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‘I Testamenti’: Viola Graziosi con il sequel de ‘Il racconto dell’ancella’ alla XVI edizione del Festival dell’Eccellenza al Femminile

 

In occasione del Festival dell’eccellenza al femminile, giunto alla XVI edizione, Viola Graziosi ci guida nella serpentina letteraria de I Testamenti di Margaret Atwood, sequel del celeberrimo Il racconto dell’ancella, giunto alle stampe trentacinque anni dopo la prima opera. La voce polimorfa dell’attrice dà corpo al carteggio di Agnes, primogenita di June che, dopo essere stata deportata a Gilead a seguito del rapimento della madre, ha trascorso l’infanzia nella casa del Comandante Kyle. Nelle parole della fanciulla prendono vita le sue vicende, la sua crescita, le sue emozioni.

Ma è la figura di Zia Lydia, maestra delle ancelle, a dominare la narrazione raccontando fatti e combinazioni che l’hanno portata a un ruolo di comando, seppure in un regime, come quello Gileard, caratterizzato da un oscurantismo religioso che considera la donna un essere finalizzato solo alla procreazione, eliminando le “non-donne”, ovvero coloro che non sono in grado di generare figli. La crudezza del carteggio risuona nel tono freddo e deciso di Viola Graziosi, e delinea il ritratto di una donna che ha progressivamente raggiunto la disumanità mimetica utile a scampare alle vessazioni del regime. Diventandone un riverbero, un ingranaggio, e contribuendo a perpetuarlo ha ottenuto una finta emancipazione che consiste nell’addestrare le ancelle a spegnere ogni luce interiore e a impedire loro di praticare qualsiasi forma di autodeterminazione, poiché il loro destino è di diventare semplici ricettacoli del seme maschile, creature amorfe prive di pensiero e di volontà di ribellione.

La voce luciferina della Graziosi attraverso oscuri volteggi ci offre prospettive del mondo distopico di Gilead, Repubblica/Carcere dove dio è ovunque e soprattutto in nessun luogo. In particolare, la parabola discendente di Zia Lydia da aguzzina di Stato a oppressa, e proprio la caduta di questa ex-giudice progressista che ha dimenticato a lungo se stessa offre uno spiraglio di speranza. Il quadro che emerge ne I Testamenti è caratterizzato dalla tensione dei contrari: la donna è percepita come un bene che genera vita e un male per la vita umana nello stesso tempo; il suo corpo è fondamentale per la sopravvivenza della specie, ma è al contempo da mortificare e occultare. Il disprezzo che discende da un Potere teocratico e militare determina la riduzione della donna a creatura sub-umana entro un recinto di dolore e disperazione, dove tuttavia si creano piccoli passaggi attraverso i quali arrivano amore e speranza, come si apprende dal racconto di Agnes.

L’anteprima andata in scena al Museo dell’Attore di Genova, preludio di un futuro spettacolo più articolato, illumina la durezza profetica del romanzo della Atwood. Possiamo vedere, in molti Stati compreso il nostro, i primi effetti dell’avvento di un moto retrogrado che erode di giorno in giorno conquiste femminili date per acquisite.

 

Viola Graziosi in

I TESTAMENTI da Margaret Atwood, l’atteso seguito de Il racconto dell’ancella

Adattamento di Loredana Lipperini, giornalista radiofonica e scrittrice

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