei diritti umani richiederà una vigilanza attiva da parte della società civile.
La resistenza a questo corso d’azione diventa più che mai necessaria, non solo per proteggere chi è più vulnerabile, ma anche per difendere il principio fondamentale dell’inclusione e della dignità umana.
Infine, c’è da scommettere che entro i primi 100 giorni del suo mandato toccherà anche aborto e competenze delle agenzie federali di controllo, alcune da sempre considerate da Trump indigeste.
Lr azioni che si appresta a intraprendere si perpetuano oltre i confini del rispetto reciproco e della dignità umana.
Questa svolta netta contro i diritti, che una volta costituivano il fondamento di un patto sociale condiviso, porterà a una situazione in cui i valori etici e morali saranno sistematicamente ignorati.
Gli americani si troveranno a vivere in un contesto in cui il potere viene esercitato non come un servizio alla collettività, ma come un’arma affilata pronta a violare ogni norma in nome di un’autorità incontestabile.
Il tutto senza che ci si indigni più di tanto, Con il passare del tempo, il disincanto collettivo si è installato gradualmente.
L’assuefazione a eventi violenti e ingiusti diventa un meccanismo di difesa, proteggendo gli individui da traumi insopportabili.
Questa desensibilizzazione alimenta un ciclo, la sopraffazione diventa la norma mentre la ribellione e l’indignazione appaiono sempre più come anacronismi.
L’assenza di un limite morale si traduce, quindi, in un’accettazione passiva, in un silenzio complice che consente a chi detiene il potere di agire senza timore di conseguenze.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca non si spiega altrimenti.
Povera America.