Aggressioni ai giornalisti. La lista si allunga. È vera emergenza democratica

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Le aggressioni ai cronisti sono diventate una vera e propria emergenza democratica. Più passano i giorni, più la lista delle vittime si allunga. Come se picchiare chi fa domande fosse uno sport nazionale. Le reazioni del giornalista ed ex ministro Mario Landolfi e del presidente di Federbalneari, Papagni, alle domande dei colleghi Danilo Lupo dell’Arena e di Giorgio Mottola di Report – ultimi episodi in ordine di tempo – non possono trovare alcuna giustificazione. Sono atti inqualificabili, che meritano una dura presa di posizione da chi ha ancora a cuore l’informazione in questo Paese. C’è un problema di incolumità personale, quella dei giornalisti, ma anche e soprattutto un problema di democrazia. I giornalisti scomodi, quelli che fanno domande, indagano, accendono i riflettori, sono essenziali per un’informazione di qualità, utile ad informare i cittadini.

L’attacco ai corpi intermedi, a tutto ciò che può creare informazione, consenso, confronto, dibattito, in una parola crescita dell’opinione pubblica, fa sì che la stampa e i giornalisti in primis siano diventati il nemico da abbattere per quanti, per esempio, pensano di rivestire incarichi pubblici o svolgere attività di pubblico servizio senza dover rendere conto a nessuno. È una deriva pericolosa per la democrazia, che va contrastata con ogni mezzo. Nessuno deve pensare di mettere il bavaglio all’informazione colpendo fisicamente i giornalisti. Il problema riguarda la categoria, chiamata ad una reazione senza precedenti, ma anche e soprattutto le istituzioni democratiche, che devono garantire il ruolo dell’informazione e il diritto dei cittadini ad essere informati, in attuazione dell’articolo 21 della Costituzione.

Per questo, la FNSI, insieme con gli altri enti della categoria, si è rivolta al presidente della Repubblica e ai presidenti delle Camere. È per questo che la FNSI promuoverà due manifestazioni nazionali, una al Nord l’altra al Sud, per richiamare l’attenzione sulle due grandi emergenze dell’informazione: il lavoro sempre più precario e i bavagli ai cronisti, di cui minacce e aggressioni sono la forma poi violenta e inaccettabile. Intanto, i temi del lavoro saranno al centro della Giornata organizzata il primo maggio dalla Fnsi e dal Sindacato dei giornalisti della Calabria, a Reggio Calabria; mentre il 2 maggio, alla vigilia della Giornata mondiale della libertà di stampa, saranno ricordati a Roma i cronisti vittime delle mafie e di atti di violenza.


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