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Sequestro Padre Dall’Oglio. Oggi alla Stampa Estera incontro con il fratello e le sorelle

 

Per la prima volta dal 29 luglio 2013 tre fratelli di padre Paolo Dall’Oglio, Francesca, Giovanni e Immacolata Dall’Oglio, incontreranno i giornalisti per “fare il punto della sua vicenda”. L’incontro avrà luogo lunedì 29 luglio presso la Sala Stampa Estera, alle 11,00. Il sequestro di Paolo è stato accompagnato da una ridda di voci sulla sua morte, vera o presunta, sulla sua permanenza in vita, vera o presunta, ma purtroppo anche da alcune sicure falsità, ancor più dolorose. La falsità del rammarico di alcuni clienti (o ciechi amanti) del regime di Damasco che  lo ha calunniato, arrivando a scrivere che sapeva che gli insorti avrebbero avuto armi chimiche, mentre tutte le indagini confermano che come lui aveva previsto la strage chimica del settembre 2013 fu opera del regime.

La falsità del rammarico di chi tra costoro lo ha definito addirittura “un amico dei terroristi.” Ma proprio questa incredibile accusa oggi è preziosa, perché ci consente di chiederci; “ma chi sono i terroristi?” Certamente lo erano e lo sono i fanatici assassini dell’Isis, i fanatici ben retribuiti di tante altre milizie… E basta? Leggendo l’intervista che il segretario di stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha rilasciato per illustrare la lettera che Papa Francesco ha inviato in questi giorni al presidente siriano Assad non viene da chiedersi cosa sia chi bombarda gli ospedali, come sottolineato dal segretario di stato vaticano? Non viene da chiedersi cosa sia chi viola il diritto umanitario internazionale degli sfollati, come sottolineato dal segretario di stato vaticano? Ha affermato infatti il segretario di stato vaticano: “All’origine di questa nuova iniziativa c’è la preoccupazione di Papa Francesco e della Santa Sede per la situazione di emergenza umanitaria in Siria, in particolare nella provincia di Idlib. Nell’area vivono più di 3 milioni di persone, di cui 1.3 milioni di sfollati interni, costretti dal lungo conflitto in Siria a trovare rifugio proprio in quella zona che era stata dichiarata demilitarizzata l’anno scorso. La recente offensiva militare si è aggiunta alle già estreme condizioni di vita che hanno dovuto sopportare nei campi, costringendo molti di loro a fuggire. Il Papa segue con apprensione e con grande dolore la sorte drammatica delle popolazioni civili, soprattutto dei bambini che sono coinvolti nei sanguinosi combattimenti. La guerra purtroppo continua, non si è fermata, continuano i bombardamenti, sono state distrutte in quella zona diverse strutture sanitarie, mentre molte altre hanno dovuto sospendere del tutto, o parzialmente, la loro attività.”

Sarebbe poi interessante sapere da dove vengano questi sfollati, questo milione e 300mila sfollati interni. Vengono da territori riconquistati dall’esercito di Assad e dai quali loro sono stati scacciati,  sebbene non colpevoli di reati di sangue, come i 6 milioni di siriani costretti a lasciare il Paese. E non viene da chiedersi cosa sia chi uccide o tortura i detenuti, come evidenziato sempre dal segretario di stato vaticano?  Ecco le sue parole: “ Nel marzo 2018 l’Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic ha pubblicato una relazione a questo proposito, parlando di decine di migliaia di persone detenute arbitrariamente. A volte in carceri non ufficiali e in luoghi sconosciuti, essi subirebbero diverse forme di tortura senza avere alcuna assistenza legale né contatto con le loro famiglie. La relazione rileva che molti di essi purtroppo muoiono in carcere, mentre altri vengono sommariamente giustiziati.”

Sono questi i tratti somatici di una scenario apocalittico, quello raccontato da padre Paolo Dall’Oglio nel 2011, nel 2012, nel 2013: fino al giorno del suo sequestro. L’intervista del segretario di stato non riapre vecchie ferite, si sofferma sulle piaghe dell’oggi. Ma per capire la Siria di oggi le piaghe di ieri possono essere non citate, ma non dimenticate. Il Papa non le ha dimenticate. Non ha dimenticato di aver scritto ad Assad nel 2016, prima che conquistasse Aleppo scacciandone la popolazione civile sunnita, deportata, come gli sfollati di Idlib. Solo Francesco ebbe il coraggio di chiedere il rispetto dei diritti di quegli esseri umani, deportati dalla loro città dopo aver patito un assedio infernale. Dall’Oglio non ne ha parlato, era già stato stato sequestrato, ma ci aveva avvertito che le armi chimiche avrebbero impresso una svolta devastante al conflitto siriano, alla spirale della violenza. E’ andata esattamente così: il massacro chimico della Ghouta avvenne poco dopo il suo sequestro e aprì la strada all’ingresso dell’Isis in Siria. Sangue chiama sanguinari, orrore invoca orrori. Consapevole che il circuito della violenza avrebbe coinvolto tutte le comunità etniche e religiose cercando di mettere le une contare le altre con provocazioni feroci, Paolo aveva elaborato l’idea di una Siria confederale come via d’uscita alla guerra: ricreare le condizioni del vivere insieme dando a ognuno la certezza di una propria zona protetta, garantita dal sistema confederale. Dunque non c’era in lui alcuna ostilità ad alcuna realtà etnica o confessionale, ma solo la cocciuta speranza di fermare i cantori dell’odio, quelli che sono capaci di cavalcare due, tre, quattro destrieri, pur di seminare odio e affermarsi con maggiore violenza. Lo aveva detto, denunciato! E non si è abbastanza riflettuto sul senso di questo preoccupazione che traspare nelle parole pronunciate da Papa Francesco quando ebbe luogo la strage chimica della Ghouta. All’Angelus del Primo settembre del 2013 infatti Bergoglio disse:  “ Con particolare fermezza condanno l’uso delle armi chimiche! Vi dico che ho ancora fisse nella mente e nel cuore le terribili immagini dei giorni scorsi! C’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire! Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!” E’ come se il Papa avesse detto già allora che quella carneficina, compiuta con ogni evidenza da Assad, avrebbe aperto la strada ad altri orrori, nel nome di quell’odio stesso, ma con un segno opposto. E’ probabilmente per questo che volle favorire il tentativo di disarmare chimicamente il regime, disarmo che purtroppo Usa e Russia non seppero garantire che fosse pieno, come la storia ha dimostrato.

Prima di questo tragico sviluppo, però, un uomo aveva capito dove sarebbe arrivato il tornado, l’incontro devastante dei venti della follia: a Raqqa. Era Raqqa l’epicentro di quella nuova follia che avrebbe portato il mondo, tutti noi, a scegliere la violenza contro la violenza, l’odio contro l’odio, il terrorismo contro il terrorismo. E lui doveva andare lì, dagli abitanti di Raqqa, per stare accanto a loro nel momento più terribile della storia recente, per la Siria e per tutto il Mediterraneo. Il suo è un stato un atto consapevole, di cui voglio offrire una piccolissima testimonianza. Decisosi a rientrare a Raqqa, scrisse a me come ad altri suoi amici, annunciandoci quella decisione alla quale aggiunse una richiesta mai formulata prima: “vi chiedo di pregare per me”. Paolo sapeva che tra i destinatari c’erano atei, agnostici, ma provò a farci capire la portata di quella sua decisione forzandosi a scrivere quelle parole che mai ci aveva scritto. Aveva bisogno del nostro aiuto, della nostra vicinanza. Sapeva tutto, proprio per questo non poteva fermarsi, esitare. Doveva andare dall’umanità di Raqqa. Più che domandarmi qualcosa su di lui ancora oggi devo domandarmi qualcosa su di me: ho saputo capire quel che mi chiedeva? Ho saputo stargli accanto? Non credo. E’ così, ma non solo per me:  la forza enorme di questo suo gesto non è stata capita, valutata. Non serve capire cosa è successo dopo il 29 luglio, è urgente capire cosa è stato capace di fare un uomo come noi il 27, il 28, il 29 luglio! Questo dobbiamo ancora capire.

Espulso da Assad, sequestrato dall’Isis: espulso da Assad come sei milioni di siriani, sequestrato dall’Isis come la Siria, ancora oggi sotto il regime sanguinario del despota solo per la valenza globale dello spettro dell’Isis, il nemico perfetto. Tanto perfetto da aver sequestrato l’unico europeo che aveva capito quei due attori fin nel fondo della loro comune natura, del loro cuore di vampiri. Con la bomba umana dei sei milioni di profughi cacciati da Assad e quella degli attentati della “manovalanza” dell’Isis loro avrebbero trasformato il mondo, distruggendo l’ordine liberale. Lunedì 29 parleremo di un sequestro, capire di che sequestro si tratti ci consentirebbe ancora di salvarci, sei anni dopo.

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