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Bielorussia. Le proteste non si fermano, ma neanche gli arresti arbitrari e le repressioni

 

Oggi 30 settembre 2020 è il 53° giorno consecutivo delle proteste pacifiche contro il regime di Aleksandr Lukashenko. Il fine settimana scorso è stato segnato, come ormai da tradizione, dalla marcia delle donne e la marcia di protesta domenica alla quale hanno partecipato più di 100 mila persone a Minsk e nelle altre città bielorusse. Il bilancio complessivo delle manifestazioni dell’ultimo week-end ammonta a più di 500 arresti, di cui 13 giornalisti che erano in servizio.

Le proteste non si fermano, come non si fermano gli arresti arbitrari e le repressioni. Oggi continua la protesta femminile, assieme a quella degli universitari, mentre gli altri cittadini continuano a fare le catene umane e riunirsi per le feste del quartiere come se fossero giorni di festività.

I bielorussi protestano contro l’esito ufficiale delle elezioni del presidente del 9 agosto scorso, secondo il quale Aleksandr Lukashenko si è riconfermato presidente della Bielorussia per il 6° mandato consecutivo. Dopo le elezioni dove sono stati registrati numerose violazioni della legge, i bielorussi sono scesi in strada. Il bilancio della prima settimana delle proteste sono minimo 500 casi di torture, tra cui violenze sessuali su uomini e donne, e 7500 arresti arbitrari solo durante il mese di agosto. Lo riporta l’ong per i diritti umani Viasna (http://spring96.org/en/news/99352) Va sottolineato che le proteste bielorusse hanno un carattere esclusivamente pacifico: non è stata bruciata neanche una macchina, non è stata spaccata neanche una vetrina, se non per mano delle forze dell’ordine – fatti attestati da numerosi filmati della cronaca diffusi dai media indipendenti. Eppure la maggior parte degli arrestati sono stati violentemente picchiati e umiliati dalle forze dell’ordine. Nonostante questo, i bielorussi continuano a protestare ogni giorno, utilizzando i metodi esclusivamente pacifici che le autorità cercano di sopprimere con violenza, intimidazioni e arresti arbitrari.

La libertà di espressione del proprio pensiero dà fastidio alle autorità che infrangono quotidianamente i diritti dell’uomo. A distanza di un mese dalle elezioni, il 9 settembre il segretario della FNSI Raffaele Lorusso riferiva che complessivamente erano stati arrestati 157 giornalisti. Adesso dovremmo essere intorno a 200, in quanto solo il fine settimana scorso 13 giornalisti sono stati portati nelle centrali della polizia. Lo riportava 28.09.2020 l’ong per i diritti umani Viasna (www.spring96.org). Le forze dell’ordine li trattano con la stessa violenza dei manifestanti pacifici nonostante siano accreditati e indossino il giubbotto blu per essere facilmente identificati. La notizia-bomba del 29.09.2020 è la privazione di tut.by della licenza, una delle testate indipendenti più autorevoli e con più di 20 anni di storia alle spalle.

Noi, Associazione Bielorussi in Italia, sentiamo che è nostro dovere dare voce al popolo bielorusso. Sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/belarusinitaly , account Twitter @bielorussi e Instagram (supolka.italia) pubblichiamo quotidianamente le notizie che riceviamo dai canali Telegram dei media indipendenti: Nexta, Belsat, Radyjo Svaboda, Euroradio, MKB e altri.

Lanciamo questo appello ai giornalisti italiani: non fate calare il silenzio sul tema delle proteste pacifiche in Bielorussia e la loro repressione violenta ed ingiustificata da parte del regime.

*Associazione bielorussi in Italia

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