Articolo21 Campania presenta la storia di Harriet Tubman, la paladina che salvò la vita di un popolo di schiavi

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L’incredibile storia di Harriet Tubman, la paladina che a metà ‘800 salvò la vita di un popolo di schiavi, costretti a lavorare nelle piantagioni americane, è stata raccontata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. All’ombra dell’imponente complesso monumentale del Toro Farnese, Désirée Klain, come responsabile campana di Articolo 21, ha presentato il libro di Francesco D’Adamo, “Oh Harriet” (Giunti Editore). L’evento è stato organizzato nell’ambito della seconda edizione del Festival Mann/Muse al Museo, un progetto originale voluto dal direttore del MANN Paolo Giulierini, primo festival internazionale in un museo statale autonomo,  costruito sui principi della valorizzazione dei Beni Culturali dettati dalla Riforma che, fino al 28 marzo, porterà arte, cultura e spettacoli nelle strade della città.

Lo scrittore milanese, nel suo ultimo lavoro, ha raccontato la storia della giovane schiava proposta dal Presidente Obama per essere la prima donna a comparire su una banconota degli Stati Uniti. Harriet riuscì a trovare bianchi e neri che l’aiutassero nella sua impresa e in poco tempo costituì la “Underground Railroad”, una rete di itinerari segreti e luoghi sicuri utilizzati dagli schiavi degli Stati Uniti per fuggire negli stati liberi del nord e in Canada, e lei stessa si espose in prima persona in numerose missioni di salvataggio. Il libro, ambientato nel 1800, tocca tematiche che appartengono anche alla nostra società. Immigrazione, integrazione e diritti negati sono argomenti che ritroviamo spesso nella cronaca attuale. Per questo motivo era necessario l’intervento di un testimone che ha vissuto la schiavitù dei giorni nostri: la guerra che obbliga a combattere o scappare. Così, Jeff Nathanael, attivista dell’associazione Hamef di Fatou Diako, ha raccontato la sua storia al giovane pubblico. Nathanael ha lasciato la Costa d’Avorio, il suo paese di origine, a causa del conflitto scoppiato nel 2011.

Arrivato in Italia ha incontrato Hamef, la Onlus, che ha sede a piazza Garibaldi, si occupa da cinque anni di accoglienza per i migranti. “Della storia di Harriet – scrive D’Adamo in una lettera rivolta agli studenti intervenuti –  mi hanno colpito molte cose ma soprattutto una sua frase: lei diceva sempre: Io non ho mai lasciato indietro nessuno. E lo fece, nella realtà. Oggi, questa è la mia impressione, c’è la tentazione invece di lasciare indietro i più deboli, i più indifesi, gli svantaggiati, i diversi. Io questa cosa non la accetto, io sto con Harriet. Così come non accetto che nel nostro mondo, adesso, in questo momento, ci siano ancora centinaia di milioni di schiavi, molti bambini, proprio come nell’America dei campi di cotone. Ci sarà un’altra Harriet per andare a liberarli?”. Non possiamo conoscere la risposta alla domanda dell’autore, ma sappiamo che le Harriet di oggi sono tutte quelle associazioni e quegli attivisti che ogni giorno si impegnano per difendere i diritti di persone che altrimenti resterebbero al margine della società.  “Una donna malata, minuta – dice la Klain – che si è fatta grande per la sua gente, però morirà nel 1913 sapendo di aver abolito la schiavitù ma non il pregiudizio razziale”, un pregiudizio che purtroppo resta ancora e, l’unica arma che abbiamo per poterlo sconfiggere è la cultura. “L’istruzione e la formazione sono la cosa più importante – spiega Nathanael –  ci sono posti in cui i genitori non hanno le risorse per far studiare i figli. Ci sono ragazzi, come me, che devono abbandonare la scuola a causa delle guerre. Voi che ne avete la possibilità dovete studiare. Infondo è quello che chiediamo anche noi quando scappiamo dai nostri paesi e riusciamo a ricominciare una nuova vita. Abbiamo bisogno di formazione perché ci sia integrazione”.


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