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Hate speech. Il fenomeno è in crescita a livello globale

 

L’istituzione di una Commissione parlamentare speciale contro i crimini d’odio è veramente una buona notizia, e la si deve al coraggio e perseveranza della senatrice a vita Liliana Segre. Che non finiremo mai di ringraziare. Si tende a dire giustamente che i discorsi d’odio non portano direttamente ai crimini d’odio, ma va comunque segnalata la corrispondenza tra crimini d’odio e un clima generale provocato dall’hate speech. Clima che ha portato a moltissimi e gravi crimini generati dall’odio: almeno cinque omicidi, negli ultimi anni e più di cento aggressioni solo nel 2018 in Italia. Quindi l’allarme è del tutto giustificato perché il fenomeno è in crescita a livello globale. Vediamo di che si tratta.

ITALIA, accade a Firenze, il 13 dicembre 2011, in piazza Dalmazia, quando il militante di Casa Pound, Gianluca Casseri, uccide Samb Modou e Diop Mor, due ambulanti senegalesi e ne ferisce altri tre: Sougou Mor, Mbenghe Cheike e Moustapha Dieng.

La scia di sangue si allunga. Fermo 2016: Emmanuel Chidi Namdi e la compagna Chinyery erano arrivati al seminario vescovile di Fermo nel settembre 2015, fuggiti dalla Nigeria dopo l’assalto di Boko Haram a una chiesa. Nell’esplosione erano morti i genitori della coppia e una figlioletta. Prima di sbarcare a Palermo, avevano attraversato la Libia, dove erano stati aggrediti e picchiati da malviventi del posto. Durante la traversata, Chinyery aveva abortito. Ma la loro vicenda finisce tragicamente nel 2016 con la morte dell’uomo ucciso, nel corso di un pestaggio, mentre sono ospiti del seminario vescovile della cittadina marchigiana. Un insulto alla compagna a sfondo raziale, la reazione di lui, il pestaggio e la morte dopo giorni di coma (l’aggressore, ultrà della Fermana, simpatizzante di estrema destra, Amedeo Mancini, fu condannato per omicidio preterintenzionale). Il fatto divise la gente del paese, la donna dovette andare a vivere altrove. Un campanello d’allarme su un mutamento profondo tra le persone, verso i migranti.

Ma è il 2018 l’anno che fa la differenza, il 3 febbraio, a Macerata il ventottenne Luca Traini spara dalla sua auto ferendo 6 giovani immigrati provenienti dall’area sud-shariana. Afferma di averlo fatto per vendicare Pamela Mastropietro, vittima di un delitto atroce commesso da un nigeriano. Precedenti neofascisti, una candidatura per la lega Nord, il giovane si fa arrestare avvolto nel tricolore e inneggiando all’Italia. Sarà condannato a 12 anni. Le elezioni politiche del 3 marzo 2018 si terranno in un clima torrido in una città spaccata in due, per concludersi con un’affermazione dei candidati leghisti.

Il 5 luglio in una località di Rosarno il sindacalista maliano Soumaile Sako, difensore dei diritti dei braccianti della piana di Gioia Tauro, viene ucciso a colpi di fucile sparati a distanza mentre sta prendendo, insieme con due amici, che riportano ferite non gravi, alcuni pezzi di lamiera da un cantiere per sistemare una baracca dove sono costretti a vivere i braccianti di Rosarno[1].

Era sul ponte Amerigo Vespucci di Firenze a vendere ombrelli, il senegalese, Idy Diene, 54 anni, padre di 11 figli, quando è stato colpito da sei proiettili. A uccidere è il pensionato Roberto Pirrone, tipografo in pensione che si è giustificato dicendo di aver sparato a caso in preda ad una crisi depressiva per problemi famigliari.  Il giorno dopo, circa cinquecento persone sono tornate sul ponte per chiedere indagini accurate sull’omicidio, esprimere solidarietà alla famiglia e fermare la violenza da cui la comunità straniera della città si sente minacciata.

Particolare l’accanimento contro le persone senza fissa dimora: ucciso a bastonate nel centro di Trastevere, a Roma, un senzatetto e un altro ferito gravemente dopo una lite per futili motivi.

Due gli episodi di sangue ai danni di senzatetto nel veronese: il primo il 13 dicembre del 2017 a Santa Maria di Zevio, dove una persona senza fissa dimora proveniente dal Marocco è morta tra le fiamme. Indagati due giovani di 13 e 17 anni che si sarebbero difesi dicendo, incredibilmente, che era solo uno scherzo. Testimoni del quartiere riferiscono che la vittima era da tempo perseguitata da un gruppo di ragazzini che le avevano tirato contro anche dei petardi. Il secondo invece, nel mese di luglio 2019,  nel paese di Villafranca di Verona: un clochard romano viene pestato e poi dato alle fiamme. Nel 2018 a Palermo un uomo ha dato alle fiamme il giaciglio di un’altra persona senza fissa dimora, causandone la morte.

L’elenco elle vittime di odio sarebbe in realtà molto più lungo. Gli episodi citati ci danno comunque un’idea della gravità e dimensione del problema, e del rischio sempre latente che dall’istigazione all’odio si passi poi al crimine d’odio.  Nei casi citati balza agli occhi l’appartenenza di numerosi esecutori di questi omicidi alla destra xenofoba, un dato avvalorato anche da uno studio del Consiglio d’Europa sugli Stati Uniti: i primi a sfruttare la rete per diffondere messaggi razzisti e xenofobi sono i gruppi suprematisti, neonazisti, anche attraverso la creazione di centinaia di “hate sities”.  Fatto denunciato recentemente dal Presidente americano Donald Trump dopo le tre stragi dei primi giorni di agosto 2019, due delle quali di matrice raziale e primatista. Molto attivi anche in Italia, i gruppi sovranisti e neonazisti, attentamente descritti dal giornalista de  La Repubblica, Paolo Berizi, in “Nazitalia”, un libro inchiesta sull’attività delle formazioni del fascismo del terzo millennio, Casa Pound e Forza Nuova, Lealtà e Azione, e altre formazioni minori. Paolo Berizi, è costretto a vivere sotto scorta a causa dei messaggi d’odio, minacce in rete e contestazioni intimidatorie alle presentazioni pubbliche del suo lavoro editoriale.  Se Berizi, rileva la sottovalutazione del problema a livello politico, istituzionale e anche a livello di magistratura, scrive di legami tra fascisti e leghisti coniando il termine “fascioleghista”, il giornalista investigativo Claudio Gatti nel libro “I demoni di Salvini. I postnazisti e la Lega” va oltre: indagando sulle vicende di un gruppo di postnazisti che s’infiltra nella Lega Nord,  ci conduce alle vicende di questi giorni, al caso Gianluca Savoini, ai presunti fondi illegali diretti dalla Russia verso la Lega, alla riunione incriminata dell’hotel Metropole di Mosca, e ai rapporti con la Russia di Putin, denunciati anche del settimanale L’Espresso attraverso numerosi servizi di Giovanni Tizian e Stefano Vergine, autori anche di “Il libro nero della Lega”.

“Il razzismo nel 2018 tra rimozione ed enfatizzazione”[2] è il titolo del rapporto dell’associazione Onlus Lunaria che dal 2011 documenta il razzismo quotidiano sul sito “Cronache di ordinario razzismo”. Lunaria afferma che “i 628 casi di razzismo, che documentiamo, non ci legittimano a definire il nostro paese come un paese razzista”. Tuttavia il 2018 segna un’anomalia, un salto preoccupante specialmente per quanto riguarda le violenze fisiche contro le persone che sono balzate da 46 del 2017 a 126 del 2018 (delle quali 5 letali).  Un numero simile si era registrato nel 2009 (129). Oltre al dato quantitativo Lunaria rileva che la natura del movente più ricorrente all’origine di aggressioni fisiche è riconducibile ai tratti somatici e/o al colore della pelle (78 casi). Venticinque invece sono stati i casi di aggressioni in gruppo documentati da Lunaria, perlopiù commessi da giovani. “Non c’è in Italia una banca dati ufficiale – spiega Annalisa Camilli su Internazionale del 27 febbraio 2019[3] – che raccolga e pubblichi ciclicamente le statistiche su questo tipo di aggressioni. I dati dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori creato nel 2010 dal ministero dell’Interno, sono fermi al 2017 e segnalano 1048 crimini d’odio, in aumento rispetto al 2016 quando erano 736. L’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) che dipende dalla Presidenza del Consiglio segnala che nel 2017 le discriminazioni per motivi etnico-raziali raggiungono la percentuale più alta pari all’82 per cento. Seguono le discriminazioni per disabilità e orientamento sessuale. “Allarmi siamo razzisti anche quando dettiamo la legge”[4], di razzismo istituzionale scrive invece il costituzionalista Michele Ainis su “La Repubblica” (11-7-2017). Per Vox, l’Osservatorio italiano sui diritti, che ha monitorato 215 mila tweet a ridosso delle elezioni del 2018, un hater su tre ha come bersaglio lo straniero, il tema principe quindi è la xenofobia “la vera piaga italiana”.   Un italiano su due giustifica le violenze sui social, scrive Mattia Feltri su “Razzisti della porta accanto” pubblicato sulla Stampa il primo agosto 2018[5].

[1] Aboubakar Soumahoro, Prima gli sfruttati, i profughi sono persone (ricordando Soumaila Sacko, il bracciante ucciso tra le baracche della Calabria. https://www.rollingstone.it/rolling-affairs/interviste-affairs/aboubakar-soumahoro-prima-gli-sfruttati-i-profughi-sono-persone/422681/#Part1

[2] Il razzismo nel 2018 tra rimozione e enfatizzazione. Focus 1/2019 – Lunaria. http://www.cronachediordinariorazzismo.org/wp-content/uploads/Focus_1_2019ilrazzismonel2018.pdf

[3] C’è un aumento degli attacchi razzisti in Italia? Annalisa Camilli. Internazionale (27 febbraio 2019). https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2019/02/27/attacchi-razzisti-italia

[4] Allarmi siamo razzisti anche quando dettiamo legge. Michele Ainis. https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/11/07/allarme-siam-razzisti-anche-quando-dettiamo-legge44.html

[5] Razzisti della porta accanto. Mattia Feltri. https://www.lastampa.it/cronaca/2018/01/08/news/razzisti-della-porta-accanto-un-italiano-su-due-giustifica-violenze-e-aggressioni-sui-social-1.33964822

 

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