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Anche per Jan l’impegno deve essere quello di non dimenticare

 

Peter Bardy, direttore di Aktuality, risponde al telefono e dalla voce traspare chiara la sua stanchezza.

L’ho chiamato per avere un suo commento sulle notizie arrivate da Bratislava. Delle otto persone fermate perchè sospettate di essere coinvolte nell’omicidio di Jan Kuciak, tre sono state arrestate e forse una quarta lo sarà presto. Sembra ci siano gli autori materiali di un duplice omicidio che sette mesi fa ha sconvolto la Slovacchia e non solo. Jan venne massacrato nella sua casa assieme alla giovane fidanzata Martina che presto avrebbe sposato.

Per Bardy parlare di Jan è come riaprire una ferita. Si sente in parte responsabile per la morte di quel suo giovane giornalista. Quando è venuto in Italia, la primavera scorsa, era ancora molto provato. Le sue insistenze con le autorità affinchè Jan potesse avere una scorta per il lavoro che stava portando avanti erano state inutili.

Oggi al telefono mi dice che assieme ai suoi colleghi continua quotidianamente a lavorare per risalire ai responsabili dell’omicidio di Jan. Che ad Aktuality hanno raccolto molte informazioni, più di quante non siano state pubblicate in questi mesi, ma preferiscono non rivelarle tutte per non interferire nel lavoro che gli inquirenti stanno portando avanti.

Jan nel suo lavoro giornalistico investigativo su casi di corruzione all’interno del governo slovacco era “inciapato” nei nomi di  Vadalà e Rodà. Imprenditori calabresi che in Slovacchia avevano investito anche grazie ai fondi europei.

Famiglie conosciute, collegate alla galassia della ‘Ndrangheta.

Peter Bardy però mi ripete che ciò che temeva di più Jan Kuciak era un certo mondo dell’imprenditoria slovacca, legato mani e piedi con il mondo politico.

Le autorità slovacche stanno lavorando, gli arresti di questi giorni ne sono la prova. Forse tra le persone arrestate ci sono gli autori materiali di un duplice omicidio che ha sconvolto chi lavorava con il giovane reporter.

Tra poche settimane ricorrerà il primo anniversario della morte di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese saltata in aria con la sua auto carica di tritolo.

Come per Daphne, anche per Jan l’impegno deve essere quello di non dimenticare. Non lo fanno Peter Bardy e i suoi giovani collaboratori che porseguono il lavoro investigativo  di Jan.

Chiedo a Peter se hanno ricevuto delle minacce: “nulla di serio”, mi risponde, “in fondo fa parte del mio lavoro. E lo dobbiamo a Jan”

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