Un altro ragazzo pestato a morte dalla polizia bielorussa

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Oggi è il funerale di Dzmitry Uskhopau, il 27enne picchiato a morte dalla polizia bielorussa la notte del capodanno. Era stato arrestato ad una fermata dei mezzi pubblici mentre si stava recando ad una festa dell’ultimo dell’anno. Verso le 1.20 del mattino gli agenti l’hanno consegnato all’ospedale di Rechitsa (Homel) in uno stato di coma. Il suo corpo era pieno di lividi, i vestiti strappati e bagnati, la fronte segnata da una ferita tonda diametro 1,5 cm, i polsi riportavano degli evidenti segni di manette. I medici non sono riusciti a rianimarlo.

Da quando  la notizia è diventata pubblica, le autorità stanno facendo di tutto per insabbiare l’accaduto. Stamattina sono stati arrestati minimo 4 amici di Dzmitry. Dovevano venire alla casa di sua madre per aiutare con i preparativi per il funerale, ma hanno smesso di rispondere al cellulare. Poco dopo i loro parenti hanno riferito che sono stati prelevati dagli agenti delle forze dell’ ordine. Lo riportano l’ong per i diritti umani Viasna e i media indipendenti bielorussi.

Le fonti riferiscono che gli agenti vengono a casa dagli amici di Dzmitry e minacciano di arrestarli per droga se aprono la bocca. In Bielorussia la legge antidroga prevede fino a 25 anni di reclusione con la confisca dei beni (opzionale).

Ieri anche la sorella di Dzmitry ha riferito di essere stata intimata a non parlare con i giornalisti, mentre i canali filogovernativi hanno divulgato la notizia che il giovane aveva 4,3 per mille dell’alcol nel sangue, le tracce di droga nelle urine e della marijuana in tasca.

Abbiamo già visto un copione simile. L’11 novembre 2020 il giovane pittore Raman Bandarenka moriva nelle stesse circostanze; il giorno successivo le autorità hanno dichiarato che era ubriaco. La giornalista di tut.by Katsiaryna Barysevich l’ha subito smentito rendendo pubblico il referto medico. L’ha pagato con 6 mesi di reclusione, mentre il medico Artsiom Sarokin che le aveva fornito le informazioni tra poco comincerà a scontare la sua condanna di 2 anni di reclusione. Tut.by non esiste più, la caporedattrice e una decina di altri dipendenti tra giornalisti e manager sono in carcere.

La legge in Bielorussia è una strada a senso unico e coincide con il potere dello stato dittatoriale che copre i delitti dei propri scagnozzi.


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