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CEI, Bassetti e il nuovo governo: Vigileremo sui principi irrinunciabili

 

A conclusione della 71esima assemblea generale, il presidente della Cei auspica che il presidente del Consiglio incaricato Conte assorba l’umanesimo di fiorentini come La Pira. «Diocesi da accorpare? Sarà un processo lungo»

La Conferenza episcopale italiana vigilerà sul nuovo Governo, tenendo ferma la barra dei «principi irrinunciabili», dalla vita alla famiglia, dalla tassazione progressiva al rispetto dei migranti. A conclusione della 71esima assemblea della Cei (21-24 maggio) il cardinale presidente Gualtiero Bassetti fa il punto della situazione politica, dopo la lunga vacanza legislativa, e auspica che il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte «assorba l’umaneismo» di fiorentini illustri come Giorgio La Pira. Dopo l’introduzione del Papa, i vescovi italiani hanno discusso, tra l’altro, dell’accorpamento delle diocesi prospettato dal Vescovo di Roma: un processo che secondo l’arcivescovo di Perugia, potrebbe essere lungo.

Il cardinale Bassetti ha rievocato un passaggio della sua introduzione all’assemblea della Cei, pronunciata martedì, prima che il presidente della Repubblica conferisse a Giuseppe Conte l’incarico di formare un Governo: «Ricordiamo a tutti come non basti nemmeno avere un governo per poter guidare il Paese. Occorre – questo Paese – conoscerlo davvero, conoscerne e rispettarne la storia e l’identità; bisogna conoscere il mondo di cui siamo parte e nel quale la nostra Repubblica – cofondatrice dell’Europa unita – è desiderosa di ritornare a svolgere la sua responsabilità di Paese libero, democratico e solidale».

«Anche la nostra Chiesa è attraversata da un respiro europeo e chi frequenta i nostri confratelli sa quanto le Chiese del Continente siano alla ricerca di idee e di entusiasmi per educare e favorire la crescita di un’etica pubblica», ha detto il presidente della Cei, che ha poi proseguito: «Noi saremo molto vigilanti nei confronti di coloro che vanno al governo, come abbiamo sempre fatto. Saremo coscienza critica. Tutto quello che è buono lo apprezzeremo, ma quello che va contro la famiglia, la persona, il migrante o chiunque egli sia, noi saremo voce critica. Questo non vuol dire che non collaboriamo: siamo disposti a collaborare, ma non con forme di collateralismo. Abbiamo un Vangelo che ci illumina e, come ci ha detto il Papa, non vogliamo essere fumo ma fuoco, e il fuoco riscalda, e se necessario anche brucia la paglia che va bruciata. Abbiamo dei paletti fermi e irrinunciabili: la centralità della persona, il lavoro come fondamento della personalità umana, l’attuazione della Costituzione, la scelta chiara per la democrazia e per l’Europa.

«La stella polare – ha detto Bassetti – è un rinnovato impegno dei cattolici, alla base del quale sta la giustizia sociale secondo i principi della dottrina sociale della Chiesa. Come attuare questi principi? Lavoro, da garantire attraverso la piena occupazione, giusto salario, previdenza, assistenza sociale e sanitaria, istruzione, progressività fiscale, non tagliando così in generale ma le fasce che devono essere tagliate, la progressività fiscale con una maggior tassazione delle attività speculative, che producono una marea di quattrini, la lotta contro ogni forma di illegalità, l’inclusione di quanti vivono ai margini della società, la partecipazione alla cittadinanza della vita politica e sociale, favorire l’impegno politico nei cristiani. Questi sono i principi irrinunciabili, non li ha inventati stamattina la Cei ma sono tutti nel contesto della Dottrina Sociale della Chiesa».

«Così come c’è un catechismo, c’è anche un catechismo per la vita sociale che riporta tutti questi principi. Noi siamo disposti a collaborare, facciamo i nostri auguri a chi va al Governo, ma per noi questi sono i principi irrinunciabili», ha chiarito Bassetti. E ha rimarcato: «Quello che ho detto stamani al governo l’ho detto per chiunque fosse andato al governo. Noi non abbiamo paura. Diremo “bravi” se fanno bene e “non bravi” se non fanno bene. Non ho fatto né apprezzamenti né critiche. Non ho fatto alcuna critica. Ho detto, alla luce del Vangelo e della Dottrina Sociale della Chiesa, quali sono per noi i punti irrinuciabili, senza deleghe».

Quanto al presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, Bassetti ha notato che, pur non essendo fiorentino egli ha vissuto e insegnato a Firenze ed ha poi menzionato una serie di personalità politiche fiorentine: i sindaci La Pira e Bargellini («Questi erano i sindaci, condividevano tutto con la loro gente», Meucci («Uomo di legge»), Gozzini («Fece la riforma del diritto carcerario»), Ettore Bernabei, Pino Arpioni, allievo di La Pira seppellito a Nomadelfia: «Sono uomini che hanno vissuto un umanesimo integrale, profondamente: io auguro a Conte che, stando a Firenze, abbia assorbito in profondità questo umanesimo».

Più in generale, «non vogliamo essere una Chiesa d’elite, vogliamo essere una Chiesa di popolo ed è stato commovente come i vescovi abbiano dato voce a tante situazioni di difficoltà in cui versa il paese: povertà, mancanza di lavoro, lavoro non pagato, non retribuito, lavoro fittizio e poi tutti i problemi di questa lunga vacanza legislativa di tre mesi, che ha complicato e accentuato problemi», ha sottolineato Bassetti. «Noi ci siamo resi conto di questa debolezza politica, e per questo abbiamo guardato con fiducia a due punti di riferimento che grazie a Dio abbiamo in Italia: la Costituzione, e il presidente della Repubblica, che con la sua saggezza ha continuato a dare fiducia». Il Governo adesso deve «dar prova di maturità» e «affrontare quei problemi di cui il nostro paese ha particolarmente bisogno», a partire dalla considerazione che «se la politica non sarà giusta, non ci sarà mai pace».

L’arcivescovo di Perugia è tornato anche sulla proposta, già delineata nella sua introduzione all’assemblea, di rilanciare il cattolicesimo politico: il partito unico «ebbe la sua stagione, ebbe le sue motivazioni, ha dato politici che hanno fatto l’Italia, De Gasperi, Moro», e fuori d’Italia Schmuman, Adenauer. Poi, in epoca più recente, «siamo arrivati all’inserimento dei cattolici nei vari partiti o nel governo, ma ci siamo resi conto che questo non ha portato un gran frutto, perché non avendo coesione tra di loro, non sono stati quella voce concreta sui principi dell’uomo. Penso sia una fase superata». E adesso i cattolici in politica «bisognerà che abbiano la fantasia e anche la libertà di vivere insieme» questi principi e «di vedere come esprimerli. Nella società di oggi è necessario il pensiero dei cattolici, e se non trovano una qualche forma di esprimerlo insieme si rischia di essere inefficaci». Come Cei, ha detto Bassetti insistendo sulla necessità della formazione, «ci stiamo impegnando per scuole di Dottrina Sociale della Chiesa e di avviamento alla politica».

Bassetti, che ha iniziato la conferenza stampa ammettendo «un po’ di stanchezza», («Mi sento come quel “vecchierel canuto e stanco” di cui scriveva Petrarca per il Giubileo del 1300, che deve portare sulle spalle il peso di una realtà che è bella ma complessa…»), ha rievocato per prima cosa l’incontro con il Papa e le tre «preoccupazioni» che egli ha indicato aprendo l’assemblea, sul calo di vocazioni, la trasparenza finanziaria e l’accorpamento delle diocesi italiane. Quanto al calo vocazionale, Bassetti ha sottolineato che le cause sono plurime: una «cultura del provvisorio, del relativismo, una mentalità corrente che si basa sul denaro e sul sesso», il cosiddetto «inverno demografico», ma anche «gli scandali, diciamolo chiaramente, hanno influito». Insomma, «la nostra che è stata per secoli terra di vocazioni, adesso è diventata una macchia di leopardo», con abbondanti vocazioni in Puglia, ad esempio, e scarse in altre regioni.

Per Bassetti, di conseguenza, è una «cosa buona» la proposta del Papa di una certa mobilità di sacerdoti da regione a regione. Quanto alla trasparenza finanziaria, «è come la giustizia, è come la santità: deve essere accresciuta continuamente» e il Papa «in fondo ci ha detto: fate funzionare le normative che già ci sono».

Infine, l’accorpamento delle diocesi troppo numerose: «Le diocesi sono tante, 228, però bisogna tenere conto della storia dell’Italia, che si è messa insieme nel 1800. Prima c’erano più Italie, c’era ad esempio lo Stato pontificio con moltissime diocesi. È un dato positivo, la gente sente a pelle la presenza del vescovo, del pastore. E allora io penso che sarà un processo abbastanza lungo: non basta prendere la matita e dire “questa diocesi si mette insieme all’altra, questa si abolisce”. Ma si può seguire un’altra via, quella dell’accorpamento sotto una metropolia e un solo vescovo, senza smantellare, almeno per il momento, la struttura delle diocesi. Appena la gente sente: “Non sarà fatto il vescovo”, dice: “Ci avete tolto il prefetto, l’ospedale, ora anche il vescovo? Non ci bada nessuno, siamo degli scarti”. E il Papa cerca di andare incontro a queste richieste. Noi vescovi penso che dovremo trovare degli accorgimenti intelligenti, ma nel rispetto della gente».

A chi domandava circa la discussione che c’è stata in seno all’assemblea sulla omosessualità, Bassetti ha risposto citando la propria esperienza in seminario: «Si può dire che stato 44 anni in seminario, tra 10 anni da studente, 22 da superiore e 11 da supervisore», ha sottolineato l’arcivescovo di Perugia, che poi, in riferimento al tema degli abusi sessuali, ha detto: «Visitando i seminari ho trovato qualche caso che non andava su questo punto, ma anche tanti giovani sani. Non guardiamo soltanto all’acqua sporca – il Papa fa bene, io sono con lui, va tolta – ma ho trovato tanta gente disposta a giocarsi la pelle per Gesù Cristo. Poi dobbiamo essere magari più precisi… la psicologia ha fatto altri cammini, normative più precise».

A chi domandava a Bassetti, infine, un’opinione sul tema dell’aborto, il presidente della Cei ha risposto affermando che «la legge sull’aborto la conosciamo, però bisogna anche apprezzare certi punti che, perlomeno quand’è nata, erano fermi, rispetto a certe proposte di legge che sono di un totale relativismo sul rispetto della vita e della donna. La 194 non era a favore dell’aborto – ha detto Bassetti – ma prevedeva in certi casi particolari e circoscritti l’aborto. Noi ne abbiamo sempre visti limiti e difficoltà, però di fronte a un relativismo totale di fronte all’embrione alla vita, almeno lì c’erano dei paletti, si doveva fare di tutto il possibile, il medico… non dico che fosse buona, perché c’è un principio di morale che dice bonum ex integra causa, deve essere buone tutte la basi su cui si poggia, ma bisogna distinguere e discernere». (Iacopo Scaramuzzi – Andrea Tornielli – Vatican Insider)

Da sanfrancesco

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