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Ruotolo, Fake news non solo in rete, ma anche sui giornali. Facciamo un passo indietro per il Coronavirus

 

La coerenza di un’importante vita professionale in politica. Saranno i temi da sempre portati avanti come cronista e le sue grandi battaglie per la società civile, ma anche contro le fake news “non solo della rete, ma degli stessi professionisti, che sui giornali non verificano le false notizie”, quelli che Sandro Ruotolo, il giornalista napoletano sotto scorta dal 2015 per aver ricevuto minacce da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, metterà in pratica nella sua nuova vita da senatore. Eletto con oltre 16 mila preferenze (in pratica 48,45, sfiorando il 50 per cento dei voti) nelle elezioni suppletive nel collegio uninominale di Napoli 7, realizzate in seguito alla morte del senatore del M5S Franco Ortolani, Ruotolo è stato sostenuto dal PD e da demA, il movimento del sindaco Luigi de Magistris; candidandosi come indipendente e senza simboli di partito sulla scheda,ha preceduto il candidato del centrodestra Salvatore Guangi, fermo al 24%, e quello dei Cinquestelle, Luigi Napolitano, che ha potato a casa il 22,5%. Il candidato di Potere al Popolo, Giuseppe Aragno, ha riportato il 2,6% delle preferenze, mentre Riccardo Guarino (Rinascimento Partenopeo) ha raccolto il 2,4% dei consensi. Ha votato il 9,52% degli aventi diritto distribuiti su 444 sezioni.

Il nuovo senatore, già presidente dell’Unione Cronisti in Campania, che negli ultimi anni ha girato l’Italia e l’Europa, dando voce agli ultimi attraverso affollati incontri con studenti, conferenze in zone periferiche e le sue inchieste su Fanpage, ha festeggiato la sua vittoria, intonando Bella Ciao. «Ora la sinistra torni a occuparsi delle periferie – ha detto – che sono state totalmente abbandonate. Dobbiamo chiedere al governo un piano per le periferie per il Mezzogiorno. Nulla sarà più come prima. Questo è stato un voto contro il sovranismo ed il populismo di una destra estrema a trazione leghista»

Ruotolo come si sente in questo nuovo ruolo?
Mi sento addosso una grande responsabilità, tanta gente ha creduto in me. Porterò avanti le linee guida di quello che ho fatto tutta la vita, dando voce a chi non ha voce, la mia lotta alla diseguaglianza, alle mafie. Promuoverò, inoltre, la libertà di stampa, mi occuperò di immigrazione

Quali saranno le sue prime mosse da politico?
Chiederò al Ministero notizie riguardo agli sviluppi del recente Piano per il Sud, nel quale per un valore complessivo di 100 miliardi di euro, il 34 per cento degli investimenti è stato destinato al Mezzogiorno. Bisogna creare occasioni di lavoro per i giovani, per arginare l’esodo di massa e poi puntare sulla ricerca, le università, aumentare il numero degli asili nido.

Come spiega la scarsa affluenza al voto, che è stata solo del 10%
Questo è un segnale importante, le periferie in questi anni si sono sentite abbandonate dalla politica, anche a sinistra. Ma bisogna anche dire che per suppletive era la prima volta, la gente non lo sapeva. Nella gran parte della campagna elettorale ho dovuto spiegare quando e perché si votava. Un riferimento storico fu la votazione a Cagliari del 2019. Anche lì ci fu un grande astensionismo pari al 15,56 per cento (31mila votanti), anche se per la Camera dei deputati partecipavano anche i maggiorenni. Certo potrebbe esserci un dato del 15% dovuto alla fobia del coronavirus e al Carnevale, ma bisogna fare una riflessione importante sul senso di abbandono dell’hinterland napoletano. In ogni caso questo è un test importante: il mio risultato ha raddoppiato quello dei competitor.

Quale scenario politico ci sarà per le elezioni regionali in Campania?
I Cinquestelle dovrebbero far cadere tutte le pregiudiziali. Tra il mio risultato e quello del loro candidato abbiamo raggiunto la maggioranza: uniti si può vincere anche alla Regione.

Non possiamo non parlare della psicosi del Coronavirus, come giornalista, prima che come politico, come pensa stiano affrontando il fenomeno gli organi di informazione?
Alcuni giornali bene, altri male. Una certa stampa sta amplificando il panico, invece di offrire certezze scientifiche. Bisogna attenersi ai dati del Ministero della Salute, dei medici e della protezione civile. Darci tutti una calmata, evitando l’allarmismo. Dovremo fare un passo indietro. Non dare notizie angoscianti per vendere una copia o fare un clic in più. Bestia docet

A proposito di titoli allarmistici e razzisti, non si può tralasciare quello del direttore Vittorio Feltri, che tre giorni fa sulle prime pagine di Libero, scriveva “Invidio i napoletani che hanno avuto solo il colera”
Aspettiamo ancora una risposta dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, al quale con il collega Paolo Borrometi, abbiamo fatto denuncia tempo fa, perché ogni suo scritto trasuda di razzismo, omofobia, xenofobia. Le sue non sono opinioni, ma crimini contro la Costituzione e al di fuori della nostra deontologia.

Che cosa ne pensa del futuro della professione, del finanziamento dei giornali, quali misure proporre per il sostegno all’editoria e ma anche delle edicole come presidi di quartiere?

Mi batterò per una legge che tuteli i giornalisti dalle querele temerarie, dalle intimidazioni, fino alla violenza fisica. Intimidire un giornalista è un attacco alla Costituzione, bisogna segnalare queste circostanze con l’aggravante del metodo mafioso. Insomma un elemento di sottolineatura il legislatore lo deve trovare. Una democrazia è tale se mantiene il pluralismo dell’informazione. D’altro canto il nostro problema è che siamo il Paese che legge di meno in Europa, viviamo in un periodo storico dove c’è l’elogio dell’ignoranza. Si sviluppa sempre di più, infatti, un analfabetismo funzionale. Parafrasando Lenin, c’è una ‘Malattia infantile del giornalismo’. Orami le fake news non si trovano solo in rete, ma anche sui giornali. Noi giornalisti non chiederemo mai la censura, ma sono i lettori, i telespettatori, l’opinione pubblica, che devono lasciare la cattiva strada, per seguire un’informazione corretta, indipendente e seria.

Un’ultima spina nella salute dei campani: che cosa farà per la Terra dei Fuochi”?
E’ un problema che è nel mio cuore e nella mia mente, una minacciosa che incombe, bisogna continuare a portare avanti la legge sulla tracciabilità dei rifiuti, poter risalire a monte, per me è fondamentale. Continuerò questa battaglia interloquendo con le organizzazioni della società civile, i comitati della terra dei fuochi e gli ambientalisti.

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