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Buon compleanno, Giulio

 

Il quindici gennaio di quest’anno avresti compiuto trent’anni.
Non sono molti trent’anni, come in verità non ne erano tanti ventotto, quelli che avevi appena compiuto quando ti hanno ucciso in Egitto.
Al contrario, due anni possono essere però tantissimo, possono sembrare interminabili, quasi, se sono come gli ultimi due passati, quelli in cui sei stato nei nostri pensieri e nelle nostre parole ma non tra le braccia di chi ti ha amato e ancora ti ama.
Il tempo è strano, Giulio e, quando si è giovani come lo eri tu e come sarai per sempre, tocca quasi ricordarverlo – Oh, quest’anno sono trenta, eh – bisogna dirlo a voi ragazzi perché avete com’è giusto i pensieri veloci e le anime sempre altrove. Contare gli anni, in fondo, è dei vecchi e di chi attende.
E noi abbiamo imparato a contarli con te negli ultimi due anni, ora su ora e giorno dopo giorno, finché i giorni non sono diventati mesi e i mesi sono diventati due anni, e noi pure siamo diventati tantissimi ad attendere insieme con la tua famiglia la verità.

Pure la verità è una cosa strana, Giulio, quasi quanto il tempo.
La tua verità, così terribile perché scritta sulla carne e nel dolore, la tua verità, tanto cruda che si ha pudore a guardarla, continua a sfuggirci, ci viene negata da chi la conosce e da chi dovrebbe esigerla, al punto che sembra quasi che la tua unica verità sia la tua morte, avvenuta non si sa come in un giorno di febbraio di due anni fa: della tua verità sembri assurdamente rimanere solo tu, Giulio. Quando si festeggia un compleanno si dovrebbe essere – almeno in quel giorno – sereni, lo si dice sempre ai bambini, ma com’è possibile essere sereni nel silenzio e nel dolore?
Come possiamo essere sereni nel vuoto che hai lasciato e nell’esperienza diretta di quello che può accadere oggi ad un giovane studioso che non chiedeva altro che conoscere e costruire? Come si può, Giulio?
Noi non ne siamo capaci. E allora gli auguri per il tuo compleanno dobbiamo farteli così, con le anime a pezzi e i pensieri in tempesta, a mani vuote, perché non possiamo offrirti la verità che vorremmo.
Auguri così, Giulio, oggi compi trent’anni e sei più vivo che mai nella nostra lotta, auguri, Giulio, quest’anno vogliamo regalarti la speranza di una giustizia che verrà e la promessa che continueremo a lottare.
Auguri, Giulio, e sì, è vero: il tempo è strano e la verità difficile, ma la volontà è più forte di tutto e le ragioni delle nostre domande sono più forti del silenzio.
Perché è questione di tempo, Giulio, solo questione di tempo, proprio come per i compleanni: tu non hai mollato mai, stai pur certo che non lo faremo noi.
Buon compleanno, Giulio.

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