40 anni fa la scoperta della lista P2. Ma i suoi tentacoli avvolgono ancora la nostra democrazia

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Sono trascorsi quarant’anni dal 17 marzo 1981 quando fu trovato nella villa di Licio Gelli a Castiglion Fibrocchi, vicino ad Arezzo, l’elenco con i nomi degli iscritti alla loggia massonica Propaganda 2. I magistrati stavano indagando sul finto sequestro di uno degli iscritti: il finanziere Michele Sindona, in realtà fuggito da New York grazie ad un passaporto falso mentre era indagato dalle autorità statunitensi. Gherardo Colombo e Giuliano Turone i magistrati che rinvennero la lista composta da 992 nominativi tra questi: 119 alti ufficiali, 22 dirigenti di Polizia, 59 parlamentari, 8 direttori di giornali, 22 giornalisti, 4 editori, dirigenti di aziende pubbliche, diplomatici e imprenditori. Nel Piano di rinascita democratica di Gelli, nella sua visione di golpista, il ruolo della magistratura andava completamente stravolto perché rappresentava il vero ostacolo, non sorprende che nella lista ci fossero dei magistrati. Negli anni tanto si è scoperto sull’impegno della P2 nel depistare le stragi fasciste che hanno colpito l’Italia democratica.

Altri due processi sulla strage della Stazione di Bologna (2 agosto 1980, 85 i morti e 216 i feriti) dopo la condanna definitiva di Francesca Mambro, Giusva Fioravanti e Luigi Ciavardini ritenuti gli esecutori materiali, nel primo è stato condannato in primo grado all’ergastolo il terrorista nero Gilberto Cavallini per concorso in strage; nel secondo, in corso, la primula nera, il terrorista di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini, è sul banco degli imputati perché sospettato di essere il quinto responsabile della strage. Durante le indagini che hanno riportato l’attenzione sulla strage del 2 agosto, si è conclusa l’inchiesta sui mandanti che ha riannodato un filo nero che va dal Venerabile passando dall’ufficio Affari riservati del ministero dell’Interno, da agenti dell’intelligence, da faccendieri, per arrivare ai terroristi neri, documentando un flusso di denaro (circa 5 milioni di dollari) partiti dai vertici della P2 arrivati ai Nar di Mambro e Fioravanti.

Stando agli inquirenti la preparazione della strage sarebbe iniziata nel febbraio 1979: fu la loggia massonica P2 a organizzare e finanziare la strage. I nomi dei piduisti implicati: Licio Gelli, il suo braccio destro Umberto Ortolani, l’allora potentissimo capo dell’ufficio Affari riservati del Viminale Federico Umberto D’Amato e il senatore del Msi e storico direttore del Borghese Mario Tedeschi. Un capitolo molto importante riguarda il rapporto tra la P2 e l’informazione con protagonista Silvio Berlusconi (tessera n.1816, quattro volte presidente del Consiglio) che smentì la sua iscrizione. Per aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona fu condannato, nel 1990, dalla Corte d’Appello di Venezia. Il reato fu amnistiato il 12 aprile dello stesso anno. Sul programma politico del partito-azienda di Forza Italia “Per un miracolo italiano”, Gelli dichiarò: “Berlusconi ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato”. A distanza di quarant’anni si sa tutto sulla P2? Assolutamente no!

A questo proposito non andrebbero dimenticate le parole della prima ministra della Repubblica, staffetta partigiana, Tina Anselmi che fu presidente della Commissione parlamentare sulla P2: “La verità possono cercarla solo quelli che hanno la capacità di sopportarla”. Alla frase inquietante aggiunse: “Quell’esperienza è stata la più dura di tutta la mia vita politica. Quando un paese non vive nella trasparenza delle Istituzioni è un paese che rischia la condanna di non essere democratico e di avere il cittadino senza potere”. Durante le indagini della Commissione, il figlio di Gelli dichiarò in una intervista che nella P2 c’erano molti più iscritti. Tina Anselmi sapeva benissimo che la lista era molto più lunga e che la loggia di Montecarlo, sospettata di essere un livello superiore a quella della P2, una sorta di “eccellenza”, riguardava il mondo economico e imprenditoriale. La denuncia di Tina Anselmi fu inascoltata: “Non c’era la volontà di operare con il bisturi per sradicare l’infezione che era stata introdotta nella vita del paese”. La P2 di Licio Gelli, una volta scoperta, è riuscita, grazie alle infiltrazioni nella politica, nella pubblica amministrazione, nelle forze dell’ordine, negli eserciti, nella magistratura, nell’informazione, nelle televisioni, a mutarsi nella forma ma non nella sostanza. Sono trascorsi quarant’anni ma i tentacoli della P2 avvolgono ancora la nostra democrazia.

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