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Turchia, Ibrahim ha vinto la sua battaglia per la libertà di espressione, costata la vita a Helin e Mustafa

 

Helin e Mustafa nn ce l’hanno fatta, Ibrahim Gökçek si. Il dissidente turco della storica band di sinistra Grup Yorum è riuscito a ottenere quella “vittoria politica” per la quale i suoi compagni hanno dato la vita. Il gruppo musicale messo al bando dal presidente Recep Tayyip Erdogan potrà tornare a suonare.
Le autorità che avevano imposto loro il divieto di esibirsi hanno assicurato che “autorizzeranno prossimamente un loro concerto”.
Negli ultimi giorni erano cresciuti gli appelli interni e internazionali affinché Gokcek interrompesse il digiuno, dopo che nell’ultimo mese altri due componenti deil Grup Yorum, Helin Bölek  e Mustafa Kocak, entrambi 28enni, erano morti dopo quasi trecento giorni di sciopero della fame.

Ibrahim nonostante sapesse che il suo destino non  sarebbe stato diverso aveva continuato la sua estrema protesta. Fino a ieri, quando ha capito di aver vinto la sua battaglia per la libertà di espressione:. Gokcek, come Helin e Mustafa, denunciava la detenzione ingiusta dei membri della band e altri attivisti e chiedeva che il bando imposto ai loro concerti e alle altre attività culturali fosse revocato.

La decisione di Ibrahim di riprendere ad alimentarsi  è stata annunciata attraverso la pagina Facebook del gruppo musicale, poche chiare parole: dopo aver ottenuto una grande vittoria politica il nostro compagno Gökçek. felice che la sua, la nostra voce, sia stata ascoltati in “tutto il mondo”, ha scelto di vivere”.

Dopo essersi preso due giovani vite, Erdogan ha dovuto piegarsi, sconfitto dalla tenacia del musicista che da 322 giorni chiedeva il rispetto dei suoi e dei diritti degli altri detenuti politici imprigionati ingiustamente. Fondamentale la solidarietà ricevuta da tutto il mondo.

Ibrahim ora riceverà le cure di cui ha bisogno e presto, questo il suo desideri più grande, tornerà a suonare. Intanto è tornato a vivere in salute, cosa affatto scontata dopo che le sue condizioni si erano fortemente aggravate negli scorsi giorni.

Resta l’amarezza per l’accampamento contro un simbolo di libertà, una band storica che ha dato voce al dissenso crescente in Turchia.

Ci sono volute le morti di altri due componenti del gruppo e le proteste di mezzo mondo per vedere riconosciuto un diritto fondamentale.
Questa buona notizia per la libertà di espressione e per i diritti, merce rara nella Turchia di Erdogan non muta il giudizio nei confronti del Governo turco al quale rinnoviamo la richiesta di scarcerazione dei tanti, troppi, colleghi in carcere solo per aver esercitato il proprio diritto, essere giornalisti indipendenti.

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