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La vicenda di Macerata e il ruolo dell’informazione (lettera aperta)

 
Gentile redazione di Articolo 21,
sono Eleonora, una cittadina italiana che quotidianamente segue il TG1 e i telegiornali del servizio pubblico.
Con la presente, vorrei porre alla vostra attenzione una riflessione che ho maturato dall’ascolto di una serie di servizi andati in onda domenica 4 febbraio 2018 durante il TG delle 13.30, relativi al grave e drammatico episodio di violenza realizzatosi a Macerata.
Dopo una descrizione puntuale dell’accaduto, il conduttore ha “lanciato” un ulteriore servizio, incorniciato dalle testuali parole: “Macerata: città sgomenta che si interroga sul modello di accoglienza”.
Con riferimento, forse, all’integrazione dei neofascisti all’interno della nostra società democratica e plurale? Purtroppo no.
Il servizio mandato in onda da Alessio Zucchini affrontava, con un buon grado di superficialità, i processi di integrazione dei cittadini stranieri, soprattuto di origine africana, all’interno del tessuto sociale della città. Per poi concludere con i soliti cliché che spesso accompagnano dibatti e discussioni relativi alla presenza di cittadini extracomunitari: la “questione sicurezza” e la presenza di alcuni mercati economici illegali, primi fra tutti lo spaccio e lo sfruttamento della prostituzione.
Ciò che mi preoccupa è proprio questo accostamento, che sembra quasi indurre ad una forma di giustificazione di quanto avvenuto. Si tratta certamente di un episodio terribile, che forse però trova le proprie radici (e giustificazioni) nella sempre più massiccia presenza di stranieri nelle città italiane.
Ancora più allarmante è la successiva messa in onda di una intervista rivolta ad una esponente di Forza Italia, Anna Maria Bernini, la quale definisce l’attentato come un “gesto folle”, negando dunque ogni forma di coscienza e premeditazione di tale violenza.
Ma davvero i fascisti sono dei ‘folli’? O forse sono delle persone, uomini e donne, che credono convintamente nella violenza come forma di espressione delle idee politiche?
Considerando il momento storico che stiamo vivendo, mi domando se trasmettere un servizio nel quale si invita a non rinvenire alcuna connotazione politica nel gesto compiuto dal giovane Luca Traini non equivalga forse a sostenere tali condotte.
Cosa significa “fare informazione”? Riportare ogni commento e i pensieri di tutti oppure interpretare e spiegare, assumersi la responsabilità della narrazione che si trasmette?
Il fascismo si sconfigge con l’informazione e l’educazione al rispetto e alla diversità. E come ha saggiamente scritto Marco Damilano su L’Espresso, i giornalisti dovrebbero essere “come sentinelle che danno l’allarme”, capaci di “avvistare non l’inizio della guerra, ma la sua vigilia, i segnali, gli spostamenti, i movimenti ai confini”.
“Il fascismo non è un’opinione politica, è un crimine” diceva Pertini, e come tale non può essere legittimato e giustificato.

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