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Siria, perché l’Italia ospita il carnefice di Assad? Lettera aperta alle autorità italiane e europee

 
Una lettera aperta per chiedere conto della visita in Italia di uno dei massimi carnefici di Bashar Al Assad. il potente consigliere del presidente della Siria per la sicurezza, capo dei servizi segreti e fondatore del famigerato servizio segreto dell’aeronautica militare, Alì Mamlouk il cui nome figura nelle black list dei personaggi del regime siriano colpevoli di crimini di guerra e contro l’umanità.
Secondo Al Khabar, testata libanese vicina a Hezbollah, Mamlouk sarebbe giunto in Italia per incontrare i vertici del Ministero dell’Interno e dell’ AISE dopo essere stato prelevato da un aereo privato, dopo la mediazione del capo della sicurezza generale libanese Abbas Ibrahim, anch’egli vicino a Hezbollah.
Un gruppo di parlamentari europei presenterà un’interrogazione urgente per porre la questione all’ordine del giorno dell’assemblea plenaria del Parlamento Europeo di Strasburgo, il 15 marzo, durante la quale si parlerà di violazioni dei diritti umani in Siria.
Per sostenere questa iniziativa è stato lanciato un appello che Articolo 21 non solo ha sottoscritto ma sostiene e rilancia chiedendo di aggiungere le firme a tutte le organizzazioni della società civile, organizzazioni per i diritti umani e di solidarietà alla una lettera aperta alle autorità italiane ed al presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani che pubblichiamo di seguito.
L’APPELLO DI OSSERVATORIO IRAQ E SIRIA

A fine febbraio il giornale libanese Al Akhbar, notoriamente vicino a Hezbollah, ha dato notizia che uno dei nomi più importanti dei vertici degli apparati repressivi siriani, Ali Mamlouk, che figura nella black list europea dei responsabili di crimini contro l’umanità, sarebbe venuto in visita a Roma per un coordinamento nella lotta al terrorismo, che tra le intelligence dei due paesi già esiste. Stando a quanto riportato da Al Khabar e ripreso dal prestigioso think tank Carnegie Middle East Center, Mamlouk avrebbe incontrato al Viminale, sede del Ministero degli Interni, i vertici dello stesso ministero e dell’ Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna. L’incontro sarebbe stato facilitato dal capo della sicurezza generale libanese Abbas Ibrahim, definito da sempre molto vicino a Hezbollah, che avrebbe convinto Roma addirittura ad inviare un aereo privato a prelevare il potente capo dell’intelligence siriana da Damasco.
I giornali citati infatti indicano come finalità di Mamlouk quella di collaborare nella lotta al terrorismo per ottenere dall’Italia un sostegno in sede europea all’ ammorbidimento della posizione comunitaria nei confronti del regime. Negli scorsi anni Mamlouk, notoriamente, ha effettuato visite proprio finalizzate al coordinamento nella lotta al terrorismo in numerose capitale arabe, soprattutto nei paesi del Golfo. Quindi è ipotizzabile che servisse al regime accreditare o millantare relazioni speciali e dirette anche con paesi europei.
Nonostante la notizia sia stata ripresa da vari media arabi ed internazionali, non ve n’è traccia sui media italiani, concentrati sulle elezioni politiche, e non c’è stata alcuna conferma o smentita da parte del governo o dell’ intelligence italiana.

Considerando gravissima l’eventualità che il nostro Governo e le nostre istituzioni accettino di incontrare un individuo inserito in tutte le liste internazionali dei responsabili di crimini contro l’umanità, ed in particolare nella lista della UE (vedasi:  regolamenti EU N° 504/2011 del 23 maggio 2011 ie N° 442/2011) :

 

– Chiediamo alle autorità italiane ed in particolar modo ai Ministeri degli Interni e quello degli Affari Esteri ed all’ AISE  che sia fatta chiarezza su tale visita, e che, se si trattasse di falsa notizia, come ci auguriamo, sia adeguatamente smentita.

– Chiediamo inoltre al Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, di verificare il rispetto dei regolamenti europei inerenti le sanzioni a danno dei responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati in Siria, in particolare nell’ambito del dibattito sulla Siria previsto il martedì 13 marzo p.v. al PE di Strasburgo, in presenza dell’Alto Rappresentante UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. Chiediamo inoltre che la questione della visita di Ali Mamlouk e delle sue conseguenze sia adeguatamente inclusa nella risoluzione che il PE approverà a Strasburgo il 15 marzo p.v., anniversario della Rivoluzione siriana per la dignità e la democrazia.

Chi è Alì Mamlouk?

Uomo chiave del regime siriano già dai tempi della nascita di Hezbollah in Libano, operazione alla quale cooperò in primo persona, il poco conosciuto capo della Sicurezza Politica siriana, è divenuto figura di primo piano nel 2005, l’anno dell’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafiq Hariri secondo gli inquirenti del tribunale internazionale su mandato siriano e per mano di miliziani di Hezbollah. Un binomio che lui conosce benissimo.

Dopo il 2005 è diventato figura chiave sull’altro confine, quello iracheno. Come riporta la Limes, la rivista italiana di geopolitica: “Da lì, secondo diverse fonti concordanti, assume l’incarico di organizzare i viaggi di miliziani “jihadisti” siriani verso l’Iraq in funzione anti-americana e per dimostrare che Damasco ha le carte per giocare sul tavolo regionale. L’invasione anglo-americana è cominciata da appena due anni e l’insurrezione irachena attrae combattenti stranieri (non si chiamavano ancora foreign fighters né si usava più il termine mercenari). Mamluk coordina il reclutamento, a partire dalle carceri siriane. Lui stesso aveva contribuito a riempire le celle di presunti o veri fondamentalisti (oggi si direbbe radicalizzati) sin da metà degli anni ’80, e i dossier sono tutti pronti sul suo tavolo. Si stima che in quegli anni il governo siriano abbia inviato in Iraq a sostenere la “resistenza” irachena migliaia di jihadisti. Non solo siriani, anche di altre nazionalità che usavano il territorio siriano come ponte naturale verso l’Anbar e la Mesopotamia.” Viene da chiedersi se lo hanno fatto anche gli stessi attentatori che colpirono le forze italiane a Nāṣiriya nel novembre del 2003, date le similitudini con altri attacchi avvenuti in Libano e che un filone dell’inchiesta portava proprio verso Beirut.
La presunta mediazione del capo della sicurezza generale libanese Abbas Ibrahim solleva poi ulteriori interrogativi, visto che Mamlouk è accusato di terrorismo proprio dalla magistratura del Paese dei Cedri, risultando implicato in numerosi attentati terroristici in Libano, non ultimo quello che avrebbe dovuto portare all’eliminazione del patriarca maronita e cardinale della Chiesa cattolica, Sua Beatitudine Beshara Rai.

 

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