Nagorno Karabakh, il volto di una ‘traditrice’

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Aldous Huxley disse una volta: “Una delle grandi attrattive del patriottismo è che realizza i nostri peggiori desideri. Identificandoci con la nostra nazione possiamo, indirettamente, dare sfogo a prepotenza e slealtà: per di più, sentendoci profondamente virtuosi”.

La cascata di vetriolo, odio basato su questo senso di patriottismo, che ho ricevuto online nelle ultime settimane rispecchia le parole di Huxley. Il motivo è semplice: scegliendo di non schierarmi e chiamando le cose con il loro nome sono diventata bersaglio di odio, molestie e bullismo, il tutto con una giustificazione comune. Sto cercando di ottenere borse di studio, quindi sono di parte, quindi non voglio il meglio per il popolo dell’Azerbaijan, quindi non voglio che l’Azerbaijan vinca questa guerra, quindi sono una traditrice, una puttana e una persona che merita di essere fucilata in pubblico per dare una lezione agli altri.

Sebbene non sorprenda sentire queste e altre accuse da account creati solo di recente su Twitter (ottobre 2020), mi ha invece stupita vedere altri, che hanno familiarità con il mio lavoro, fare a pezzi le interviste e gli articoli che ho pubblicato durante la guerra. Molti hanno messo in dubbio la mia “identità nazionale”, definito il mio giornalismo parziale e inopportuno e disprezzato il mio non ribattere durante le interviste con l’altra parte. Altri sono venuti a sostegno, hanno spiegato l’ondata di critiche con le emozioni in aumento e l’incredulità verso qualsiasi critica nei confronti di un paese che combatte una guerra, sul proprio territorio, per ripristinare la propria integrità territoriale e cercare giustizia per le perdite e i crimini commessi contro la sua gente 30 anni fa. Tutto ciò mi ha ricordato un altro scrittore, George Orwell, e quello che ha scritto sul nazionalismo. “Il nazionalista non solo non disapprova le atrocità commesse dalla sua parte, ma ha la notevole capacità di non sentirne nemmeno parlare”.

Questo, ancora una volta, non sorprende, considerando che le nostre identità nazionali sono il tratto distintivo, se non le fondamenta, di questo odio che crea lo spazio per trovare un nemico interno da deridere, perseguitare, umiliare e diffamare per screditarne non solo l’operato professionale, ma la stessa esistenza. Naturalmente sono diventata una traditrice agli occhi degli utenti di Facebook, Twitter e Instagram, dentro e fuori l’Azerbaijan. Questa guerra ha obliterato qualsiasi spazio per visioni diverse. C’è solo un’opinione, chiunque vada controcorrente viene pubblicamente svergognato.

Riflettendo su questa esperienza, ho condiviso un breve post su Instagram (che sono stato costretta a disattivare, insieme ai miei account Facebook e Twitter, a causa della quantità di molestie che stavo ricevendo; ora tutti ripristinati), “il volto di un traditore”. Il testo originale è stato redatto ai fini di questo articolo.

Nel caso vi foste persi la notizia! Sì, state guardando una traditrice che ha rinnegato la sua “nazione” per delle “borse di studio”.

Ah, odiatori, troll, siete dei tesori. È meraviglioso vedervi vomitare tutto quel disgusto e falsità. Ben fatto. 10 e lode. Dovreste essere tutti molto orgogliosi di voi stessi. Siete dei veri patrioti!

Avete ragione, questa è la faccia di una traditrice che ha scritto di elezioni falsificate, violazioni dei diritti e corruzione in questo paese. Questo è il volto di una traditrice che ha rinnegato il suo popolo, chiedendo il rilascio dei prigionieri politici, libertà di stampa e rispetto dei nostri diritti e delle nostre libertà. Mi vergogno! L’ho fatto per pause caffè e borse di studio. “Ora non è il momento!”, “Traditrice!”, “Puttana!”, “Zitta!”. È quello che hanno detto alcuni di voi!

Vergogna a me, per aver voluto la pace tra i due paesi. Per aver lavorato per avvicinare le due comunità, mentre i governi continuavano a separarci. Perché voglio una soluzione non bellica. Ah, che traditrice sono perché non voglio sacrificare vite. Perché non celebro i villaggi e città restituiti a spese degli uomini azeri che hanno rischiato la vita e sono morti sul campo di battaglia. Vergogna a me, per non aver sventolato la bandiera azerbaijana nelle piazze e nelle strade mentre piangevo per ogni persona che ha lasciato la sua famiglia, troppo presto, e molte altre di cui non sappiamo nulla. Beh, certo, questo mi rende una “sangue misto”.

Bene, ho una notizia per voi e non vi piacerà: non c’è un momento più o meno adatto per dire la verità. Non possiamo scegliere. Non possiamo lodare gli articoli che criticano i crimini commessi dall’altra parte e ignorare gli stessi identici articoli, definendoli di parte, quando riguardano noi. Nessuno è innocente e gli errori vengono commessi continuamente. Ne ho fatti anch’io.

Scrive Umberto Eco, “l’identità nazionale è l’ultima risorsa dei diseredati. Ora il senso dell’identità si fonda sull’odio, sull’odio per chi non è identico”. Domani è un altro giorno. Per voi è un giorno in cui inspirare aria e buttar fuori altre accuse, odio e molestie contro chi non è identico. Per la traditrice che non sono mai stata è solo un altro giorno per desiderare pace, giustizia e comprensione per tutti noi. Perché il mio concetto di identità è molto diverso dal vostro…

Pezzo pubblicato in anteprima su Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa

Link: https://www.balcanicaucaso.org/aree/Azerbaijan/Il-volto-di-una-traditrice-206679

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