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#STRAGECAPACI – Le idee e la memoria delle vittime devono camminare nelle gambe della nostra gioventù

 

Li hanno ammazzati fisicamente ma moralmente le loro idee e il loro senso del dovere devono continuare a camminare nelle gambe dei nostri giovani: questo vuol dire ricordare oggi Giovanni Falcone e con lui tutte le vittime della criminalità organizzata. Ai miei studenti cerco di stimolare la forza dell’esempio che ci hanno lasciato Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, gli uomini della sua scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e tutte le vittime innocenti di mafia del periodo stragista. Nessuno di noi pensi di essere immune dal cancro mafioso, nessuno pensi che l’argomento non lo riguardi, perché la mafia non è solo quella dei grandi capi e dei grandi affari internazionali, la mafia è anche uno “status” mentale e va combattuta e sradicata sin dall’infanzia. E’ un “cancro mentale” che va estirpato senza esitazione.

Chiedo ai lettori di ricordare coloro che la mafia l’hanno combattuta fino in fondo non solo oggi ma in ogni occasione – in famiglia, nelle scuole, nei mass-media – tutti i giorni dell’anno. Noi genitori e noi docenti abbiamo l’obbligo morale di testimoniare la verità in un clima dove prevalgono sempre più l’indifferenza, il silenzio, la falsità che fanno prosperare e rendere ogni giorno più forte il potere mafioso. Solo in questo modo potremo testimoniare degnamente l’operato di chi ha lottato le mafie senza macchia e senza paura. A me Giovanni Falcone ha insegnato che la lotta a questa nuova mafia non può essere compatibile con la nostra inerzia e con il silenzio. Le nuove mafie temono il libero pensiero e chi lo pratica, perciò non dobbiamo combattere solo la mafia ma anche l’agire mafioso.

Falcone mi afferrò per mano e mi spinse verso la legalità rendendomi profondamente responsabile quando nel febbraio del 1992 mi scrisse una frase che resta come monito per tutti i giovani di buona speranza: Continui a credere nella giustizia, c’è tanto bisogno di giovani con nobili ideali.  Con questa semplicissima frase, allora come oggi, ci dice che tutti possiamo essere dei buoni cittadini facendo soltanto il nostro dovere, confidando nella giustizia e nei valori della nostra Costituzione. La sensazione che provo, sarei vile se non la scrivessi, soprattutto nelle occasioni di commemorazione, è che Falcone sia morto per nulla e che la mafia stia per sconfiggere definitivamente lo Stato poiché quest’ultimo ha perso inesorabilmente la sua credibilità. Tale sensazione si sta trasformando in convinzione e vorrei ricredermi trovandomi domattina dinanzi a uno Stato che cominci a lottare mafie e corruzione con ogni mezzo, utilizzando le migliori menti a disposizione. Oggi purtroppo non è così: più il tempo passa nella totale inerzia dei tanti e più le mafie diventano invincibili. Sulla strage di Capaci ma anche su quella di via D’Amelio i fatti noti li conosciamo a memoria. Ora vorremmo sapere i fatti non noti e le mancate verità! Vorremmo sapere, noi cittadini, dei depistaggi, delle mistificazioni, degli occultamenti, delle omissioni e dei silenzi durati fin troppo! Chi informò la mafia della partenza di Falcone da Roma? Che fine ha fatto l’Agenda Rossa di Borsellino? Questi sono solo alcuni dei veri interrogativi che gridano giustizia ed esigono risposta dopo quasi trent’anni! Se vogliamo rispettare veramente quei morti, rispondiamo a questi semplicissimi interrogativi! In queste stragi, purtroppo, ci sono ancora troppi misteri e troppa oscurità e finché non faremo piena luce le vittime di queste stragi e i loro familiari non troveranno mai pace!

Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, è associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). E’ ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla criminalità organizzata del Royal United Services Institute di Londra. È presidente e direttore scientifico dell’Osservatorio Antimafia del Molise. È direttore scientifico della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise. E’ stato allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.

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