“Ma lei è un avvocato?” Discriminato dal giudice per il colore della pelle

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“Quel giudice onorario andrebbe rimosso, perché non è possibile che accadano ancora cose del genere, sintomo di un retropensiero duro a morire”. A scriverlo in un post su facebbok è Hilarry Sedu, avvocato italiano di origine nigeriana, tra l’altro consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, rimasto “vittima” di un episodio spiacevole al Tribunale per i minorenni di Napoli, dove un giudice onorario, non credendo che  potesse essere un avvocato, gli ha chiesto il tesserino, e se fosse laureato. Sedu, che alle scorse Regionali in Campania si candidò per il Pd, ha raccontato la vicenda sui social, buttandola un po’ sull’ironia, anche se amara, ma esprimendo comunque condanna per il comportamento del pubblico ufficiale.

Appena uscito dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati Sedu racconta ad Articolo 21 di aver discusso dell’episodio all’interno dell’organismo di rappresentanza, dove si è deciso di  stigmatizzare con una nota formale i fatti accaduti : “Ci stiamo concertando per trovare una linea con la quale non vogliamo ledere l’intera categoria dei giudici onorari, i quali danno un contributo prezioso alla macchina della giustizia a Napoli, ciò nondimeno non si può far passare quanto accaduto né l’atteggiamento del singolo magistrato”.
Le era già accaduto in passato di vivere episodi simili?
“Qualcosa è accaduto ma  ci si era limitati alla richiesta di mostrare il tesserino, questa volta si è andati troppo oltre con la richiesta della laurea. Questa era un’udienza camerale, eravamo io e la mia assistita, alla fine mi sono sfogato dell’accaduto con un cancelliere”.
Come funziona la macchina della giustizia a Napoli su queste vicende?
“Non c’entra la giustizia napoletana, io sono stato eletto al Consiglio dell’Ordine da colleghi avvocati. Tutto questo accade nel terzo  polo giudiziario più importante d’Italia e in una città assolutamente aperta e accogliente, che non tende a discriminare nessuno,anche se in Italia è ancora  necessario affermare i principi di eguaglianza e rispetto di tutti gli esseri umani”.
Quindi c’è razzismo in Italia?
“Non so dire francamente se la situazione sia peggiorata negli ultimi anni, ma sicuramente ogni volta che accade un fatto del genere significa che ci si è dimenticati di quanto accaduto in passato”.

Ecco come la scena surreale verificatasi in aula è stata descritta da Hilarry Sedu:“Giunto il mio turno per la discussione di una causa – scrive sui social  l’avvocato – il neo magistrato onorario mi chiede di esibire il tesserino di avvocato, lo faccio. Stupita o stupida, mi chiede se sono avvocato, poi ancora, mi chiede se sono laureato. Vi giuro che non è una barzelletta. Impulsivo come sono, ero tentato di insultarla, ma ho voluto mettere avanti il bene della causa da trattare, perché ne vale della vita della mia assistita e della sua bambina. No, non è razzismo, è solo idiozia. È la incompetenza di un organo amministrativo che non sa scegliere i componenti privati in ausilio della macchina giustizia. “Comunque, cara giudice (onorario) – conclude amaramente –  sono anche Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli” . Raggiunto telefonicamente, Sedu aveva anche affermato che “quel giudice onorario andrebbe rimosso, perché non è possibile che accadano ancora cose del genere, sintomo di un retropensiero duro a morire”.

2 thoughts on ““Ma lei è un avvocato?” Discriminato dal giudice per il colore della pelle

  1. Non è retropensiero ,è razzismo vero,non basta possedere lauree il razzismo si annida e pasce nelle menti deboli e insicure punto. Non ci sono giustificazioni! !!!

  2. Come può un giudice, per definizione terzo e imparziale, decidere con serenità, autonomia e indipendenza una fattispecie giuridica, se risulta così fortemente condizionato da pregiudizi razziali!?
    Simili censurabili comportamenti andrebbero analizzati nella loro complessità, definendone sia la frequenza che la gravità, indagandone le cause con l’ausilio di figure professionali specializzate in materia.
    Una volta individuate le cause, si dovrebbe dar corso a dei programmi di recupero volti a riabilitare i soggetti beneficiari.

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