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Libertà di informazione, giornalisti e attivisti a Londra per azione di difesa comune. Proiettato documentario di Antonella Napoli di Articolo 21

 

Il diritto all’informazione libera, la stampa indipendente e sgradita ai regimi sotto processo e il ruolo degli osservatori internazionali. Questi i temi al centro del training promosso da Article 19, organizzazione internazionale basata a Londra che si occupa della promozione e della difesa della libertà di espressione, che ha visto tra i relatori la giornalista italiana Antonella Napoli, membro del direttivo di Articolo 21. Nell’ambito dell’evento è stato proiettato il documentario “Turchia, la più grande prigione per giornalisti”, realizzato dalla Napoli e prodotto da Articolo 21 e Federazione nazionale della stampa italiana, su cui si è animata la discussione essendo primo il caso turco uno dei principali argomenti affrontati durante il training.

La situazione in Turchia, dove la repressione continua e si espande a macchia d’olio contro giornalisti, attivisti di opposizione, centri culturali, a accademici e intellettuali. 

“Le testimonianze di alcuni colleghi turchi contenute in questo documentario – ha sottolineato la Napoli durante la lezione che ha tenuto nella sede del “Free word centre” – descrivono quanto l’oppressione in Turchia sia dilaniante sulla libertà dei media ma anche di altri diritti, dalla sicurezza al giusto processo a una detenzione preventiva limitata . Anche nelle ultime ore sono scattati arresti in vari settori. Il capo d’accusa per tutti è: “Propaganda terroristica.”

Il terrorismo per il governo di Recep Tayyip Erdogan è la libertà di pensiero. Perché nei casi in questione non ci si trova davanti a mercenari dell’Isis, a commercio di armi per milizie jihadiste, a passaggi illegalmente legalizzati dal MIT (servizi segreti turchi ndr) di membri dell’esercito di Daesh che dalla Turchia vanno verso la Siria e ancor di più verso l’Europa. Il terrorismo vero e proprio ha le porte aperte e le spalle coperte nello Stato del Presidente Erdogan. Si tratta semplicemente di attivisti che rivendicano il diritto alla libertà, a giornalisti che svolgono il proprio dovere di “scrivere quello che vedono” come insegna la Politkovskaja. Oppure ci si trova di fronte ad osservatori internazionali, come il caso dell’italiano Gianfranco Castellotti attivista internazionalista di Massa, fermato a Istanbul durante una retata, presso il Centro Culturale IDIl, durante la quale sono stati arrestati musicisti e militanti di sinistra. Gianfranco Castellotti andava spesso in Turchia, è conosciuto per il suo attivismo di opposizione alla repressione turca. Questa volta era lì come Osservatore Internazionale all’udienza contro il gruppo di musicisti “Grup Yorum”, che da sempre divulga note libere in opposizione alla dittatura governativa. L’accusa mossa contro i musicisti è sempre la stessa: “Propaganda terroristica”.

Il documentario della Napoli, realizzato in occasione del processo Cumhuriyet, che vedeva sul banco degli imputati 18 giornalisti dello storico quotidiano della Turchia, di cui la giornalista italiana ha seguito tutte le fasi del dibattimento fino alla sentenza come osservatore internazionale, sarà proiettato mercoledì 28 novembre durante la conferenza “Under Siege: Press Freedom and the Rule of Law in Turkey”, organizzato dall’International press instituite nella sede della Rappresentanza dell’Unione Europa a Berlino. È il primo evento internazionale con giornalisti, tra cui Deniz Yucel, corrispondente di Die Weil con nazionalità turco – tedesca per mesi trattenuto in carcere senza imputazioni, e alti magistrati provenienti da vari paesi dal fallito colpo di Stato in Turchia. Un momento di approfondimento ma anche per manifestare piena solidarietà ai colleghi turchi ancora imprigionati e in attesa di giudizio,

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