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Il coronavirus non ferma i caporali, braccianti stipati nei furgoni nell’agro pontino. Prime denunce

 

Fondi, la città che ospita una delle più grandi piattaforme di ortofrutta da due giorni è chiusa per il coronavirus ma nel mondo che le gira attorno, quello dei braccianti, il coronavirus non ha cambiato nulla. Proprio mentre continua a crescere il numero dei contagiati nell’area dell’agro pontino, l’ultimo anello della filiera agricola, che da decreto è una delle attività economiche rimaste aperte, continua a camminare su un filo sottile e molto rischioso. Ed è infatti di questa settimana l’ultima operazione della polizia contro il caporalato: 25 braccianti agricoli si trovavano stipati a bordo di tre furgoni fermati proprio nell’ambito dei controlli legati alle misure per contenere il contagio da Covid-19. Erano tutti bengalesi e nessuno provvisto di presidi sanitari. La polizia ha denunciato un bengalese e due italiani, ossia i tre autisti dei pulmini e sono in corso verifiche da parte del commissariato di Terracina per stabilire se avessero anche il ruolo di caporali. Di sicuro le tre squadre viaggiavano al di fuori dei limiti della sicurezza in generale e comunque senza rispettare le nuove misure contro la diffusione del contagio, in un’area dove la diffusione è particolarmente alta su base statistica. In questo momento l’intero settore agricolo di tutta la provincia di Latina ha bisogno di 10-12mila braccianti per la raccolta. I flussi stagionali non sono possibili al punto che le organizzazioni delle associazioni di produttori chiedono la possibilità di introdurre voucher e chiamare al lavoro studenti e pensionati. Nel frattempo, però, i braccianti sono costretti ad allungare oltremodo le ore di lavoro e a sopportare ritmi impossibili senza alcuna protezione né distanziamento.  Una specie di bomba ad orologeria piazzata al centro di una situazione già esplosiva sotto il profilo dei diritti e delle tutele sanitarie, un’emergenza precedente l’attuale pandemia.

 

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