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Diario dal Kurdistan. 10 giorni di lavoro con gli attori

 

Venerdi 17  novembre 2017, bar  del Teatro, della Grazia Volterra. Andiamo in Kurdistan turco… dal maggio 2017 non trovo niente sulla situazione curda in Diyarbakir… In Turchia regna una grande oppressione silenziosa  della quale si parla poco… La nostra storia del teatro reportage ha iniziato li, con i curdi turchi, nel 1998 prima a Badolato che si era riempito con rifugiati curdi, poi Istanbul, Diyarbakir. Ricordo: soldati con kalashnikov all’aeroporto di Diyarbakir, insegnanti morti, solo per aver partecipato ad una dimostrazione, incontri segreti, storie terribili di villaggi bruciati, di chi aveva perso tutto, di una madre che aveva assistito all’uccisione da parte da soldati turchi, del suo figlio. Era l’inizio del sentire storie cosi crudeli che ti fanno pensare, peggio di cosi, non ci può essere niente, ma si… ho imparato in 20 anni di teatro reportage che c’e’ sempre un peggio. Incredibile cosa si inventa per fare parlare, per denigrare, per uccidere…

Mi hanno chiesto di lavorare con 15 attori del teatro stabile che e’ stato chiuso da dicembre l’anno scorso.

Diyarbakir

La vita sembra normale, si mangia, si dorme, si beve anche qualche bottiglietta di birra, un bicchiere di vino… Ma no, non e’ normale che il teatro stabile della città e’ stato chiuso, che in tanti (e non solo nel Kurdistan ) sono stati arrestati, imprigionati, parlamentari (9 del partito HDP ai quali hanno tolto l’immunità, artisti, giornalisti… Abbiamo iniziato a lavorare nel teatro piccolo che hanno ricuperato, non lontano da quello dove stavano, e non lontano dal quartiere SUR… parzialmente bombardato, distrutto… Un cuore ferito, che era sotto la protezione dell’UNESCO.

Cerchiamo di avvicinarci  proprio a questo  quartiere  con gli attori… Diyarbakir in questi 20 anni  e’ cresciuta, ha tanti quartieri nuovi,  quelli  nuovi di 20 anni fa, una volta molto ambiti,  adesso sono  vissuti dai giovani studenti, e quelli nuovi dalle famiglie con i loro bambini.  La strada centrale del vecchio centro di Diyarbakir sembra normale, stessi negozi, stessi spezie colorite esposte , ma ad un lato, lungo una grande parte della strada centrale, no si può più  andare nei vicoli, ci si trova davanti dei blocchi di cemento, sembrano pezzi del muro in Palestina. Quei vicoli una volta piena di vita con chi lavorava il ferro, i saldatori, gli artigiani, sono spariti. Si nasconde la distruzione del quartiere Sur. Per vederla saliamo su un tetto, ci sono fotocamere della polizia intorno mi dicono, non si notano… Saliamo da una vecchia casa del te senza piu’  ospiti. Ci sono ancora  i sgabelli bassi caratteristici dei tempi migliori. Due uomini seduti senza fare niente, non ci viene più nessuno. si sono dovuto trasferire dalla famiglia con le loro moglie e figli perché la loro casa dentro Sur e’ distrutto… Per mangiare e vivere dipendono dalla famiglia… Vediamo dal tetto le case distrutte, macerie…

Dopo la camminata con tutti gli attori, in piccoli gruppi per non dare all’occhio alla polizia turca (e’ vietato radunare), ci troviamo nel Ducem, casa del tè con attività culturali. Quanto dolore, rabbia, impotenza, lo spazio dove ci siamo seduti per terra  sembra riempirsi di grida non gridate, pianti non pianti, storie mai raccontati…

25 novembre 2017 ore 6.68

Sento aerei, mi sembrano più elicotteri di guerra, quelli pesanti… Adesso il rumore e’ passato. Lentamente si apre la strada verso un vero spettacolo di teatro reportage che racconta la vita  in Kurdistan, la resistenza, le paure, il dolore, che si intrecciano con canti, risate e balli. Dobbiamo parlare dei rischi che stiamo prendendo in uno stato dove non e’ accettato opposizione, curda o altra. Quale rischi vogliamo/ possiamo prendere, e quali meglio evitare in modo che noi non verremo bloccati alla frontiera e non viene incarcerato nessun attore.

Domenica 26 nov 2017

Davanti al palazzo con 23 piani dove dormiamo, una montagna con case semplici, vedo il fumo che esce da qualche cammino, e mi immagino stufe a legno, la vita semplice dei villaggi curdi… Siamo casa di M e Z e loro figli. Lui rischia la prigione per 3 anni e 7 mesi, una volta l’hanno preso al teatro e portato via con ancora i costumi dello spettacolo addosso. Oggi il PKK esiste da 40 anni.  Mi sono trovata un momento  in difficoltà perché faccio parte del Tavolo per la Pace di Alta Bassa Val di Cecina, ma  PKK e’ una realtà presente e grande in Kurdistan turco  da 40 anni che non verrà ricordato in Kurdistan, in alcuni paesi in Europa si… Chi fa parte del PKK in tanti paesi del mondo e’ un terrorista. Normalmente ci sarebbe stato un raduno di persone gigantesco qua a Diyarbakir, ma in questo momento e’ vietato radunarsi…  Ho chiesto a tutti uno dei primi ricordi…  Per gli attori e tanti curdi questi 40 anni sono pieni di ricordi di guerra, di  una lotta di un Kurdistan libero, per poter parlare e cantare nella propria lingua, dare un nome curdo al figlio… I loro morti, sono eroi, come gli eroi nostri lo erano nella seconda guerra mondiale, lottando contro l’occupazione dei tedeschi, o contro uno regime fascista…

La pressione e’ grande: mettere in piedi un teatro reportage che racconta la realtà della quale per lo stato turco attuale… Ieri sera tardi  H. non era ancora rientrato, avevo paura che non tornasse a casa, che l’avrebbero preso e imprigionato… Non osavo a chiedere alla moglie per non farla preoccupare… Ma poi meno male e’ rientrato. Stasera spettacolo con storie di dolore, di resistenza,  di gioia di speranza… Storie di una guerra ancora non finita, di chi ha perso il padre, chi il fratello, chi e’ dovuto andare a riconoscere un fratello tra 24 corpi morti, o chi non ha mai riavuto il corpo di un familiare di per poter fare un funerale… Altri non ci sono riusciti a raccontare, le ferite delle perdite erano ancora troppo fresche, risalivano a questo anno… il bombardamento a Mardin, della casa dove si trovava X che e’ sopravissuto ma il suo amico no. Sono storie di guerra… e questa guerra per noi in Europa e’ davvero invisibile….

Incontro Felecnas Ucek deputata per HDP Il partito che unisci curdi, indipendenti e altri partiti di opposizione. Ha due cause in corso e 8 denunce che si possono trasformare in una causa. In ogni città dove tiene una conferenze, prende una nuova denuncia. La sua immunità non e’ sicura, visto come scrivevo già, che a 9 parlamentari HDP e’ stata tolta. Ha deciso di non fuggire perché le hanno votato in 200.000 con speranza e fiducia, e prenderà tutte le conseguenze. Tra l’altro l’hanno già tolto il passaporto. Ci siamo viste dopo 10 anni,  da quando lei era ancora deputata per la Germania nel parlamento europeo e Luisa Morgantini vice presidente. Partecipavano insieme ad altri 13 parlamentari europei (Olanda, Inghilterra, Portogallo, Italia, Germania, Spagna), i rifugiati, attori del teatro di Nascosto, e altri allo spettacolo Refuge-es… Portando le storie di vita di rifugiati  all’interno del  Parlamento europeo.

30 novembre Istanbul.
Pensavo di rilassarmi, che sarebbe stato meglio del Kurdistan, ma no. Continuano le storie brutte. Istanbul: TOHAV, organizzazione per i diritti umani. Ci lavorano H e S, due amiche una ormai da 20 anni. H arriva da Ankara, da un incontro del HDP… Poi incontro P, che ha un futuro insicuro, potrebbe andare bene, diventare parlamentare, o male: essere imprigionata perché difende i diritti umani, specialmente delle donne, raccontando i problemi fuori della Turchia. Gli uffici del Tohav si  trovano non lontano dal famoso parco Taksim, l’organizzazione assiste rifugiati, maggiormente siriani e fa terapia con prigionieri politici che sono stati torturati. Dalla porta aperta dall’ufficio, vedo un uomo che quasi non riesce a camminare, vittima di tortura, ( che, mi dicono, sta tornando ai livelli del 98…)  Mi tornano in mente tutte quelle torture nella Turchia, che abbiamo elencato con Gianni Calastri nel nostro primo teatro reportage quasi 20 anni fa che si chiamava Lontano dal Kurdistan. Adesso sono usciti in tre dalla stanza di terapia, due donne e un uomo, che sono storti e non riescono  quasi a camminare, una giovane donna, pure con una stampella, cammina appoggiandosi al muro. Un altro  uomo si aggrappa a tutto per poter tornare nella stanza di terapia.  Come e’ possibile, che persone umane riescono a torturare in tale grado, non ci posso credere, e in uno flash vedo il filmato di H ci mostrava sul suo telefono, della giornata che gli avvocati si incontravano a Diyarbakir, e si vede come un soldato spara con un arma tipo kalasnikow, per strada un uomo disarmato uccidendolo… era l’avvocato di P… l’avvocato dirigente dell’albo degli avvocati.

In questi giorni vedo una tale crudeltà che rimane nascosta, io che seguo, provo a seguire le informazioni, non sapevo davvero, e a Diyarbakir era come se fosse tutto coperto, tutto nascosto, i vicoli sbarrati con cemento per non fare vedere SUR, le ferite dentro le persone… e pensavo vado ad Istanbul, sarà diverso, ma … ecco… e’ dappertutto.

Il prossimo diario parlerà della Palestina dove saremo i prossimi 10 giorni

Dai rapporti annuali di Amnesty International e Human Right Watch. Più di 5000 membri di HDP in carcere:  che includono 2 leader nazionali, manager dei consigli locali,  9 parlamentari alle quali hanno tolti l’immunità. Collaboratori di organizzazioni di diritti umani come Amnesty International, giornalisti, attori

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